Se non ora, quando? Il coraggio delle donne iraniane che tolgono il velo e dicono: adesso basta
di Oriana Liso , di Oriana LisoGouhar Eshghi, Elnaz Rekabi, Asra Panahi. Da 80 a 16 anni, da una vita passata con il velo a una vita che sarebbe iniziata davvero adesso, con la speranza di poter scegliere se portarlo o no, quel velo, e che invece è finita nella repressione. Il coraggio delle donne iraniane, in queste settimane, fa paura. Spaventa un regime, insegna alle donne in tutto il mondo la vertigine della libertà.
Lo scorso giugno, prima che l’omicidio di Mahsa Amini per quel velo portato male rendesse pubblica la protesta, c’era stato un primo segnale, troppo piccolo per potere immaginare quello che sta avvenendo, ma a guardarlo adesso conteneva già tutte quelle immagini di ragazze con il dito medio alzato e i capelli sciolti, delle chiome intere, ben più di poche ciocche, tagliate per strada. In una piazza della città di Shiraz decine di ragazzi e ragazze avevano fatto una gara di skateboard. Non solo assieme, maschi e femmine, ma senza hijab, con i capelli…
Gouhar Eshghi, Elnaz Rekabi, Asra Panahi. Da 80 a 16 anni, da una vita passata con il velo a una vita che sarebbe iniziata davvero adesso, con la speranza di poter scegliere se portarlo o no, quel velo, e che invece è finita nella repressione. Il coraggio delle donne iraniane, in queste settimane, fa paura. Spaventa un regime, insegna alle donne in tutto il mondo la vertigine della libertà.
Lo scorso giugno, prima che l’omicidio di Mahsa Amini per quel velo portato male rendesse pubblica la protesta, c’era stato un primo segnale, troppo piccolo per potere immaginare quello che sta avvenendo, ma a guardarlo adesso conteneva già tutte quelle immagini di ragazze con il dito medio alzato e i capelli sciolti, delle chiome intere, ben più di poche ciocche, tagliate per strada. In una piazza della città di Shiraz decine di ragazzi e ragazze avevano fatto una gara di skateboard. Non solo assieme, maschi e femmine, ma senza hijab, con i capelli sciolti sulle spalle o raccolti, ma comunque visibili. Una decina di persone erano state arrestate per “una chiara violazione delle regole religiose e delle norme legali", aveva dichiarato il capo della polizia, spiegando che il video diffuso sui social network è stato utilizzato dalle autorità per identificare e arrestare le persone coinvolte e gli organizzatori della manifestazione. Pochi anni fa ci aveva provato più volte Vida Movahed, una giovane donna (e madre) che per due volte aveva protestato contro l’obbligo del velo togliendoselo in piazza, era stata arrestata, si era creato un movimento internazionale per sapere dove fosse, un hashtag, #whereisshe, aveva viaggiato tra i telefoni di tutto il mondo.
Ed è quello che è successo anche per Elnaz Rekabi, la campionessa di arrampicata che aveva partecipato ai campionati asiatici senza velo. Scomparsa dall’albergo della squadra, mentre le voci preoccupate si rincorrevano, è alla fine riapparsa con un post sul suo profilo Instagram in cui dice: “Mi dispiace per le preoccupazioni che ho suscitato. Mi hanno chiamata a scalare all'improvviso e il mio abbigliamento ha avuto un problema, non è stato intenzionale”. Ma chi ci crede?
Di gesti intenzionali e di coraggio vero. Come quello di Gouhar Eshghi, che a 80 anni sembra quasi si sia detta “se non ora quando”: si è seduta sul tappeto con una cornice tra le mani, quella della foto di suo figlio Sattar Beheshti, torturato e ucciso più di dieci anni fa per le posizioni non allineate al regime che esprimeva sul suo blog. Ha tolto il velo mostrando i lunghi capelli grigi e ha detto: “Per i nostri giovani, dopo 80 anni, a causa di una religione che sta uccidendo le persone, mi tolgo il mio hijab. Maledico i codardi. Se mi ascoltate, scendete nelle strade. Siete codardi se non lo fate”.
Non è stata codarda Asra Panahi, che aveva 16 anni e frequentava il liceo femminile ad Ardabil: a scuola sono arrivate le forze di sicurezza e hanno imposto a tutte le studentesse di cantare un inno dedicato allo Ayatollah Khameini, magari per postarlo sui social come controcanto ai video in cui le studentesse protestano davanti alle foto di Khameini. Asra e altre ragazze si sono rifiutate, sono state picchiate, le botte su di lei sono state forse più forti. È morta, e uno zio ha detto – ha dovuto dire – che aveva un problema cardiaco congenito. Nessuna ragazza e nessuna donna sta morendo per le botte in Iran: muoiono tutte perché malate. Di libertà.
