Migranti, Piantedosi fa muro. Torna la politica dei porti chiusi alle Ong: "Non informano le autorità delle loro operazioni"
Salvini detta la linea politica, Piantedosi sceglie lo strumento tecnico. E nel giro di 48 ore dal suo insediamento, il governo Meloni rispolvera la strategia dei porti chiusi pronto a tornare a firmare divieti di ingresso nelle acque territoriali alle navi delle ong che ancora ieri hanno soccorso una barca dietro l’altra in una giornata convulsa in cui si contano ancora due neonati morti e 2.500 persone sbarcate, o che invocano aiuto nel Mediterraneo.
Si riavvolge il nastro di cinque anni: la flotta umanitaria come taxi del mare, pull factor dei flussi migratori nonostante i numeri (gli stessi riportati dal sito del Viminale) abbiano ormai da tempo smentito questa teoria visto che, ad esempio, dei 79.000 sbarcati nel 2022, quelli portati a terra dalle ong sono appena 10.000.
Piantedosi pronto a bloccare le navi ong
Ieri l’esordio di Salvini come ministro delle Infrastrutture con la convocazione del comandante generale della Guardi…
Salvini detta la linea politica, Piantedosi sceglie lo strumento tecnico. E nel giro di 48 ore dal suo insediamento, il governo Meloni rispolvera la strategia dei porti chiusi pronto a tornare a firmare divieti di ingresso nelle acque territoriali alle navi delle ong che ancora ieri hanno soccorso una barca dietro l’altra in una giornata convulsa in cui si contano ancora due neonati morti e 2.500 persone sbarcate, o che invocano aiuto nel Mediterraneo.
Si riavvolge il nastro di cinque anni: la flotta umanitaria come taxi del mare, pull factor dei flussi migratori nonostante i numeri (gli stessi riportati dal sito del Viminale) abbiano ormai da tempo smentito questa teoria visto che, ad esempio, dei 79.000 sbarcati nel 2022, quelli portati a terra dalle ong sono appena 10.000.
Piantedosi pronto a bloccare le navi ong
Ieri l’esordio di Salvini come ministro delle Infrastrutture con la convocazione del comandante generale della Guardia costiera era solo l’antipasto. Piantedosi e Tajani hanno lavorato di sponda predisponendo tutti gli atti necessari per avvisare le due navi umanitarie attualmente in missione e i loro Stati di bandiera, ma anche tutte le capitanerie di porto italiane, che il governo ha cambiato rotta e non intende far entrare navi che — a loro dire — operano salvataggi in assoluta autonomia senza rispettare le regole della Convenzione internazionale delle Nazioni unite sul diritto del mare condivise dall’Europa.
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Le due navi nel mirino
Ocean Viking di Sos Mediterranée e Humanity 1 che battono rispettivamente bandiera norvegese e tedesca sono avvertite: rischiano di rimanere a vagare in mare con le 326 persone che hanno bordo e con le altre che eventualmente soccorreranno. Piantedosi (che ha convocato per domani un Comitato nazionale ordine e sicurezza con polizia e servizi segreti) valuterà se, come appare assai probabile, firmare un divieto di ingresso in acque territoriali. E avvertiti, con una cosiddetta nota verbale fatta partire dalla Farnesina, sono anche Norvegia e Germania a cui l’Italia ha già annunciato i motivi del suo diniego: «Le operazioni di soccorso sono state svolte in piena autonomia e in modo sistematico in area Sar senza ricevere indicazioni dalle Autorità statali responsabili di quell’area Sar, ovvero Libia e Malta, che sono state informate solo a operazioni avvenute». E anche l’Italia sarebbe stata informata a soccorsi avvenuti.
Due interventi della nave Ocean Viking in 24 ore: 73 persone salvate in acque maltesi e libiche
Dalla Ocean Viking, che ieri pomeriggio ha effettuato altri due interventi, respingono le accuse al mittente: «Abbiamo sempre operato nel rispetto della legge. Da anni informiamo passo dopo passo le autorità competenti sui distress cases e su tutta la nostra attività; da anni chiediamo a tutte le autorità competenti il coordinamento dei soccorsi, richieste a cui non rispondono».
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Gli accordi Italia-Libia
È la vecchia battaglia che si riaccende, è la tregua finita. Anche perché le ong operano la maggior parte dei soccorsi in zona Sar libica o maltese, non ottengono mai risposte da La Valletta e non accettano di farsi coordinare dalle autorità di Tripoli escludendo di poter riportare i migranti nell’inferno da cui partono in un Paese non considerato sicuro. È la contraddizione che torna alla ribalta dei finanziamenti italiani alla guardia costiera libica, degli accordi Italia-Libia che stanno per essere rinnovati contro i quali oggi a Roma scenderanno in piazza dell’Esquilino 40 tra associazioni e ong.
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