Il Covid e quei bimbi mai nati. Con il lockdown nascite crollate del 14%
di Elena Dusi , di Elena DusiPiù tempo passato in famiglia, condito però dalla paura del futuro. Questi sono stati gli ingredienti del lockdown, all'inizio della pandemia. Ci si è chiesti spesso come sarebbe finito il braccio di ferro fra i due. Oggi che la rivista Human Reproduction pubblica i dati sulle nascite in Europa, il nome del vincitore è evidente: la paura ha vinto per ko sul tempo e sull'intimità ritrovati. Fra nove e dieci mesi dopo la chiusura della porta di casa per colpa del virus (marzo 2020), le nascite nei 24 paesi europei oggetto dello studio sono crollate del 14%: un dato simile alla diminuzione registrata dopo l'epidemia di Spagnola nel 1918-19.
All'appello mancano 90mila bambini
L'effetto è evidentissimo nei primi due-tre mesi del 2021 in tutto il continente. I bimbi mai venuti al mondo per colpa del lockdown sarebbero quindi attorno ai 90mila, tra gennaio e marzo. Subito dopo i dati riprendono a salire. Nella metà dei pa…
Più tempo passato in famiglia, condito però dalla paura del futuro. Questi sono stati gli ingredienti del lockdown, all'inizio della pandemia. Ci si è chiesti spesso come sarebbe finito il braccio di ferro fra i due. Oggi che la rivista Human Reproduction pubblica i dati sulle nascite in Europa, il nome del vincitore è evidente: la paura ha vinto per ko sul tempo e sull'intimità ritrovati. Fra nove e dieci mesi dopo la chiusura della porta di casa per colpa del virus (marzo 2020), le nascite nei 24 paesi europei oggetto dello studio sono crollate del 14%: un dato simile alla diminuzione registrata dopo l'epidemia di Spagnola nel 1918-19.
All'appello mancano 90mila bambini
L'effetto è evidentissimo nei primi due-tre mesi del 2021 in tutto il continente. I bimbi mai venuti al mondo per colpa del lockdown sarebbero quindi attorno ai 90mila, tra gennaio e marzo. Subito dopo i dati riprendono a salire. Nella metà dei paesi - quelli a reddito più alto - si vede anche un tentativo di rimbalzo. In altri come l'Italia l'andamento resta negativo per buona parte del 2021. Solo negli ultimi due mesi l'Istat osserva una certa ripresa, che non basta però a evitare che l'anno passato risulti il più povero di bebè: 399mila, il valore più basso dall'unità d'Italia.
L'effetto lockdown
Lo studio di Human Reproduction è stato guidato da Léo Pomar, professore di medicina all'università di Losanna. La causa del declino delle nascite, notano i ricercatori, non è tanto il Covid inteso come malattia, che danneggia soprattutto la salute di persone che hanno superato l'età fertile. A far posporre i progetti di concepimento è il lockdown in sé stesso. "La sua durata ha avuto un effetto diretto sulle coppie" scrive Pomar. Più lungo è il periodo trascorso in casa, più è marcato il calo delle nascite. In Italia, con 70 giorni di chiusura di ogni attività sociale, si è avuto un crollo del 17,1%, uno dei più alti in Europa. "In Svezia - notano i ricercatori svizzeri - che ha avuto un numero importante di morti, ma nessun lockdown, il calo delle nascite è stato moderato".
Il declino di lungo periodo
Massimo Livi Bacci, uno dei più importanti demografi italiani, professore all'università di Firenze e membro dell'Accademia dei Lincei, non si stupisce. "Ogni shock ha un effetto immediato. Nell'incertezza, le coppie procrastinano i loro progetti di concepimento, e questo è razionale. Ma la reazione in genere è solo temporanea. Presto si torna alla tendenza di lungo periodo, che in Italia è per l'appunto di marcata decrescita della natalità". Anche nel resto dell'Europa le culle sono in calo da tempo: tra il 2015 e il 2019 i 24 paesi osservati nello studio hanno perso ogni anno il 2,9% dei neonati.
Le paure e il calo del desiderio
"All'inizio del lockdown - ricorda lo studio svizzero - i media ipotizzarono che i rapporti sessuali sarebbero aumentati nelle coppie che lavoravano da casa. Questo periodo invece è stato caratterizzato da un calo del desiderio sessuale, soprattutto nelle donne prive di lavoro. L'ansia collegata alla mancanza di informazioni sugli effetti di Sars-Cov2 in gravidanza e il timore di una crisi economica e sociale alla fine della pandemia potrebbero aver spinto le coppie a rimandare la scelta di un figlio". All'arrivo del virus tra l'altro, nella confusione generale, le società europea e americana di medicina riproduttiva avevano diffuso la raccomandazione (presto ritirata) di evitare visite e trattamenti medici non urgenti.
I precedenti di guerre ed epidemie
Crolli delle gravidanze si erano già osservati durante le guerre mondiali, l'epidemia di Spagnola e quella di Ebola in Africa occidentale dal 2013. Cali temporanei si notano dopo terremoti o uragani catastrofici. "Nel caso delle guerre, conta molto la separazione delle coppie" fa notare Livi Bacci. "Subito dopo si vede un rimbalzo evidente delle nascite". Nel caso della Spagnola e di Ebola c'è l'effetto diretto della malattia, che ha fatto ammalare o ha ucciso molti giovani in età fertile.
Il Covid invece ha agito in modo diverso, scavando un tunnel che ha minato la nostra fiducia nel futuro. "I paesi che hanno reagito all'arrivo della pandemia con il lockdown - fa notare lo studio svizzero - sono stati quelli in cui il virus ha mandato in tilt i sistemi sanitari. La paura di una crisi sociale e sanitaria ha contribuito al calo delle nascite nei nove mesi successivi". E' poi noto, proseguono gli autori, "che paura e stress incidono in modo negativo sulla fertilità".
Al calo delle nascite, poi, il Covid ha associato un terribile aumento delle morti, soprattutto fra gli anziani. "La pandemia in Italia è costata la vita a 180mila persone, con un'età media di 80 anni" fa notare Livi Bacci. "Per fortuna con il tempo l'eccesso di mortalità causato dalla pandemia si è riassorbito. Ora almeno l'aspettativa di vita è tornata normale".