Il Teorema
La mia canzone del cuore di Lucio Dalla è Cara. Ma è stato soltanto qualche settimana fa, parlando con Martina che ha 26 anni e Dalla lo sta conoscendo grazie a Cesare Cremonini, che ho riso pensando all’effetto che fa oggi la frase “così come una farfalla ti sei alzata per volare, ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare, se non fossi uscito fuori per provare anche io a volare”. (Piccolo inciso: Cara è del 1980, nel 2019 Cremonini scrive Giovane stupida dedicata alla sua fidanzata, Cremonini viene attaccato da chi lo accusa di sessismo e di avere scarsa considerazione delle donne).
Francesco Baccini fa un concerto qualche giorno fa, forse sbagliando – ma è uomo, direbbero le donne – prima di iniziare a cantare Le donne di Modena scherza dal palco e dice che oggi quella canzone non potrebbe scriverla. Excusatio non petita, giovane donna dal pubblico si manifesta: e se forse fino a quel momento non aveva mai fatto caso al testo – scritto nel 1990: “Ma tutte fanno da mangiare, sanno cucinare, odiano stirare e sanno fare l’amore” – quella frase lì le mette la pulce nell’orecchio e quindi si alza dalla sua sedia e protesta.
Baccini, intervistato da Emanuele Giampaoli per Repubblica Bologna, dice: “Lucio Dalla di Disperato Erotico Stomp lo arrestiamo? Al Vasco di Colpa di Alfredo gli tagliamo le mani? E a Freak Antoni, uno degli autori più sensibili e ironici, chi glielo spiega che Mi piacciono le sbarbine non può più scriverla? Anche un film come Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, girato da Lina Wertmüller, oggi non si può più girare. Il 'politically correct', così come lo intendono in tanti, è peggio della censura che degli anni Sessanta, che toccò anche De André”. Ernesto Assante non ci gira attorno: “Il tema esiste, e non c'è dubbio che il modo in cui la donna è stata rappresentata nella storia della canzone italiana è stato in molti casi discutibile in assoluto, al di là dell'epoca e del contesto in cui le canzoni sono state scritte. Ma il contesto e l'epoca contano e dando per scontato che il mondo nel frattempo è cambiato, che il modo in cui ascoltiamo le canzoni è cambiato, che il modo in cui gli autori scrivono è cambiato, è pur vero che brani che hanno trenta, quaranta o anche più anni sulle spalle, non possono e non debbono essere 'cancellate' o 'riscritte'".
Ma della riflessione di Baccini – al netto dello scambio di messaggi sublime con Marco Ferradini di Teorema e di “prendi una donna e trattala male” – mi piace anche molto un passaggio: “Se devo dirla tutta, nel rap e nella trap si sentono testi inquietanti, altro che sessismo, la donna è veramente trattata come un oggetto”. Mi capita per lavoro – perché ormai di trapper arrestati ce ne sono diversi – di ascoltare alcune canzoni e leggere alcuni testi al confronto dei quali Bella stronza di Marco Masini era una canzone delicatissima. Invece di pensare a riscrivere o eliminare canzoni di quaranta o trenta anni fa, possiamo pensare invece a quelle che scrivono ora giovani trapper idolatrati anche dalle ragazze?
Cosa è successo questa settimana
Una bambina di 4 anni arrivata sola a Lampedusa. O meglio: arrivata senza la sua famiglia, affidata nel viaggio su un barcone partito dalla Tunisia ad altre donne, sconosciute, che erano a bordo. Sono storie che colpiscono, purtroppo sempre fino alla prossima. In questo caso i genitori sarebbero stati arrestati dalle autorità tunisine per abbandono di minore. Da quanto si è capito, la coppia, con la bambina di 4 anni e un’altra di 7, stava cercando di salire sul barcone per raggiungere l’Italia, ma nel tratto da affrontare a nuoto la donna si sarebbe sentita male. Così il marito ha affidato la piccola, che era con lui, alle donne sul barcone, tornando indietro per salvare la moglie e l’altra figlia. La procura dei Minori di Palermo ha presentato un ricorso urgente al tribunale per nominare un tutore e assegnare la bambina, che adesso è in una struttura protetta per minori soli, a una comunità familiare.