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Pari opportunità, dal lavoro alla politica quanto è profondo il gap dei generi

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Nel confronto donna-uomo l'Italia è 63esima su 146 nazioni. La Germania è al decimo posto e la Spagna al 17esimo. Anatomia di un ritardo storico. Che il nuovo governo di centrodestra rischia di alimentare depotenziando il ministero creato ad hoc
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È come spegnere un faro che mette luce nell'ombra delle diseguaglianze e dell'ingiustizia di genere. Ossia di quanto in Italia la parità tra donne e uomini sia lontana e imperfetta, nonostante il cammino fatto, nonostante le conquiste. Basta leggere i dati, guardare le statistiche per rendersi conto dell'importanza di un dicastero, nel tempo cresciuto di importanza, che vigili, denunci, promuova politiche di parità. Partendo, ad esempio, da un numero: nella classifica mondiale del "Global gender gap index" compilato ogni anno dal "World Economic Forum":  l'Italia è al 63esimo posto su 146 nazioni.

Un indicatore che misura il divario di genere in più ambiti, dalla politica all'istruzione, dal lavoro alla salute. Tanto per fare un raffronto che ci racconta il nostro Paese, in questa stessa classifica la Germania è al decimo posto, la Francia al quindicesimo, la Spagna al diciassettesimo.

Una distanz…

È come spegnere un faro che mette luce nell'ombra delle diseguaglianze e dell'ingiustizia di genere. Ossia di quanto in Italia la parità tra donne e uomini sia lontana e imperfetta, nonostante il cammino fatto, nonostante le conquiste. Basta leggere i dati, guardare le statistiche per rendersi conto dell'importanza di un dicastero, nel tempo cresciuto di importanza, che vigili, denunci, promuova politiche di parità. Partendo, ad esempio, da un numero: nella classifica mondiale del "Global gender gap index" compilato ogni anno dal "World Economic Forum":  l'Italia è al 63esimo posto su 146 nazioni.

Un indicatore che misura il divario di genere in più ambiti, dalla politica all'istruzione, dal lavoro alla salute. Tanto per fare un raffronto che ci racconta il nostro Paese, in questa stessa classifica la Germania è al decimo posto, la Francia al quindicesimo, la Spagna al diciassettesimo.

Una distanza siderale dunque in termini di parità. Se effettivamente, come anticipa Repubblica, Giorgia Meloni, prima donna premier della nostra storia repubblicana, accorperà il ministero delle Pari opportunità a quello dello Sport e della Gioventù, depotenziandolo, sarà, appunto, come spegnere un faro.

Spiega Flaminia Saccà, ordinaria di Sociologia dei fenomeni politici alla Sapienza di Roma: "Viviamo in un Paese profondamente maschilista, stereotipi e pregiudizi sono ben lontani dall'essere scardinati. Ce lo dicono i dati sulla violenza di genere, sulla giustizia negata alle donne. Eliminare, anche, il ministero delle Pari opportunità, vuol dire fare un passo indietro, non ritenere la parità un conquista fondamentale".

L'occupazione: una su 4 costretta a scegliere il part-time

Ad agosto 2022 il tasso di occupazione femminile era del 50,9% contro il 69,2% di occupazione maschile. Una distanza enorme. Nel 2020 circa 33mila lavoratrici madri si sono licenziate perché non riuscivano a conciliare vita professionale e vita privata. Il 24% delle donne sceglie il lavoro part-time contro il 6% dei maschi. Una scelta dettata, quasi sempre, dal desiderio ma anche dal dovere di occuparsi della famiglia, compresi i familiari anziani e non autosufficienti. Una scelta che comporta, una penalizzazione in termini di carriere e poi anche di pensioni. Che sono in media più basse del 30% rispetto a quelle degli uomini. I ruoli apicali: la rivoluzione incompiuta. Se nei cda delle aziende la presenza femminile è ferma al 35%, le donne “Ceo” sono, soltanto, il 3%.

Le retribuzioni: stessi titoli e funzioni, ma stipendi più bassi

La differenza, statistica, tra gli stipendi delle donne e quelli degli uomini, è oggi del 4,2%. Si chiama “gender pay gap” e penalizza, appunto, i salari delle donne, rispetto a quelli dei maschi, a parità di titoli, addirittura di identiche funzioni. La penalizzazione è più forte in ambito privato, rispetto alle aziende pubbliche, dove è più forte il controllo sindacale. Una distanza figlia di ragioni storiche, ben precise, che va comunque assottigliandosi. Tutto parte dalla discriminazione sessista. I maschi ricevono più promozioni dunque i loro stipendi salgolno. Le donne, tra maternità e part time, hanno carriere più discontinue e per questo vengono penalizzate nelle buste paga.

In Parlamento: meno elette alle Camere, primo calo in vent’anni

Giorgia Meloni è la prima donna premier del Parlamento italiano. Proprio nell’anno, però, in cui la rappresentanza femminile al Senato e alla Camera, subisce una brusca frenata. Sono il 32% del totale le deputate e le senatrici elette dal voto del 25 settembre scorso, contro il 35% delle elette nel 2018. Tre punti in meno non sono pochi, è il primo calo in vent’anni di crescita, lenta e costante. In un Paese dove di certo la presenza femminile in politica è ormai massiccia, ma fortemente minoritaria rispetto a quella maschile. Le donne comunque hanno disertato le urne più dei maschi. Il gap è anche a livello locale. Sono il 14,89% le sindache italiane, il 17% elette nel Nord, meno del 10% elette al Sud. A guida delle Regioni troviamo soltanto una donna, in Umbria.

In casa: la famiglia dopo l’ufficio, un onere solo femminile

C’è un ambito, il più difficile da quantificare, ma che incide enormemente nelle pari opportunità tra maschi e femmine. È il lavoro cura, ossia tutte quelle ore che in una famiglia madri e padri dedicano ai figli, alla casa, all’accudimento di genitori e familiari anziani. Questo impegno, gravoso e non retribuito, è in grandissima parte sulle spalle delle donne. Secondo una ricerca di “Valore D”, oggi le donne dedicano al lavoro di cura 5 ore e 5 minuti al giorno contro un’ora e 48 minuti dei maschi. Un'asimmetria storica che si traduce per le donne, spesso, nella scelta dolorosa di abbandonare l’impiego, riproducendo il ciclo di disoccupazione e povertà.