Festeggia duecento anni il Danieli, l'Hotel dei sogni di Venezia
di Vera Mantengoli , di Vera MantengoliVENEZIA- È un sogno che si rinnova ogni volta da 200 anni. Ci si tuffa in quella porta scorrevole che separa il dentro dal fuori, quella porta di legno e vetro che gira e gira senza fermarsi mai, e voilà, si è dentro all’Hotel Danieli che oggi spegne due secoli di candeline.
Correva infatti il 24 ottobre 1822 quando il friulano Giuseppe Dal Niel - da qui il futuro Danieli - arrivato con lo zio in Laguna a 8 anni per fare il garzone, comprava da Elena Michiel il secondo piano di Palazzo Dandolo, dal nome della famiglia che aveva dato quattro Dogi a Venezia.
Oggi di quell’edificio rimane ancora intatta la maestosa scala centrale a t…
VENEZIA- È un sogno che si rinnova ogni volta da 200 anni. Ci si tuffa in quella porta scorrevole che separa il dentro dal fuori, quella porta di legno e vetro che gira e gira senza fermarsi mai, e voilà, si è dentro all’Hotel Danieli che oggi spegne due secoli di candeline.
Correva infatti il 24 ottobre 1822 quando il friulano Giuseppe Dal Niel - da qui il futuro Danieli - arrivato con lo zio in Laguna a 8 anni per fare il garzone, comprava da Elena Michiel il secondo piano di Palazzo Dandolo, dal nome della famiglia che aveva dato quattro Dogi a Venezia.
Oggi di quell’edificio rimane ancora intatta la maestosa scala centrale a tutta vista, di fatto il cuore di pietra pulsante che incanta chi entra e si ritrova catapultato in un’atmosfera d’altri tempi.
"Una magia che si rinnova nel tempo"
«In effetti c’è una magia nell’Hotel Danieli che sembra si sia stratifica nel tempo e i clienti la sentono e tornano sempre» spiega il direttore Claudio Staderini. «Una magia data dalla sensazione che qui i sogni si realizzano e dall’ospitalità del personale. Queste caratteristiche si sposano con le storie passionali nate tra queste mura, la Callas con Onassis, Eleonora Duse con Gabriele D’Annunzio, George Sand con Alfred de Musset, solo per citarne alcune. La Sand finì poi per innamorarsi del medico veneziano Pietro Pagello e la stanza numero 10, dove alloggiava, è sempre tra le più richieste».
Eugenio Montale e l'Hotel Danieli
Il senso di appartenenza all’albergo degli oltre 200 dipendenti viene raccontato ricordando il poeta Eugenio Montale, tra i frequentatori più abituali dell’hotel che cita nei versi "L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe" in Ossi di Seppia. «Nella poesia la cameriera Hedia butta nel canale il calzascarpe di latta, ma non perché non era adatto a un Premio Nobel della Letteratura, come il poeta pensava, ma perché non era adatto a un cliente del Danieli» spiega Staderini, direttore dal 1982 al 2012, tornato in questi mesi per traghettare il Danieli nel passaggio di proprietà da Marriott Bonvoy a Fours Seasons.
La visita di Nelson Mandela
Non sono soltanto i luccicanti marmi e i preziosi broccati a rendere il Danieli un luogo così affascinante. «Sembra che quell’atmosfera data dal passaggio di personaggi eccezionali, già da quando era Palazzo Dandolo nel Cinquecento, rimanga» prosegue il direttore che tra gli ospiti che lo hanno emozionato di più ricorda Nelson Mandela appena diventato Presidente del Sudafrica.
Dal Niel stesso, analfabeta, incarna la realizzazione di un sogno. «Era il periodo del Grand Tour e Dal Niel punta sui turisti stranieri, mostrando che il Danieli aveva sempre qualcosa in più degli altri» aggiunge Giacomo Caruso, la guida che accompagna dall’inizio delle celebrazioni per i 200 anni i visitatori all’interno dell’hotel (le prossime date il 2, 8 e 15 novembre su prenotazione 041/782852). Dal Niel, imprenditore illuminato, chiama l’archietto Tranquillo Orsi che dà forma a nuovi spazi, ma sempre in chiave neogotica, come dimostra il grande salone punteggiato di altissime colonne che si perdono nel soffitto dorato. Qui, seduti nelle poltroncine, generazioni di attori, politici e intellettuali si sono fermati a sorseggiare un caffè o a leggere un libro, illuminati dai sofisticati lampandari di vetro, rigorosamente realizzati a Murano.
