Lo psicoterapeuta Alberto Pellai: "Prima dei 14 anni niente cellulare e guardate i social con i vostri figli”
di Romina Marceca , di Romina MarcecaAlberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, non ha dubbi: "I ragazzi, quando vedono immagini così estreme e senza limiti, è come se si aspettassero che qualcuno li fermi. Esattamente come succede nella vita reale, ma questo sul web non accade".
Perché non si rivolgono subito ai genitori?
"Perché pensano che possono farcela da soli. E poi sanno di essere in un territorio proibito, cercano di proteggersi senza chiedere aiuto per non essere puniti dagli adulti".
Qual è la causa di quanto accade nelle chat dei ragazzini al centro dell'inchiesta?
"C'è una concomitanza di cause. Gli strumenti tecnologici non hanno limiti e vengono dati a ragazzi e ragazze sempre più giovani. Dall'altra parte, ci sono genitori che credono che la vita social dei figli vada protetta con la fiducia e senza invadere la loro privacy. Così però non offrono un progetto di educazione …
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, non ha dubbi: "I ragazzi, quando vedono immagini così estreme e senza limiti, è come se si aspettassero che qualcuno li fermi. Esattamente come succede nella vita reale, ma questo sul web non accade".
Perché non si rivolgono subito ai genitori?
"Perché pensano che possono farcela da soli. E poi sanno di essere in un territorio proibito, cercano di proteggersi senza chiedere aiuto per non essere puniti dagli adulti".
Qual è la causa di quanto accade nelle chat dei ragazzini al centro dell'inchiesta?
"C'è una concomitanza di cause. Gli strumenti tecnologici non hanno limiti e vengono dati a ragazzi e ragazze sempre più giovani. Dall'altra parte, ci sono genitori che credono che la vita social dei figli vada protetta con la fiducia e senza invadere la loro privacy. Così però non offrono un progetto di educazione digitale né sessuale. Accade che i ragazzi entrano in un territorio che non ha regole e confini e lì dovrebbero darsi un freno da soli".
A tredici anni si può?
"Assolutamente no. L'adulto resta sempre un forte portatore di regole, presidia il loro rispetto, spiega, motiva ed educa i figli nella vita reale. Quando i ragazzi entrano nella vita virtuale hanno la percezione chiarissima che lì non c'è nessuno a indicare il limite".
A che età è gestibile la vita social?
"Mai dare prima dei 14 anni un cellulare a un ragazzino. E se arriva prima di quell'età, genitori e figli devono stare insieme in quel territorio. Proprio come accade in una scuola guida. Nessuno darebbe un'auto a chi non ha la patente".
Quindi genitori più presenti nella vita social dei figli?
"Sì. Prima dei 14 anni bisogna sedersi sul divano anche tre o quattro volte a settimana, guardare insieme cosa succede nelle chat. Si deve avere l'autorevolezza di dire: 'Ti sto dando uno strumento complesso e tu mi devi dimostrare che sei all'altezza della fiducia che ti do'. Questo è il legame da instaurare".
Spesso i genitori sono impotenti.
"Come fanno a contrastare, nel luogo della massima sicurezza, la casa, quello che accade ai figli se chiusi nella loro camera con tre click qualsiasi adolescente entra nel peggiore dei territori?".
Come si possono proteggere i figli?
"Ci vorrebbe una regolamentazione internazionale di cosa può circolare online e cosa no. Parte della colpa è di un sistema che non mette barriere a immagini illegali. I nostri ragazzi sono a rischio e vulnerabili".