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Bimbi nudi, omicidi e meme nazisti: la banalità del male nelle chat dei ragazzi

Messaggi scambiati da 700 adolescenti. Tra i sette sotto inchiesta, un quattordicenne che ha confessato alla madre: "Sono ricattato"
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ROMA - La prima a togliere il coperchio sull'orrore che corre nelle chat degli adolescenti è stata una mamma di Chieti, nel settembre 2021, e ha subito detto: "Sono sconvolta". Ha chiamato il numero 114, il Servizio emergenza infanzia, ha presentato una denuncia alla polizia postale di Pescara e ha raccontato cosa le aveva confidato il figlio. Ha mostrato decine di immagini di bambini tra i 3 e i 4 anni vittime di abusi sessuali scoperte sul cellulare dell'adolescente di 14 anni. Ma quello è stato solo l'inizio.

C'è anche dell'altro su cinque chat di Telegram e Whatsapp seguite in Italia da 700 ragazzini: torture su uomini e animali, cadaveri mutilati, abusi su vittime di guerra, immagini di Hitler e Mussolini. Una galleria raccapricciante. I nomi delle chat sono molto espliciti: Necrofilo, Splat, Zoofilo, Scat, Splatter.

Sotto ricatto

Nonostante la denuncia, sotto inchiesta è finito per primo il figlio della mamma…

ROMA - La prima a togliere il coperchio sull'orrore che corre nelle chat degli adolescenti è stata una mamma di Chieti, nel settembre 2021, e ha subito detto: "Sono sconvolta". Ha chiamato il numero 114, il Servizio emergenza infanzia, ha presentato una denuncia alla polizia postale di Pescara e ha raccontato cosa le aveva confidato il figlio. Ha mostrato decine di immagini di bambini tra i 3 e i 4 anni vittime di abusi sessuali scoperte sul cellulare dell'adolescente di 14 anni. Ma quello è stato solo l'inizio.

C'è anche dell'altro su cinque chat di Telegram e Whatsapp seguite in Italia da 700 ragazzini: torture su uomini e animali, cadaveri mutilati, abusi su vittime di guerra, immagini di Hitler e Mussolini. Una galleria raccapricciante. I nomi delle chat sono molto espliciti: Necrofilo, Splat, Zoofilo, Scat, Splatter.

Sotto ricatto

Nonostante la denuncia, sotto inchiesta è finito per primo il figlio della mamma abruzzese. Poi si sono aggiunti altri sei adolescenti, tra i quali una ragazzina. Hanno tutti 14 e 15 anni, sono accusati di avere ricevuto e inviato, sui gruppi social, le immagini pedopornografiche. Figli di pregiudicati ma anche di bancari e impiegati di Bergamo, Bari, Napoli, Roma che sono rimasti senza parole davanti alle perquisizioni dei poliziotti in casa loro. "Non c'è un legame tra disagi in famiglia e la partecipazione a quelle chat", spiegano gli investigatori. I cellulari sequestrati hanno svelato che in quelle chat ci sono finiti anche ragazzini di 13 anni, non imputabili, che banalizzano o mostrano assoluta indifferenza per violenze e stupri.

L'adolescente di Chieti si è rivolto alla mamma quando è rimasto stritolato da un ricatto su una chat Telegram: "O continui a mettere le immagini o diciamo a tutti che sei coinvolto anche tu". Una estorsione per gli esperti delle indagini sul web a quel ragazzino che chiedeva di avere in cambio foto porno. "Mamma ho bisogno di aiuto", è stata la sua resa dopo mesi in quelle chat.

Il ruolo degli adulti

Le indagini, in un anno, si sono estese grazie all'impulso del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online del Servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma e hanno coinvolto altri 22 minorenni, sempre tra i 13 e i 15 anni, che hanno condiviso dei meme di Mussolini, di Hitler, di vittime delle guerre. È emerso un mondo in cui il dolore, invece di scuotere le coscienze, è stato oggetto di scherno, divertimento e condivisione da parte degli adolescenti. "Stickers e meme - racconta un investigatore - vengono caricate così a raffica che spesso, alcune, passano inosservate". Una sfida a chi resiste senza scandalizzarsi davanti a immagini orribili scovate sul web e in alcuni casi sul dark web. La polizia postale si è ritrovata a dover esaminare oltre 85mila messaggi. Non viene tralasciata la testa di questo scempio, gli investigatori del web sono a caccia di chi, tra gli adulti, spinge la circolazione delle immagini. Nei tribunali per i minorenni saranno convocati anche i genitori degli indagati per comprendere cosa si sia interrotto nella vigilanza sui figli. "Stiamo cercando di comprendere se ci sono adulti che pianificano questa diffusione - spiega Ivano Gabrielli, direttore del Servizio polizia postale e delle comunicazioni - Quello che vediamo nelle nostre indagini è un'assuefazione a un percorso che è sempre più drastico, cruento e raccapricciante". 

Un aiuto a famiglie e ragazzi

L'operazione che ha alzato il velo sulle chat senza limiti si chiama "Poison" perché per la polizia postale quelle immagini scambiate tra ragazzini sono veleno che scorre nelle giornate dei minorenni. Quei ragazzini indifesi e sordi alla violenza di foto e anche video, per chi lavora da anni con la circolazione di certe immagini sui social potrebbero avere bisogno adesso di un aiuto. Non sono esclusi provvedimenti da parte delle procure con l'intervento dei servizi sociali a sostegno dei ragazzi e delle loro famiglie. Perché è innegabile che in quella che gli inquirenti definiscono "una gara a chi posta l'immagine più sprezzante o truculenta per stupire" le vittime restano loro, i ragazzini.