Cronaca

Terremoto dell'Aquila, i familiari delle vittime: "Sentenza ripugnante, ai nostri figli davano solo rassicurazioni"

Terremoto dell'Aquila, i familiari delle vittime: "Sentenza ripugnante, ai nostri figli davano solo rassicurazioni"
(ansa)
La sentenza del tribunale verrà impugnata in Appello dalla famiglia di Ilaria Rambaldi. L'avvocata Della Vigna: "Motivazione illogica e contraddittoria: in tante cause mai evocato concorso di colpa"
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"È una sentenza che ci ha meravigliato, mi viene solo da dire vomitevole. Come si può oggi dire che i ragazzi dovessero stare stare fuori quando tutti ricordano certe rassicurazioni?". A parlare è Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambaldi, una studentessa di 25 anni che il 6 aprile del 2009 si trovava all'Aquila quando il crollo della casa di via Campo di Fossa l'ha schiacciata e uccisa. Ora, davanti alla sentenza del Tribunale civile dell'Aquila che ha accolto un'eccezione sollevata dall'Avvcatura di Stato a seguito del ricorso di alcune famiglie, che hanno chiesto di essere risarcite per la perdita dei loro cari, è sconvolta. I giudici hanno riconosciuto una corresponsabilità dei ragazzi morti pari al 30% perché ha ritenuto siano stati imprudenti a non uscire dopo la seconda scossa.

La mamma: "Gli dissero: più scosse ci sono, più scarica energia"

"Da dove è venuto questo concorso di colpa? - chiede Piccinini, che è anche avvocata - Persino la Cassazione ha confermato la condanna per uno dei componente della Commissione Grandi Rischi. E sconcerta che questo giudice che ha già fatto sentenze di risarcimento per il sisma si ricordi di questa cosa solo ora".

"La storia - racconta la mamma di una delle vittime - è proprio l'opposto, e cioè che questi ragazzi andarono a dormire alle due di notte perchè si erano sentiti dire che più 'scossette' c'erano, più energia si scaricava. La verità è che furono rassicurati. Mia figlia come tutti gli altri che erano lì. Tant'è vero che dopo seconda scossa, quella dell'una di notte, quando è rientrata Valeria (un'altra delle vittime, ndr), che stava in casa con Ilaria, le due ragazze si sono guardate in faccia e hanno detto 'vabbè anche per oggi abbiamo dato', convinte che non sarebbe accaduto più nulla".

Quando la Cassazione scrisse: "La comunicazione fu inopportunamente tranquillizzante"

La sentenza del tribunale verrà impugnata ora in Appello dalla famiglia di Ilaria. La Cassazione, nel suo giudizio citato dalla mamma-legale, scriveva che "esulava dai compiti istituzionali" della commissione Grandi rischi, alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009, "la gestione della comunicazione esterna, affidata in esclusiva all'organo titolare dei compiti di prevenzione", ovvero alla Protezione civile, mentre l'informazione scientifica non si può imprigionare in una "camicia di forza". Non solo: si è trattato di una "scorretta condotta informativa" e una "comunicazione di contenuto inopportunamente e scorrettamente tranquillizzante", ha finito per indurre "taluni destinatari all'abbandono di consuetudini di comportamento autoprotettivo rivelatosi fatale".

L'avvocata Della Vigna: "Sentenza illogica e contraddittoria"

Secondo l'avvocata Wania Della Vigna - che da molti anni segue processi per i crolli della Casa dello Studente e di via Campo di Fossa all'Aquila, per il sisma di Amatrice e l'hotel Rigopiano - "in nessuna sentenza è stato mai evocato il concorso di colpa". "Dal punto di vista giuridico - spiega - trovo le motivazioni illogiche e contraddittorie. Contraddittorie perché nella stessa sentenza il giudice sostiene che enti ed eredi della ditta di costruzione hanno l'obbligo di proteggere l'incolumità e questo obbligo assorbe qualsiasi eventuale negligenza delle vittime. Inoltre va sottolineato che non c'è alcun collegamento causale tra le scosse precedenti e quella delle 3.32 che provoca il crollo e dunque la morte dei ragazzi. Nessuno poteva prevedere che sarebbe arrivato quel terremoto distruttivo. Anzi, come sottolineato dall'avvocata Piccinini, le persone furono rassicurate e tranquillizzate. Si può rimproverare alle vittime di dormire alle 3.32? Sono sconcertata".

L'associazione delle vittime: "Beffa atroce per chi scelse L'Aquila per il proprio futuro"

"Esterefatto" anche Vincenzo Vittorini dell'associazione "309 martiri dell'Aquila": "Si dice che le sentenze non si devono commentare e invece io penso che questa vada commentata: è assurdo - spiega - imputare una concausa alle vittime rimaste in casa quando una sentenza passata in giudicato ha acclarato che ci fu una tranquillizzazione della popolazione, con la condanna dell'allora vice capo Dipartimento della Protezione civile", Bernardo De Bernardinis.

"E' assurdo, scandaloso", continua Vittorini che nel sisma dell'Aquila ha perso moglie e figlia, sottolineando che "le vicende giudiziarie su quanto accaduto prima del terremoto non hanno portato né verità né giustizia e questo offende tutti". "Si tratta di ragazzi - continua facendo riferimento alle vittime nel crollo al centro della sentenza - che avevano scelto L'Aquila come sede per il loro futuro e questa è una beffa atroce".