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Cristoforetti: "Quei venti minuti camminando nello Spazio per godermi la Terra che mi scorreva sotto"

L'astronauta racconta la sua missione di 168 giorni: "Lassù un clima di affiatamento molto bello anche con i colleghi russi"
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"La camminata nello spazio è stata un'esperienza molto intensa da tanti punti di vista, soprattutto sfidante da un punto di vista fisico: la tuta russa è molto rigida ed è faticoso lavorarci dentro. Da un punto di vista mentale invece ero molto preparata e mi sono sentita a mio agio fin dal primo momento" così Samantha Cristoforetti, ritornata sulla Terra pochi giorni fa e protagonista nella conferenza stampa dell'ESA nell'European Astronaut Center di Colonia, racconta il momento clou della sua missione di 168 giorni.

 "Molto affiatamento con i russi"

A bordo della stazione spaziale c'è un "clima molto bello anche con i colleghi russi", di "affiatamento, di legami forti in un gruppo che lavora insieme per gli stessi obiettivi" mettendo "davanti le cose che uniscono e da parte quello che è conflittuale", ha detto Cristoforetti.

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"La camminata nello spazio è stata un'esperienza molto intensa da tanti punti di vista, soprattutto sfidante da un punto di vista fisico: la tuta russa è molto rigida ed è faticoso lavorarci dentro. Da un punto di vista mentale invece ero molto preparata e mi sono sentita a mio agio fin dal primo momento" così Samantha Cristoforetti, ritornata sulla Terra pochi giorni fa e protagonista nella conferenza stampa dell'ESA nell'European Astronaut Center di Colonia, racconta il momento clou della sua missione di 168 giorni.

 "Molto affiatamento con i russi"

A bordo della stazione spaziale c'è un "clima molto bello anche con i colleghi russi", di "affiatamento, di legami forti in un gruppo che lavora insieme per gli stessi obiettivi" mettendo "davanti le cose che uniscono e da parte quello che è conflittuale", ha detto Cristoforetti.

La passeggiata nello spazio

"L'attività extraveicolare è sempre un'incognita - ha proseguito - Prima di uscire non puoi sapere come reagirai. E ci si può sentire disorientati. Di solito si cerca di sincronizzare l'uscita nello spazio con l'eclisse, ovvero la notte orbitale, perché è meno disorientante. Ma nel nostro caso non è stato possibile perché abbiamo avuto un po' di ritardo nell'attività pre-uscita, e quindi abbiamo dovuto uscire col sole. Però mi sono sentita subito a mio agio, anche perché dentro alla tuta ci si sente come quando siamo in addestramento, e poi mi sono concentrata sull'attività da fare nelle quasi 7 ore in cui siamo stati fuori nello spazio" spiega Cristoforetti, che aggiunge:"Ma poi ci sono stati 20 minuti" per godersi il fatto di essere lì fuori" nello Spazio,"nella parte finale abbiamo potuto goderci semplicemente il fatto di essere lì fuori, ad osservare la Terra che ci scorreva sotto. Ma come spesso succede, questo tipo di esperienze molto intense continui e elaborarle dopo, più che nel momento in cui le vivi". 

 

L'Europa alla conquista dello Spazio

Samantha è la prima astronauta europea a camminare nello spazio, e la prima comandante europea della Stazione Spaziale Internazionale. Ma per l'Europa l'avventura umana nello spazio è solo agli inizi: "Forse è tempo che l'Europa inizi a sviluppare la sua capacità indipendente di portare astronauti nello spazio" ha annunciato il capo dell'EAC Frank De Winne. "Un gruppo ESA ha già discusso la questione e febbraio, e si riunirà di nuovo questo mese qui a Colonia per valutare la questione non solo dal punto di vista tecnologico e operativo, ma anche da una prospettiva più ampia, di tipo sociale".

(reuters)

 

"Ammaraggio senza problemi"

Con le sue due lunghe missioni sull’ISS, AstroSamantha ormai è una veterana dello spazio, che però non dimentica l’Italia: «Mi sento anche meglio rispetto alla volta scorsa: probabilmente c’è un effetto di “memoria” anche nel riadattarsi alla sensazione del peso, alla gravità terrestre. Mi sembra che tutto sia meno faticoso» spiega Cristoforetti. «Ora mi aspettano delle sessioni post-volo per raccogliere i dati del “ritorno o non-ritorno alla normalità” necessari a completare gli esperimenti di fisiologia umana a cui ho partecipato. E poi il ritorno in Italia nei prossimi mesi, anche se non ho ancora una data precisa». Concludere il suo viaggio con un tuffo nell’oceano non è stato per nulla traumatico: «La fase di rientro è abbastanza simile a quella che ho già sperimentato nel 2015 tornando a bordo della navicella Soyuz e atterrando in Kazakhstan. In entrambi i casi si ha una fase in cui si rallenta molto attraversando l’atmosfera, fase in cui si vedono le fiamme fuori dall’oblò» spiega Cristoforetti.

 

«La grossa differenza è tra l’atterrare su terraferma e in mare. Forse siamo stati fortunati con il ritmo delle onde: nessuno di noi ne ha sofferto. È stata come una sorta di ninna nanna ondulatoria. Certo da un punto di vista dell’equilibrio vestibolare è più facile atterrare su terraferma, ma questo ammaraggio non ci ha dato problemi». Realizzato, e con successo, uno dei suoi sogni di astronauta, quello della camminata spaziale, quali altri sogni restano a Samantha? «Ora tutti mi chiedono: vuoi andare sulla Luna o su Marte?» risponde Cristoforetti. «Ma in realtà io mi sento arrivata a un punto della mia vita nel quale i sogni riguardano meno me stessa e e le mie ambizioni, e più ciò che possiamo fare collettivamente. Ad esempio oggi un sogno di vedere una navicella europea. Sapete, abbiamo molti astronauti giovani e capaci pronti a salirci sopra. Ma se lo chiedete a me, io ci salirei in un battibaleno, e sarebbe un altro sogno diventato realtà».

Il sogno di andare sulla Luna

Comunque la Luna non esce mai dall’orizzonte della nostra astronauta. «Che io ci vada non è impossibile: è nel reame delle possibilità» spiega. «Però mi piace ricordare che stiamo selezionando una nuova classe di astronauti e credo che la priorità per tutti, in questo momento, sia assicurarci che abbiano delle possibilità di volo al più presto». Volo che ormai è quasi la dimensione naturale per Samantha: «Credo che la cosa che mi piace di più in assoluto sia la sensazione dell’assenza di peso» spiega. Ma, pur in assenza di peso, l’astronauta italiana non ha certo preso con leggerezza la responsabilità – e l’onore – di diventare comandante dell’ISS. «Il passaggio di consegne è stato un bel momento, anche perché Oleg (Artemyev, russo, il precedente comandante dell’ISS) è una persona molto calorosa e generosa. E siamo stati insieme fin dall'inizio, perché Oleg e i suoi colleghi ci hanno accolti sulla Stazione Spaziale, in quanto arrivati prima di noi» ricorda Cristoforetti. «Abbiamo fatto la passeggiata spaziale insieme e si è creato un legame molto forte, per cui il passaggio di consegne è stato emozionante». Anche per noi, AstroSamantha, anche per noi.