Videogiochi, contrordine: migliorano le capacità cognitive dei bambini
di Elena Dusi , di Elena DusiUn punto alla difesa. Nel processo ai videogiochi, una ricerca scientifica oggi li assolve, osservando che dimenare i pollici per ore favorisce l'intelligenza, o almeno alcuni dei suoi aspetti. La capacità di resistere alle distrazioni e la memoria di lavoro - quella che ci permette di ricordare un numero di telefono per secondi o minuti - appaiono più efficienti nei bambini di 9 e 10 anni che giocano regolarmente, rispetto a quelli tenuti lontani dagli schermi.
Le aree del cervello attivate dai videogiochi
A pubblicare questo risultato sulla rivista Jama Network Open è un gruppo di psichiatri dell'università del Vermont, che ha esaminato 2mila bambini, per metà accaniti giocatori con almeno 3 ore di pratica quotidiana, e per l'altra metà totalmente 'astemi'. "Il nostro è il più ampio studio mai condotto sulla correlazione fra videogiochi, capacità cognitive e funzione cerebrale" scrivono i …
Un punto alla difesa. Nel processo ai videogiochi, una ricerca scientifica oggi li assolve, osservando che dimenare i pollici per ore favorisce l'intelligenza, o almeno alcuni dei suoi aspetti. La capacità di resistere alle distrazioni e la memoria di lavoro - quella che ci permette di ricordare un numero di telefono per secondi o minuti - appaiono più efficienti nei bambini di 9 e 10 anni che giocano regolarmente, rispetto a quelli tenuti lontani dagli schermi.
Le aree del cervello attivate dai videogiochi
A pubblicare questo risultato sulla rivista Jama Network Open è un gruppo di psichiatri dell'università del Vermont, che ha esaminato 2mila bambini, per metà accaniti giocatori con almeno 3 ore di pratica quotidiana, e per l'altra metà totalmente 'astemi'. "Il nostro è il più ampio studio mai condotto sulla correlazione fra videogiochi, capacità cognitive e funzione cerebrale" scrivono i neuroscienziati. A differenza delle ricerche del passato, gli psichiatri americani infatti hanno sottoposto anche a risonanza magnetica i loro volontari. Un impegno enorme, ma che ha permesso di osservare in vivo il funzionamento del cervello dei ragazzi, cogliendo nei mille giocatori una maggiore attivazione delle aree della corteccia coinvolte nell'attenzione e nella memoria.
Ogni genitore che osserva attonito i figli rapiti dallo schermo troverà controintuitivo questo risultato. Ma da alcuni anni la maggior parte delle ricerche va in questa direzione. A maggio uno studio simile (ma senza risonanza magnetica) su Scientific Reports aveva misurato un aumento dell'intelligenza nel passaggio dai 10 ai 12 anni, tra i giocatori di videogame. Lo stesso effetto non era apparso nei non giocatori, o in chi trascorreva il tempo sui social network. I ricercatori delle università di Amsterdam e dell'Istituto Karolinska di Stoccolma avevano attribuito addirittura alla diffusione delle tecnologie digitali il cosiddetto effetto Flynn: l'aumento medio del quoziente intellettivo dell'umanità osservato negli ultimi decenni e mai spiegato in modo convincente.
Un'ipotesi per giustificare l'effetto positivo dei videogiochi sulle abilità cognitive viene avanzata oggi dagli autori di Jama: "Una possibilità è che i videogiochi richiedano una serie di abilità nei campi dell'attenzione e della percezione (come il dover seguire molti oggetti, spostare l'attenzione in modo rapido e usare la visione periferica) simili a quelli di molte prestazioni cognitive, e possano migliorare i tempi di reazione, la creatività, la logica e l'abilità nel risolvere i problemi".
Il parere dello psichiatra
Non di sole capacità cognitive è fatto però un individuo, e l'abuso degli schermi è stato spesso legato a problemi di dipendenza, ansia, aggressività. Federico Tonioni, psichiatra all'Università Cattolica di Roma e direttore del Centro pediatrico per la psicopatologia da web al Policlinico Gemelli, invita comunque a non drammatizzare: "I bambini nati oggi crescono in un ambiente che ormai è multimediale. Fin da piccoli hanno degli schermi in mano. Questo li porta a parlare con un leggero ritardo, perché nel loro cervello le immagini precedono le parole, ma non per questo bisogna pensare che soffrano necessariamente di disturbi dell'apprendimento".
La stessa dipendenza da videogiochi, per Tonioni, potrebbe essere una reazione alla noia o alla rabbia. "Nei bambini più piccoli i videogiochi sono spesso un antidoto all'annoiarsi. In quel caso consiglierei ai genitori di trovare un'attività divertente da svolgere con loro. Non parlo di osservarli o accudirli, ma proprio di giocare insieme, facendosi coinvolgere, anche con un po' di sana follia e sempre con amore. Gli adolescenti invece, specialmente se scelgono giochi in cui si spara in continuazione, rivelano soprattutto una grande rabbia. L'adolescenza per loro è una montagna da scalare, e spesso affrontano l'impresa con un livello di autostima che è sotto ai piedi. I genitori, mostrando ai figli quanto deludono le loro ambiziose aspettative, non aiutano. L'autostima infatti nei ragazzi passa anche dal diritto di deludere le aspettative dei genitori, e un ragazzo che ha sufficiente autostima non ha nulla da temere dal mondo digitale. Anche le regole vanno contrattate insieme, non devono essere uno strumento con cui gli adulti piegano i ragazzi riducendoli all'obbedienza".