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Bostrico, l'insetto che distrugge i boschi: in due anni ha 'ucciso' due milioni di alberi

Normalmente è un animale 'benigno' per le piante ma la tempesta Vaia e il caldo anomalo lo hanno trasformato in un killer
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Misura pochi millimetri, è un insetto e in soli tre anni ha "ucciso" due milioni di alberi. Il responsabile ha un nome: bostrico. Più precisamente bostrico tipografo, per via delle caratteristiche scanalature che produce sui tronchi degli alberi, prevalentemente l'abete rosso, specie che rappresenta il 60% dei boschi trentini.

700mila alberi colpiti nel 2022

Due milioni gli alberi colpiti dal 2019, 700mila solo nel 2022: complessivamente 10mila ettari di patrimonio boschivo compromessi. Una piaga mai vista che gli addetti ai lavori possono solamente monitorare e in piccola parte arginare: "Per ripristinare del tutto le funzioni dei boschi andati perduti ci vorranno non meno di 60-70 anni", osserva Alessandro Wolynsky, direttore dell'Ufficio pianificazione selvicoltura ed economia forestale della Provincia autonoma di Trento.

"In condizioni normali, il piccolo coleottero…

Misura pochi millimetri, è un insetto e in soli tre anni ha "ucciso" due milioni di alberi. Il responsabile ha un nome: bostrico. Più precisamente bostrico tipografo, per via delle caratteristiche scanalature che produce sui tronchi degli alberi, prevalentemente l'abete rosso, specie che rappresenta il 60% dei boschi trentini.

700mila alberi colpiti nel 2022

Due milioni gli alberi colpiti dal 2019, 700mila solo nel 2022: complessivamente 10mila ettari di patrimonio boschivo compromessi. Una piaga mai vista che gli addetti ai lavori possono solamente monitorare e in piccola parte arginare: "Per ripristinare del tutto le funzioni dei boschi andati perduti ci vorranno non meno di 60-70 anni", osserva Alessandro Wolynsky, direttore dell'Ufficio pianificazione selvicoltura ed economia forestale della Provincia autonoma di Trento.

"In condizioni normali, il piccolo coleottero - spiega la biologa Cristina Salvadori, ricercatrice del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige - non solo non è dannoso, ma svolge un ruolo importante nell'equilibrio dell'ecosistema, andando ad attaccare solo le piante 'stressate'". Una presenza endemica, dunque, che con particolari condizioni può però diventare pandemica, provocando gravi danni. È quanto accaduto alla fine di ottobre del 2018, quando la tempesta Vaia in poche ore ha sradicato e abbattuto in Trentino qualcosa come 10 milioni di alberi, pari ad una superficie di circa 20mila ettari. Un gigantesco banchetto per l'insetto: ha cominciato a proliferare ben oltre il normale, attaccando anche le piante sane: l'ingiallimento della chioma degli abeti rossi è il sintomo evidente dell'aggressione in corso. Gli addetti ai lavori lo avevano ampiamente previsto, ma nel giro di sette anni (con il picco a 3-4 anni da Vaia) si riteneva di arrivare ad una risoluzione del problema. Il 2022 però si è rivelato l'anno delle temperature estive da record, un altro fattore che facilita - eccome - la riproduzione del coleottero: infatti, in pochi mesi circa 700mila alberi sono stati distrutti.

Una strage di alberi senza precedenti

"Avevamo avuto pandemie di bostrico nel 2003, con il caldo estivo elevato, e dopo gli schianti da neve del 2008-2009 - spiega ancora Salvadori - ma una situazione come quella attuale non ha precedenti". Colpite sono state soprattutto le valli di Fiemme e Fassa, la Valsugana e il Primiero, non a caso le aree del Trentino orientale maggiormente interessate dagli schianti di Vaia. Soluzioni, di fatto, non ce ne sono. La Fem sta monitorando l'evoluzione della diffusione del coleottero con 230 trappole: "Per arginare la proliferazione bisognerebbe tagliare gli alberi colpiti durante le 6-8 settimane di riproduzione del bostrico: dopo questo periodo non solo è inutile, ma anche dannoso". Impossibile innanzitutto per la quantità di piante interessate. Insomma, il destino di vaste aree boschive del Trentino (il 7-8% del totale, ma in alcune zone siamo all'80%) è segnato e ora si sta ragionando sul "dopo": "Bisogna ripensare le foreste in tempi medio-lunghi - spiega Salvadori - anche perché il cambiamento climatico influirà sulla diffusione del bostrico. La natura farà il suo corso, ma in futuro dovremo avere boschi più strutturati e misti, con specie che il bostrico non può attaccare".

Ci vorranno 40 anni per ripristinare l'effetto protettivo degli alberi

"Il coleottero - osserva Wolynsky - ha colpito interi versanti, creando due tipi di problemi: la protezione dalle slavine e dai massi, la regimazione delle acque. Da una parte - spiega il tecnico - si guarda alla rigenerazione naturale delle aree interessate (sono 60 i punti di monitoraggio per verificare la "reazione" del territorio), dall'altra è la stessa Provincia ad occuparsi del ripristino, nell'ordine di 150-200 ettari all'anno, compito non facile anche per la carenza di manodopera. Punteremo su specie diverse, come larici e aceri, per proteggere i boschi". Gli sforzi, tuttavia, produrranno risultati duraturi solo in un arco temporale importante: 20 anni per la rigenerazione, 40 per avere nuovamente l'effetto protettivo e - afferma Wolynsky - 60-70 per poter nuovamente inserire le aree colpite da Vaia e bostrico nella filiera del legno.