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Silvana Sciarra nuova presidente della Corte costituzionale

Dopo la Cartabia, un'altra donna alla guida della Consulta. E' stata eletta per 8 voti. Uno in più di quelli andati a Daria de Pretis che sarà la vice presidente con Nicolò Zanon. Il temi del suo discorso dopo la nomina: dalla tragedia nelle Marche al dramma dei femminicidi e delle morti sul lavoro  
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Roma - È Silvana Sciarra la nuova presidente della Corte costituzionale. È stata eletta dai 15 colleghi che le hanno dato 8 voti, a fronte dei 7 per Daria de Pretis che con il collega Nicolò Zanon avranno il ruolo di vice presidente, confermato dalla stessa Sciarra.

Allieva di Giugni a Bari

È stata la prima donna eletta dal Parlamento alla Corte nel 2014. E lei stessa lo rivendica quando dice: “Non nascondo l’orgoglio per questa scelta”. Laureata a Bari con Gino Giugni, è un’esperta di diritto del lavoro e ha insegnato in molte università straniere e a Siena. Per la sua elezione ha sicuramente giocato la carta della maggiore anzianità anagrafica, lei ha 74 anni a fronte dei 66 della collega Daria de Pretis e dei 62 di Nicolò Zanon. La stessa Sciarra, l’ha ammesso sorridendo nella sua prima conferenza stampa: “Ho il privilegio di avere i capelli bianchi. La Corte ha voluto forse premiare quest…

Roma - È Silvana Sciarra la nuova presidente della Corte costituzionale. È stata eletta dai 15 colleghi che le hanno dato 8 voti, a fronte dei 7 per Daria de Pretis che con il collega Nicolò Zanon avranno il ruolo di vice presidente, confermato dalla stessa Sciarra.

Allieva di Giugni a Bari

È stata la prima donna eletta dal Parlamento alla Corte nel 2014. E lei stessa lo rivendica quando dice: “Non nascondo l’orgoglio per questa scelta”. Laureata a Bari con Gino Giugni, è un’esperta di diritto del lavoro e ha insegnato in molte università straniere e a Siena. Per la sua elezione ha sicuramente giocato la carta della maggiore anzianità anagrafica, lei ha 74 anni a fronte dei 66 della collega Daria de Pretis e dei 62 di Nicolò Zanon. La stessa Sciarra, l’ha ammesso sorridendo nella sua prima conferenza stampa: “Ho il privilegio di avere i capelli bianchi. La Corte ha voluto forse premiare questo criterio dell’anzianità. Intendo rafforzare la collegialità e la mia presidenza sarà nel solco di quella di Giuliano Amato”. Un metodo di lavoro che Sciarra già definisce “chiaro, limpido, trasparente e corretto".

Il primo pensiero alla tragedia nelle Marche

Poi Il suo primo pensiero va al disastro delle Marche “così duramente colpite”, ribadisce l’assoluta necessità che “venga garantita  la tutela dell’ambiente come diceva Paolo Grossi” (l’ex presidente deceduto di recente, ndr). E ancora ricorda come “il tema dei mutamenti climatici non sia mai stato assente dal dibattito della Corte che ha affrontato i temi ambientali come nel 2007 con la sentenza sul paesaggio che è un valore costituzionale”.

La seconda volta di una donna presidente della Consulta

Per la seconda volta nella sua storia la Consulta ha una presidente donna, dopo l’elezione di Marta Cartabia, che è stata la prima a ricoprire questo ruolo dopo tutte presidenze al maschile, votata dai colleghi l’11 dicembre 2019, quando pronunciò l’ormai famosa battuta sulla “caduta del tetto di cristallo”. E infatti subito tutto il mondo politico femminile si congratula con Sciarra per la sua elezione. 

Nominata da 11 giudici maschi e 4 donne

Dopo le presidenze di Giancarlo Coraggio e Giuliano Amato oggi torna una donna. L’ha deciso una Corte formata da 11 giudici maschi e quattro donne. L’ultimo giudice nominato da Mattarella la settimana scorsa, l’amministrativista Marco D’Alberti, ha giurato stamattina davanti al capo dello Stato che lo ha scelto come quindicesimo giudice in sostituzione di Amato.  

Vincente il criterio dell'anzianità anagrafica

Difficile dire, nel segreto della camera di consiglio, come si sia divisa la Corte nello scegliere il nuovo presidente, soprattutto di fronte ai tre possibili candidati, tutti e tre - Sciarra, de Pretis e Zanon - con la stessa anzianità di nomina, visto che avevano giurato l’11 novembre del 2014. Alla fine ha prevalso un criterio “obiettivo”, cioè quello dell’anzianità vera e propria sul piano dell’età. 

Dai femminicidi ai morti sul lavoro

E Sciarra, nella prima conferenza stampa in vista di un anno di lavoro, parte proprio da questa sua “anzianità”, ma poi affronta una raffica di domande che spaziano dal futuro ruolo della Corte rispetto al prossimo Parlamento, al rapporto tra la nostra Consulta e le Corti europee, alla possibilità che siano gli stessi cittadini a rivolgersi alla Corte, a temi di strettissima attualità, dai femminicidi alle morti sul lavoro. 

I suoi "forse" sul tema della violenza sulle donne

Ma ecco alcune delle considerazioni più importanti di Sciarra. Sul futuro del nostro Paese dopo il voto: “Ho fiducia nelle istituzioni, non posso non averla, non posso immaginare che se ci fosse una forte maggioranza non ci sarà attenzione al pluralismo. Il mio è un messaggio di fiducia e rispetto nelle istituzioni stesse". Sul rapporto con le Corti europee e sull’incidenza della magistratura: “Noi rispettiamo ed applichiamo le sentenze della Corte di giustizia europea. Qualche Corte in Europa le mette in dubbio. Certamente non possiamo dire che l'indipendenza della magistratura possa violare i valori comuni, il diritto europeo". Sui femminicidi: “Resto sempre più sconvolta da queste notizie. È un tema su cui non si può non avere una sensibilità accentuata”. E poi, con onestà intellettuale, una serie di “forse”: “Forse i sistemi di tutela non sono abbastanza forti. Forse le risorse non sono abbastanza. Forse le donne non sono abbastanza informate". E per questo “va rafforzata in loro la consapevolezza dei loro diritti”.

"Sulle tragedie in fabbrica le leggi ci sono ma non applicate"

E poi la riflessione sugli incidenti nei luoghi di lavoro. Dice Sciarra: “Ci sono errori e omissioni. Non siamo in un terreno privo di regole, ma c’è scarsa attenzione nell'attuarle nel modo migliore". E sui lavoratori stranieri: “Per loro è già stato fissato il principio della parità di trattamento che segue le fonti europee, ancora una volta dialogando con le corti europee”.  Infine sul carcere: “La Corte ha acceso i riflettori, ma non basta per i suicidi, né per la tutela dei figli”.