“Giù le mani dai nostri corpi”. Parte dalle piazze pro aborto l’autunno caldo dei diritti
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaROMA - Sarà il simbolo di tutte le battaglie dei mesi che verranno. "L'aborto non è colpa, non è reato, obiezione di coscienza, violenza dello Stato". "Se toccherete la legge 194 bruceremo le città". "Sul mio corpo decido io, non lo Stato e nemmeno il vostro Dio". Se al nuovo governo di Destra serviva un segnale dalla piazza, ieri dal cuore di Roma e dalla manifestazione di "Non una di meno", questo segnale è arrivato forte e chiaro. Il presidio per la giornata mondiale per l'aborto sicuro si è trasformato in un monito, gridato e cantato, verso la futura premier Meloni: "Giorgiaaaa, giù le mani dal nostro corpo". "Siamo migliaia, saremo milioni".
A Milano, Roma, Bologna, Cagliari, Brescia, Palermo, Catania, Firenze, Verona, Genova, Reggio Calabria, Modena, Napoli, Catania, Torino, a centinaia (a Roma alcune migliaia) donne, ragazze, ma anche tanti ragazzi, sono scese …
ROMA - Sarà il simbolo di tutte le battaglie dei mesi che verranno. "L'aborto non è colpa, non è reato, obiezione di coscienza, violenza dello Stato". "Se toccherete la legge 194 bruceremo le città". "Sul mio corpo decido io, non lo Stato e nemmeno il vostro Dio". Se al nuovo governo di Destra serviva un segnale dalla piazza, ieri dal cuore di Roma e dalla manifestazione di "Non una di meno", questo segnale è arrivato forte e chiaro. Il presidio per la giornata mondiale per l'aborto sicuro si è trasformato in un monito, gridato e cantato, verso la futura premier Meloni: "Giorgiaaaa, giù le mani dal nostro corpo". "Siamo migliaia, saremo milioni".
A Milano, Roma, Bologna, Cagliari, Brescia, Palermo, Catania, Firenze, Verona, Genova, Reggio Calabria, Modena, Napoli, Catania, Torino, a centinaia (a Roma alcune migliaia) donne, ragazze, ma anche tanti ragazzi, sono scese in piazza per difendere la legge 194. "Questo governo la svuoterà, ne renderà impossibile l'applicazione, ci farà tornare all'aborto clandestino e quindi morire", dicono Marta e Giulia con il fazzoletto fucsia di "Non una di meno" al collo. Sara, del collettivo di Medicina della Sapienza, denuncia: "I policlinici sono in mano alla sanità cattolica, a ginecologia non ci insegnano a fare le interruzioni di gravidanza. Uno scandalo". Matteo: "Sono qui per difendere la legge 194, non è mica una questione di donne, partiranno dall'aborto per toccare tutti i diritti civili". Laura del coordinamento consultori romani: "Le nostre strutture sono piene di obiettori, imossibile lavorare".
Piazza dell'Esquilino è piena a metà, c'è un camioncino, pochi mezzi e pochi striscioni, ma l'affluenza è assai superiore alle aspettative. C'è il presidio delle donne curde, c'è il ricordo di Mahsa Amini, uccisa a Teheran per gli "squadroni della moralità" non indossava il velo nel modo corretto. Non è che un preludio. Ce n'est qu'un début continuons le combat, si sarebbe detto con un slogan antico, le militanti di "Non una di meno" hanno scelto lo slogan "Siamo furiose, risale la marea fucsia", sul sagrato dell'Esquilino ci sono anche Laura Boldrini, Cecilia D'Elia, Debora Serracchiani, Monica Cirinnà. "Sono qui perché è necessario difendere la legge 194 da questa destra oscurantista - incalza Boldrini - la cui leader parla del diritto di non abortire. Il mio timore è che questo diritto a non abortire diventi un obbligo a partorire, mentre bisogna difendere l'autodeterminazione delle donne".
Riflette l'attrice Anna Foglietta: "Sono venuta per me, per mia figlia di nove anni che rischia di dover crescere in una società che cancella le conquiste delle nostre madri. Quello che è successo negli Stati Uniti ci deve mettere in guardia, così la tragedia delle donne ungheresi obbligate a sentire il batitto del feto prima di poter fare un aborto. Tutto questo potrebbe accadere anche a noi". La musica è sempre più alta, in tante hanno la foto di Mahsa Amini sulla maglietta, "nostra sorella uccisa dal patriarcato", le ragazze si definiscono quarta ondata del femminismo, si alzano le mani con il simbolo della vagina. Foglietta si guarda intorno e sorride: "C'è un'energia forte e bella. Come può un governo decidere sul mio corpo? E soprattutto il governo guidato da una donna. Avrei voluto vedere più colleghe e colleghi del mondo dello spettacolo. Pazienza, arriveranno, se toccheranno la 194 dovremo manifestare e manifestare ancora".
In piazza si saldano più sigle, da "Non una di meno" a "Libera di abortire", dai collettivi delle case occupate ai No Tav, ai gruppi antirazzisti, non ci sono portavoce o sigle istituzionali, il movimento è fluido, etero, trans, lesbico e omosessuale. A Milano erano in mille, protesta dura, fortemente anti-Meloni, fumogeni, nessuno scontro, così a Torino. Da Parigi con una chiusura simbolica, quasi una risposta indiretta alla sua futura "collega" Giorgia Meloni, Elisabeth Borne, prima ministra francese, twitta un video di Simone Veil, madre legge francese sull'aborto. "Abbiamo il dovere di non abbassare mai la guardia - ricorda Borne - e difendere la libertà delle donne ovunque venga attaccata".