La svolta del Dopoguerra
Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 1840, il Danieli si allarga prima grazie agli investimenti della figlia adottiva Alfonsina Clement e del marito Sebastiano Muzzarelli che acquistano anche il primo piano e poi grazie a quelli di Alfredo Genovesi e Stefano Campi che subentrano nella gestione nel 1874 apportando molte migliorie tanto che nel 1895 l’albergo era dotato di ascensore, luce elettrica e acqua calda nelle stanze, l’unico così all’avanguardia. Sul finire dell’Ottocento si aggiunge Palazzo Casa Nuova, ex sede della tesoreria, e aumenta di prestigio anche grazie a Ciga Hotels. Sarà nel 1948, con il Palazzo Danieli Excelsior, detto Danielino, che l'albergo assumerà l’attuale look. «Abbiamo sempre voluto il massimo della tecnologia» spiega il direttore a proposito della struttura generale che ha 204 camere, la più costosa la Suite Reale di 250 metri quadrati, da tredicimila euro a notte. «Già da anni siamo a impatto zero sulla Laguna, ora saremo ancora più sostenibili».
Quando Charlie Chaplin si affacciò dalla terrazza
Un posto così non poteva che diventare un must, come lo è ancora. Non c’è evento mondano in città che non porti al Danieli i vip più esclusivi. Tra tutti quello di Charlie Chaplin rimane però nella storia. «Non volle incontrare nessuna autorità perché era contrario al regime» racconta Caruso. «Quando giunse in treno alla stazione c’era una folla immensa ad attenderlo e così davanti al Danieli. La Riva degli Schiavoni era piena, e così tutti i ponti. Tutti aspettavano un suo saluto che arrivò quando si sporse in terrazza per salutare le migliaia di fan».
Da Greta Garbo a Sofia Loren, passando per Raffaella Carrà e Sofia Coppola, senza dimenticare i politici come Helmut Kohl o Winston Churchill, assiduo frequentatore del Danieli, ma anche il Gran Duca di Prussia. Il cinema contribuì a consolidare la fama dell’hotel più amato di Venezia: The Tourist di Florian Henckel con Angelina Jolie e Johnny Deep, due 007 (Dalla Russia con Amore di Terence Young e Moonraker di Lewis Gilbert), Viaggio di Nozze di Carlo Verdone e Il piccione di Piazza San Marco con Jean Paul Belmonde e atnti altri. Qui passarono da Wagner a Morricone, anche loro incantantati dal fascino dell’architettura e dal calore del luogo, dovuto anche ai doni lasciati dagli ospiti.
«Tanti hanno regalato dei quadri portando avanti quella tradizione avviata già dal fondatore che voleva in questo modo creare un legame con i Dandolo, patrizi veneziani» racconta Caruso. «Tra i pezzi più prestigiosi ci sono una veduta di Venezia del 1621 di Giovan Battista Leotti, detto anche Arzenti, che venne acquistata all’asta nel 1989; ritratti di Ermolao Paoletti, molto in voga all’epoca, e le vetrate all’ultimo piano rifatte dal maestro Anzolo Fuga del 1986 che raffigurano quattro donne a Venezia in epoca diverse».
L’interno dell’albergo è un affascinante labirinto di porte e corridoi che sembrano rincorrersi fino alla terrazza che domina il Bacino di San Marco. Qui viene servito il cocktail realizzato per il compleanno, a base di gin, vermouth e spezie, a ricordare i tempi d’oro del commercio della Serenssima, e un menù speciale ideato dallo chef Alberto Fol in collaborazione con l'esperta di cucina storica Samanta Cornaviera.
Oggi si è scelto di omaggiare l’Hotel Danieli con un concerto: Monteverdi, in ricordo della prima rappresentazione di Proserpina rapita, eseguita a Palazzo Dandolo; Wagner, habituè di Venezia e dell’albergo e, infine, Ennio Morricone. Buon compleanno, Danieli!