Ieri c'erano stati 22.527 nuovi casi e 60 morti. Prosegue il calo di terapie intensive (meno 4, in totale 134) e ricoveri nei reparti ordinari (meno 37, in totale 3.313). Il tasso di positività, che ieri era al 13,6%, oggi sale al 13,9% con 151.607 tamponi eseguiti.
La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia con 3.661 contagi, seguita da Veneto (3.160), Lazio (2.039), Campania (1.636) ed Emilia Romagna (+1.526).
Il numero totale dei casi da inizio pandemia sale a 22.262.452. I dimessi/guariti delle ultime 24 ore sono 17.003 (ieri 22.835) per un totale che sale a 21.668.862.
Gli attualmente positivi sono 4.031 in più (ieri -372) e salgono a 416.766, di cui 413.319 in isolamento domiciliare.
Iss, Piemonte e Toscana classificate a rischio alto
Sono due le Regioni - Piemonte e Toscana - classificate a rischio alto per la presenza di molteplici allerte di resilienza nelle schede di valutazione per l'evoluzione della pandemia in Italia. Nove regioni e due province autonome sono a rischio moderato - Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Bolzano, Trento, Puglia, Umbria, Veneto - e le restanti 8 regioni vengono classificate a rischio basso. Inoltre sono 12 le Regioni che riportano almeno una allerta di resilienza, 3 invece ne riportano molteplici. Emerge dalle tabelle del Monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute.
Iss, aumentano casi rilevati attraverso comparsa sintomi
"La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è stabile rispetto alla settimana precedente (11% vs 11%). In leggero aumento la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (53% vs 51%), mentre diminuisce leggermente la percentuale dei casi diagnosticati attraverso attività di screening (36% vs 37%)". E' quanto emerge dal monitoraggio settimanale sul Covid della cabina di regia diffuso dall'Iss.
Report Aifa: in lieve crescita prescrizioni pillole Pfizer e Merck
Segnano una lieve crescita nell'ultima settimana le prescrizioni delle pillole anti-Covid. Secondo il 19esimo rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa sull'impiego di questi medicinali somministrabili a domicilio, nel periodo dal 15 al 21 settembre le richieste di farmaco per molnupiravir (Lagevrio*) di Merck (Msd fuori da Usa e Canada) sono aumentate del 6,8% e quelle per Paxlovid* (nirmatrelvir-ritonavir) di Pfizer del 3,6%.
Complessivamente, salgono a 108.891 i pazienti Covid curati a casa con molnupiravir e Paxlovid: finora i trattamenti avviati per Lagevrio sono stati 45.430 (+1,6% rispetto al report di 2 settimane fa) e quelli avviati per Paxlovid 63.461 (+7%), di cui 35.563 attraverso la distribuzione per conto (Dpc) in farmacia (+10,9%). Finora Lagevrio è stato prescritto in un totale di 306 strutture, Paxlovid in 308. Il numero più alto di trattamenti avviati con la pillola di Merck dall'apertura del monitoraggio è quello del Lazio (5.794), mentre per Paxlovid a guidare le prescrizioni è la Lombardia (7.259).
Per quanto riguarda infine l'antivirale remdesivir, le voci sono due: risultano in totale 19.136 pazienti non ospedalizzati per i quali è stato avviato un trattamento con questa molecola (+2,7% rispetto all'ultimo monitoraggio) e 100.889 pazienti ricoverati in ospedale trattati col medicinale (+0,5%). Stringendo il focus agli ultimi 7 giorni monitorati (14-20 settembre), per remdesivir si registra un aumento del 9,4% per i non ospedalizzati e un +8,6% per i ricoverati.
Iss, stabile tasso occupazione intensive, calo reparti
Il tasso di occupazione in terapia intensiva è stabile al 1,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 22 settembre ) rispetto all'1,4% di una settimana fa. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende invece al 5,3% (dato al 22 settembre) rispetto al 5,7% (al 15 settembre). Lo rileva il monitoraggio settimanale Iss sull'andamento del Covid in Italia.
Inail, da inizio pandemia quasi 300mila contagi su posto lavoro
"Dall'inizio della pandemia alla data dello scorso 31 agosto le infezioni da Covid-19 di origine professionale segnalate all'Inail sono 296.806, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute dal gennaio 2020 e all'1,4% del complesso dei contagiati nazionali comunicati dall'Istituto superiore di sanità alla stessa data". Così l'Inail.
