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Papa Francesco a Matera: "All'Italia servono più figli"

(afp)
Bergoglio, concludendo il Congresso eucaristico della Cei, fa appello affinché poveri e immigrati non siano discriminati. La visita accorciata per le elezioni, la spinta dei vescovi contro l’astensionismo
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ROMA - "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli". Così Papa Francesco a Matera, dove, in occasione della chiusura del Congresso eucaristico nazionale, ha fatto altresì appello a contrastare l'emarginazione dei poveri e degli immigrati.

Nel giorno del voto, Jorge Mario Bergoglio si è tenuto a distanza dalla campagna elettorale, limitandosi a fare solo un auspicio, per l'Italia, al momento dell'Angelus che ha concluso la messa. Parlando dei "bisogni più urgenti del mondo", Francesco, a braccio, ha detto: "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite", ha detto, "più figli". Poche parole, che rendono però l'importanza che il Pontefice argentino attribuisce, e non da oggi, a quello che ha più volte definito "l'inverno demografico".

Viaggio più corto

A causa delle elezioni, il Pontefice argentino ha anticipato …

ROMA - "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli". Così Papa Francesco a Matera, dove, in occasione della chiusura del Congresso eucaristico nazionale, ha fatto altresì appello a contrastare l'emarginazione dei poveri e degli immigrati.

Nel giorno del voto, Jorge Mario Bergoglio si è tenuto a distanza dalla campagna elettorale, limitandosi a fare solo un auspicio, per l'Italia, al momento dell'Angelus che ha concluso la messa. Parlando dei "bisogni più urgenti del mondo", Francesco, a braccio, ha detto: "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite", ha detto, "più figli". Poche parole, che rendono però l'importanza che il Pontefice argentino attribuisce, e non da oggi, a quello che ha più volte definito "l'inverno demografico".

Viaggio più corto

A causa delle elezioni, il Pontefice argentino ha anticipato ed accorciato la visita nella "città dei sassi", programmata da ben prima della convocazione elettorale, una decisione che permette agli 80 vescovi e gli 800 delegati delle varie diocesi italiane "di fare ritorno nelle proprie città in tempo utile per potersi recare alle urne", ha spiegato al momento dell'annuncio il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Scelta rafforzata da un comunicato del Consiglio episcopale permanente che, riunito a Matera nei giorni scorsi, senza entrare nel merito delle offerte politiche, ha però fatto appello "alle donne e agli uomini del nostro Paese" - "elettori, giovani, disillusi, eletti" - ad andare a votare, in questa "fase particolarmente delicata e complicata della storia", senza "cedere al pessimismo e alla rabbia".

 

Una solitudine crescente

"Se scaviamo adesso un abisso con i fratelli, ci 'scaviamo la fossa' per il dopo, se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo", ha detto il Papa nell'omelia per la conclusione del 27esimo Congresso eucaristico nazionale. L'occasione, per Francesco, di attualizzare il significato dell'eucaristia, il pane da condividere tra fratelli, a partire dalla parabola evangelica di Lazzaro e del ricco epulone: "Cari fratelli e sorelle, è doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni: le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l'indifferenza verso il grido dei poveri, l'abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono tutte queste cose lasciarci indifferenti". Un invito rivolto alla Chiesa stessa: "Succede ogni giorno questo, e tante volte... anche, vergogniamoci: succede in noi questa lotta e fra noi, nella comunità". L'Eucaristia, per il Papa, è invece "profezia di un mondo nuovo, è la presenza di Gesù che ci chiede di impegnarci perché accada un'effettiva conversione: dall'indifferenza alla compassione, dallo spreco alla condivisione, dall'egoismo all'amore, dall'individualismo alla fraternità".

Giornata del Migrante e del Rifugiato

Considerazioni che Francesco ha poi riproposto per gli immigrati, poiché oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Bisogna impegnarsi per "un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità", ha detto Bergoglio all'Angelus. "Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi. E' anche grazie a questi fratelli e sorelle che le comunità possono crescere a livello sociale, economico, culturale e spirituale, e la condivisione di diverse tradizioni arricchisce il Popolo di Dio. Impegniamoci tutti a costruire un futuro più inclusivo e fraterno! I migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati". Il Papa ha fatto appello per il Myanmar ("Si vede che è la moda bombardare le scuole oggi nel mondo", ha detto amaro), la liberazione di un gruppo di persone rapite in Camerun, e la fine della guerra in Ucraina.

"Tornare la gusto del pane"

Giunto a Matera verso le 8.30, Francesco è ripartito meno di tre ore dopo. Il Papa ha celebrato messa allo stadio locale e, prima di far ritorno a Roma, ha voluto visitare, ancorché per pochi minuti, la mensa dei poveri "casa fraternità don Giovanni Mele". "Cucina bene?" ha domandato Francesco allo chef volontario della mensa, Giuseppe Carbone.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha voluto ringraziare sentitamente il pontefice 85enne, che cammina con difficoltà e ieri ha compiuto un'altra visita ad Assisi: "Padre Santo, grazie di essere venuto", ha detto tra gli applausi degli oltre 12mila fedeli. "Grazie di questa fatica che volentieri, e sempre con il sorriso, ha intrapreso per stare con noi. Lei è un esempio per tutti, anche per tanti musoni". L'arcivescovo di Bologna a sua volta ha tradotto il titolo dell'appuntamento - "Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale" - in termini attuali: "La guerra brucia i campi di grano, toglie il pane e fa morire di fame, trasforma i fratelli in nemici", ha detto Zuppi, notando che "spesso la guerra la fanno quelli che hanno la tavola imbandita e mandato a fare la guerra i poveri". Il congresso eucaristico ha segnato anche l'avvio simbolico del secondo anno del cammino sinodale italiano. "Questi sono gli ingredienti essenziali del Cammino sinodale, perché sono gli ingredienti essenziali della Chiesa", come ha detto monsignor Erio Castellucci, presidente del comitato nazionale del cammino sinodale: "Non un popolo ritagliato a parte, non un popolo già arrivato alla meta, non un popolo seduto in attesa della conversione del resto del mondo, ma un popolo che cammina".