Everest, una spedizione tutta italiana indaga come reagisce il corpo umano in alta quota
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiCome si adatta il corpo umano agli ambienti estremi? Un gruppo di italiani lo scoprirà (e con loro lo scopriranno i ricercatori di 12 atenei e 7 centri di ricerca che li seguono) sull'Everest in una missione che durerà fino all'8 novembre. Si tratta di 22 sportivi non professionisti (13 uomini e 9 donne) di età compresa tra i 20 e i 60 anni, che sfideranno i propri limiti - e la propria preparazione fisica e mentale all'impresa, che è durata quasi un anno - inerpicandosi fino ai 5000 metri del Laboratorio Piramide del CNR intitolato ad Ardito Desio (lo storico esploratore e geologo artefice nel '54 della conquista del K2), situata a Lobuche, in Nepal, sul versante sud del monte Everest.
Come si adatta il corpo umano agli ambienti estremi? Un gruppo di italiani lo scoprirà (e con loro lo scopriranno i ricercatori di 12 atenei e 7 centri di ricerca che li seguono) sull'Everest in una missione che durerà fino all'8 novembre. Si tratta di 22 sportivi non professionisti (13 uomini e 9 donne) di età compresa tra i 20 e i 60 anni, che sfideranno i propri limiti - e la propria preparazione fisica e mentale all'impresa, che è durata quasi un anno - inerpicandosi fino ai 5000 metri del Laboratorio Piramide del CNR intitolato ad Ardito Desio (lo storico esploratore e geologo artefice nel '54 della conquista del K2), situata a Lobuche, in Nepal, sul versante sud del monte Everest.
Evitare il male acuto da montagna
La spedizione "Lobuje Peak-Pyramid: Exploration & Physiology 2022" ha l'obiettivo di registrare e studiare i parametri fisiologici e clinici dei partecipanti durante le tappe del viaggio, pianificate in modo che il corpo abbia modo di adattarsi in modo graduale all'ascesa, così da evitare il cosiddetto "male acuto di montagna" (cefalea, nausea, inappetenza ed eventuali conseguenze più gravi come edema cerebrale e polmonare). Responsabile scientifico del progetto è Vittore Verratti, professore del dipartimento di Scienze Psicologiche e della Salute presso l'Università G. D'Annunzio Chieti-Pescara. I primi test - neuropsicologici, cardiorespiratori, di saturazione dell'ossigeno nel sangue, urodinamici - sono stati prima della partenza al livello del mare e saranno ripetuti ogni giorno alle varie altezze raggiunte dal gruppo. "Cercheremo di indagare le differenze fisiologiche tra coloro che vivono stabilmente in alta quota e coloro che vivono in bassa quota, cercando di capire come lo spostamento tra le quote possa favorire cambiamenti nell'assetto fisiologico umano" ha spiegato Verratti all'agenzia Dire (finanziatrice della missione).
Come cambia la percezione del dolore
Tra tutti i partecipanti, solo 4 saranno quelli che prenderanno parte alla scalata finale sul Lobuche, insieme al capo della spedizione alpinistica Gaetano Di Blasio. Tra le risposte fisiologiche in alta quota, oltre ai cambiamenti nella risposta cardiovascolare, respiratoria, metabolica e muscolare, si indagherà sull'effetto dell'altitudine sulla percezione del dolore: tramite una punta, verrà applicato uno stimolo meccanico sulla pelle del braccio e i soggetti dovranno riferire la sensazione provata. Questo tipo di esperimenti aiutano a capire quanto la sensibilità possa diminuire quando ci si trova in alta quota. "Inoltre studieremo come l'ipossia, ovvero la minore ossigenazione dovuta alla ridotta concentrazione di ossigeno nell'aria respirata, possa avere un impatto negativo sull'olfatto, sulla postura, sul microbiota orale e intestinale e sulle risposte infiammatorie dell'organismo" ha spiegato Verratti all'agenzia. Dieci dei 22 volontari saranno sottoposti anche a tracciamento del sonno per verificare l'eventuale comparsa di disturbi respiratori dovuti all'ascesa. La dieta dei 22 sarà particolarmente ricca di carboidrati, così da fornire rapidamente l'apporto energetico necessario per la salita. "Sarà il menu tipo dell'alpinista: grandi quantità di riso, patate e una quota di proteine dalla carne bianca" ha spiegato Gaetano di Blasio all'agenzia Dire. "E naturalmente proteine in barretta, liquidi e integratori".
La seconda volta
Questa, per Vittore Verratti, è la seconda missione di studio degli adattamenti fisiologici umani all'alta quota. Il primo esperimento, coordinato da Verratti nel 2019, è avvenuto nello stesso periodo dell'anno e ha visto 12 componenti della spedizione, 6 alpinisti italiani e 6 sherpa nepalesi, arrivare all'altezza di 5150 metri sul tratto himalayano del Nepal orientale, al confine con l'India. In quel caso lo studio (poi pubblicato su Frontiers in Physiology) aveva riscontrato che l'aumentare dell'altitudine provoca una riduzione nella saturazione dell'ossigeno nei tessuti, che si rivelò particolarmente evidente nei muscoli delle braccia (la maggior fatica sostenuta dalle gambe, ipotizzarono i ricercatori, avrebbe inibito la desaturazione dell'ossigeno da quei tessuti). Inoltre i membri nepalesi della spedizione riportarono una maggiore saturazione dell'ossigeno nei tessuti, soprattutto nei muscoli delle cosce: dato che può indicare un adattamento fisiologico dovuto alla loro frequente esposizione alle alte quote.