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La scelta di Andrea Pezzi e la normalità del maschio capace di tenerezza

Cristiana Capotondi e Andrea Pezzi (ansa)

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L’imprenditore ha deciso di stare accanto all’ex compagna, l’attrice Cristiana Capotondi, incinta di un altro. Un gesto che non deve stupire
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Lei e lui stanno felicemente insieme per quindici anni. Come succede ai più, a un certo punto si lasciano. Lei rimane incinta, gli chiede di starle accanto. Lei è la madre, lui non è il padre. Lui, l'ex, l'amore finito, non le risponde sdegnato "Scordatelo, per chi mi hai preso?", come farebbe il maschio medio del nostro immaginario patriarcale e disilluso. Non dice, sarcastico, "Oltre il danno la beffa" e nemmeno, incurante, "Non è (più) affar mio". Lui non è fatto della pasta becera di un modello umano stantio. Lui le vuole bene. Quindici anni non sono passati invano. Dice sì e la accompagna nel viaggio. A settembre nasce una bambina che può considerarsi fortunata anche se ancora non lo sa.

Lei e lui stanno felicemente insieme per quindici anni. Come succede ai più, a un certo punto si lasciano. Lei rimane incinta, gli chiede di starle accanto. Lei è la madre, lui non è il padre. Lui, l'ex, l'amore finito, non le risponde sdegnato "Scordatelo, per chi mi hai preso?", come farebbe il maschio medio del nostro immaginario patriarcale e disilluso. Non dice, sarcastico, "Oltre il danno la beffa" e nemmeno, incurante, "Non è (più) affar mio". Lui non è fatto della pasta becera di un modello umano stantio. Lui le vuole bene. Quindici anni non sono passati invano. Dice sì e la accompagna nel viaggio. A settembre nasce una bambina che può considerarsi fortunata anche se ancora non lo sa.


Questa è la storia di Cristiana Capotondi e Andrea Pezzi che, da personaggi pubblici, hanno deciso di raccontarla all'Ansa. Lei esprime "infinita gratitudine", lui "tutta la mia ammirazione e la mia stima". E vissero tutti separati e contenti. Non li conosciamo personalmente e, di solito, la vita delle celebrità è filtrata attraverso potenti occhiali rosa che ci mostrano fulgidi contorni, celando la complessità della sostanza. Nell'ignoranza delle retrovie, plaudiamo a una condotta esemplare. "Wow, che uomo straordinario!" esclamiamo d'istinto, rassegnati e inchiodati alla figurina del maschio-mostro, l'inseminatore tronfio, possessivo e protervo, che divide le ex tra carogne e poco di buono, destinate all'oblio, se non all'eterno rancore.

Andrea Pezzi, che svetta in un panorama di trogloditi dotati di clava e smartphone, è quindi il protagonista di una favola bella? Dipende da che parte guardiamo. Qualche giorno fa un altro lui, tale Mario Franchini, si è accanito a calci e pugni contro la figlia della sua compagna che era al lavoro. La bambina ha nove mesi. In effetti, se guardiamo dal lato dei Franchini, tra le fila degli uomini che scelgono (perché la violenza è sempre una scelta, non un accidente o un'insopprimibile tara) di vessare, intimidire, maltrattare, ammazzare le partner o i loro bambini, Andrea Pezzi è un'irreale, psichedelica eccezione. Se guardiamo dal lato delle donne, una ogni tre giorni, uccise da un maschio (può dirsi uomo chi lo fa?), senza dubbio una Cristiana Capotondi che attraversa la gravidanza per mano al suo ex, abita il mondo fantastico dei cartoni animati edificanti.

Ma a volte anche lo sguardo può essere un atto di volontà, di speranza o di sfiducia, di resistenza o di resa. E a volte la rivoluzione si fa scegliendo dove posarlo.
Sarà che ho tre figli maschi e che la mia ambizione è lasciare al mondo tre persone per bene. Sarà che, abituata a declinare il mio intorno al maschile, ne ricerco le luci e ne reprimo le ombre con pervicace accanimento. Ma voglio pensare che la normalità stia nella scelta non eroica né virile ma semplicemente umana di stare vicino alla propria ex compagna che chiede aiuto. La normalità deve stare nei quotidiani gesti di affetto, di amicizia e di rispetto, di cui gli uomini, come le donne, devono essere capaci.
Voglio dare fiducia a una generazione di maschi capaci di assumersi le proprie responsabilità, di liberarsi da stereotipi tossici, di non somigliare a nessuno se non a se stessi.

Perché il mondo si sta popolando di creature così. Uomini che hanno imparato l'alfabeto emotivo e la grammatica per usarla, che misurano il carico mentale femminile e lo condividono, che scelgono di fare un passo indietro, che si spogliano dell'armatura, che praticano la tenerezza senza vergognarsene, che hanno imparato a dirsi fragili, sbagliati, imperfetti, che sanno dare e chiedere aiuto. Non c'è eroismo in loro. C'è solo la liberatoria scoperta della propria fallibilità. Non compiono imprese eccezionali, nemmeno quando qualcuno tra la folla si confonde ed esclama "Wow! Che uomo straordinario".

Sono loro la normalità a cui dobbiamo rivolgerci e a cui dobbiamo abituarci. Non bisogna applaudirli quando fanno il loro dovere perché smetteranno di considerarlo tale. Dobbiamo limitarci a sorridergli e a dar loro fiducia. Non ci deve essere stupore al cospetto di un Andrea Pezzi generoso. Ci deve essere gratitudine per averci mostrato la strada dritta dell'amicizia e della correttezza.