"Come emerge dal 29esimo report nazionale sui contagi lavoro-correlati da nuovo Coronavirus elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell'Inail, rispetto alle 278.431 denunce registrate dal monitoraggio dello scorso 30 giugno, data a partire dalla quale il report è pubblicato con cadenza bimestrale, i casi in più sono 18.375 (+6,6%), di cui 2.107 riferiti ad agosto, ben 10.610 a luglio (picco osservato anche sulla popolazione italiana), 3.334 a giugno, 470 a maggio, 357 ad aprile, 482 a marzo, 235 a febbraio e 544 a gennaio 2022, mentre gli altri 236 casi sono per l'81,4% riferiti al 2021 e il restante 18,6% al 2020. Il consolidamento dei dati, infatti, permette di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni e nei mesi precedenti".
Inail, il 40% dei contagi sul lavoro nel Nord-Est, Milano la provincia con più casi
Il 40,2% dei contagi sul lavoro da Covid-19 è concentrato nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 23,4%), seguito dal Nord-Est con il 21,8% (Veneto 10,7%), dal Centro con il 16,9% (Lazio 8,3%), dal Sud con il 14,8% (Campania 7,4%) e dalle Isole con il 6,3% (Sicilia 4,5%). E' quanto emerge dal 29esimo report nazionale sui contagi lavoro-correlati da nuovo Coronavirus elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell'Inail.
Le province con più contagi da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,6%), Roma (6,6%), Torino (6,5%), Napoli (4,6%), Genova (3,1%), Brescia (2,9%), Verona e Venezia (2,2% ciascuna), Treviso (2,1%), Vicenza e Firenze (2,0% ciascuna), Varese e Monza e Brianza (1,9% ciascuna) e Bologna (1,8%).
Brescia, invece, è la provincia con il maggior numero di contagi professionali in agosto, seguita da Roma, Genova, Torino, Milano, Napoli, Monza e Brianza, Savona, Venezia, Treviso, Salerno, Chieti e Latina. Gli incrementi percentuali più alti rispetto alla rilevazione di fine giugno sono stati però registrati nelle province di Messina, Trapani, Latina, Salerno, Caserta, Vibo Valentia, Chieti e Savona.
Studio: per i giovani danni ai polmoni a distanza di 1 anno
L'infezione da SarsCov2 provoca nel bambini e negli adolescenti danni ai polmoni che perdurano anche a un anno di distanza dall'infezione; gli esiti sono peggiori per chi ha sviluppato il long-Covid. Questo accade anche se ci si era ammalati di Covid-19 in forma non così grave da richiedere il ricovero in ospedale. È quanto emerge da un piccolo studio della University Hospital Erlangen (Germania) pubblicato su Radiology. I ricercatori hanno valutato i cambiamenti nella struttura e nella funzione polmonare in 54 ex pazienti pediatrici di Covid-19 con età tra i 5 e i 17 anni, confrontandoli con 9 coetanei che non avevano contratto l'infezione da SarsCoV2.
I test hanno mostrato che i danni strutturali ai polmoni che avevano avuto Covid-19 sono rari: solo uno dei partecipanti allo studio aveva alterazioni morfologiche. Frequente, invece, il calo di prestazione dei polmoni: la ricerca ha infatti riscontrato una riduzione del 20-25% della funzionalità polmonare nei bambini e ragazzi che avevano avuto Covid-19 rispetto ai coetanei che non avevano contratto l'infezione; il calo della funzionalità polmonare era leggermente più alto in quanti avevano sviluppato anche long-Covid.
Per i ricercatori i dati sono sorprendenti. "I sintomi persistenti dopo il Covid-19 causano ancora odissee diagnostiche e questo è particolarmente vero per i giovani", ha affermato Ferdinand Knieling, tra gli autori dello studio. "Poiché i bambini sviluppano una risposta immunitaria robusta, cross-reattiva e sostenuta dopo l'infezione da SarsCoV2, la disfunzione polmonare osservata nel nostro studio è una scoperta inaspettata", sottolineano i ricercatori.