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L’assemblea in piazza degli studenti indignati: “L’Italia finge di non capire”

I ragazzi del liceo Virgilio di Roma si radunano all'aperto per parlare di neofascismo. Arrivano i carabinieri: "Non siete autorizzati". Ma loro resistono
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La mattinata comincia con una signora che traduce in inglese, per i suoi amici seduti ai tavoli di un caffè in piazza Farnese, la celebre sequenza identitaria "sono una donna, sono una madre, sono cristiana". L'edicolante sorride, perplessa. L'assemblea degli studenti del liceo Virgilio, indetta per ragionare sul quadro politico post-elettorale, è fissata per le 9. L'ospite invitato dal collettivo studentesco ha fatto un passo indietro; cercando un sostituto, i ragazzi e le ragazze raggiungono chi firma questo articolo. I tempi dei passaggi burocratici previsti per l'ingresso a scuola non sono congrui: il collettivo decide di spostarsi fuori.


Raduno en plein air, su piazza de' Ricci. Gli studenti - saranno duecento - si siedono a mezzo cerchio. Ordinati, silenziosi. Il dialogo si attiva sul loro "sconcerto" - mi correggono: "indignazione" - per la vittoria delle destre. Si alternano al microfono, quando il piccolo ampli…

La mattinata comincia con una signora che traduce in inglese, per i suoi amici seduti ai tavoli di un caffè in piazza Farnese, la celebre sequenza identitaria "sono una donna, sono una madre, sono cristiana". L'edicolante sorride, perplessa. L'assemblea degli studenti del liceo Virgilio, indetta per ragionare sul quadro politico post-elettorale, è fissata per le 9. L'ospite invitato dal collettivo studentesco ha fatto un passo indietro; cercando un sostituto, i ragazzi e le ragazze raggiungono chi firma questo articolo. I tempi dei passaggi burocratici previsti per l'ingresso a scuola non sono congrui: il collettivo decide di spostarsi fuori.


Raduno en plein air, su piazza de' Ricci. Gli studenti - saranno duecento - si siedono a mezzo cerchio. Ordinati, silenziosi. Il dialogo si attiva sul loro "sconcerto" - mi correggono: "indignazione" - per la vittoria delle destre. Si alternano al microfono, quando il piccolo amplificatore non va, passano al megafono. Le parole sono nette: "I giornali stranieri chiamano ultradestra il partito che ha vinto, in Italia usiamo termini eufemistici e fingiamo di non vedere questa come una svolta epocale".


Fanno domande. Ma, quel che più conta, si fanno domande. Perché Fratelli d'Italia ha avuto questa crescita esponenziale? Perché il Partito democratico non è riuscito a offrire risposte a elettori svantaggiati socialmente? Una ragazza si accende sul tema: "È un partito votato da anziani che stanno bene a livello economico. Ha perso il contatto con la realtà, andrebbe sciolto". Sciolto? "Sì, sciolto". Magari qualcosa possiamo mantenere. Un suo compagno aggiunge: "Il tema dell'antifascismo, che ovviamente è fondamentale, non è stato posto in modo efficace. Perché?". Non so rispondergli, ma è un dato di fatto. E lui sottolinea il rischio che si traduca - la contrapposizione fascismo/antifascismo - in una questione estetica. Echeggiando l'aggettivo usato dallo scrittore francese trentenne Édouard Louis in una pagina che decido di leggere al microfono: "I dominanti possono lamentarsi di un governo di sinistra, possono lamentarsi di un governo di destra, ma un governo non gli causa problemi di digestione, un governo non gli spacca la schiena... La politica non cambia la loro vita, o così poco... Per i dominanti la politica è nella maggior parte dei casi una questione estetica: un modo di pensarsi, un modo di vedere il mondo".


La sinistra ("sinistra tra virgolette") che è stata al governo in questi anni, ha prodotto - secondo molti studenti in assemblea - misure di destra. Discutibili sia rispetto al mondo del lavoro sia a quello dell'istruzione: "A trasformare i presidi in manager e le scuole in aziende non sono stati solo governi di destra". Temo sia difficile contraddire. Ma sono qui per smistare domande, offrire qualche suggestione.
Mi spiazza il ragazzo che domanda: "Che cosa possiamo fare?". Hanno tra i quindici e i diciassette anni, la maggioranza di loro non ha votato per ragioni anagrafiche. Uno studente, giovanissimo, che si emoziona e un po' si ingarbuglia, dice: "Sul piano dei diritti, questo Paese è sempre stato indietro. È ancora indietro. Come ci opponiamo a una eventuale ulteriore regressione?".
Qualche cameriere del ristorante "Pierluigi", mentre prepara i tavoli, si ferma ad ascoltare. Questo è un pezzetto di centro storico nobilissimo ma un po' spento, non popoloso. Gli adulti sulla piazza sono pochi. Poi, però, arrivano i carabinieri.


Non è passata nemmeno mezzora; i militari attraversano la piazza dopo avere chiesto ad alcuni studenti di motivare quell'assembramento. Il maresciallo chiede conto anche a me, evidentemente maggiorenne, ma i documenti li pretende solo dagli studenti. "Le sue idee, che non condivido - mi dice - sono una cosa; un'altra cosa è la legge". Chiedono che l'assemblea sia sciolta. Sì, certo, non c'è autorizzazione per occupare il suolo pubblico, ma è come se fosse un flash mob: pacifico, inoffensivo, senza disturbo all'ordine di nessuna natura. "Forse un po' di tolleranza, di diplomazia...".


I ragazzi si indispongono, prendono il microfono in parecchi per invitare i partecipanti a non muoversi. L'assemblea prosegue con qualche imbarazzo, pressata dagli agenti e con le gazzelle schierate a bordo piazza. Il dibattito prosegue: "L'ultradestra ha intercettato un disagio e lo ha usato in modo ingannevole"; "E il legame col neofascismo? Perché non se ne parla?". Un passante, mentre vado via, cerca complicità chiedendomi: "Ma perché non vanno a studiare?". È la sua domanda in una mattina di domande, ma nell'Italia lontana dalla politica è quella sbagliata.