Migranti, la fotodenuncia di Sea Watch contro la Guardia costiera libica: "Volevano sparare al nostro aereo"
La Guardia costiera libica avrebbe minacciato di sparare all'aereo di ricognizione della Sea Watch. "Nel pomeriggio di ieri la cosiddetta guardia costiera libica ha minacciato di colpire il nostro aereo da ricognizione Seabird 3 - è la denuncia della Ong che racconta come il velivolo avesse avvistato un gommone alla deriva in zona sar maltese. "E' arrivata quindi una motovedetta libica ordinando al Seabird 3 di uscire dalle acque territoriali libiche. Quando è stato comunicato che "ci trovavamo in area sar europea, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha minacciato: 'lasciate le acque territoriali altrimenti vi spariamo con dei missili".
Il Seabird aveva scattato nei giorni precedenti delle foto ora diffuse da Sea Watch per dimostrare la complicità tra la Guardia costiera libica e i trafficanti. Sabato 8 ottobre, l'equipaggio dell'areo di ricognizione Seabird in volo sul Mediterraneo individua un'imbarcazione in diffic…
La Guardia costiera libica avrebbe minacciato di sparare all'aereo di ricognizione della Sea Watch. "Nel pomeriggio di ieri la cosiddetta guardia costiera libica ha minacciato di colpire il nostro aereo da ricognizione Seabird 3 - è la denuncia della Ong che racconta come il velivolo avesse avvistato un gommone alla deriva in zona sar maltese. "E' arrivata quindi una motovedetta libica ordinando al Seabird 3 di uscire dalle acque territoriali libiche. Quando è stato comunicato che "ci trovavamo in area sar europea, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha minacciato: 'lasciate le acque territoriali altrimenti vi spariamo con dei missili".
Il Seabird aveva scattato nei giorni precedenti delle foto ora diffuse da Sea Watch per dimostrare la complicità tra la Guardia costiera libica e i trafficanti. Sabato 8 ottobre, l'equipaggio dell'areo di ricognizione Seabird in volo sul Mediterraneo individua un'imbarcazione in difficoltà con diverse decine di migranti. Nella stessa giornata una motovedetta della guardia costiera libica raggiunge la barca e prende le persone a bordo per riportarle indietro, ma invece di dare fuoco all'imbarcazione come si fa di solito per sottrarre un mezzo ai trafficanti di uomini, i guardiacoste libici salgono a bordo della barca e fanno un giro. Tre giorni dopo la stessa barca ( la certezza viene dal numero segnato sul fianco destro dell'imbarcazione) viene nuovamente avvistata in mare con decine di altre persone a bordo. L'ennesima prova della collusione tra la guardia costiera libica e le organizzazioni di trafficanti.
La denuncia di Sea Watch
La sequenza fotografica è stata diffusa dalla Sea Watch nel giorno in cui una quarantina di associazioni, enti e ong impegnati nel soccorso e accoglienza dei migranti è scesa in piazza a Roma per protestare contro l'imminente rinnovo del Memorandum Italia-Libia che il 3 novembre verrà prorogato automaticamente per tre anni. " La cosiddetta guardia costiera libica - scrive Sea Watch - è profumatamente finanziata e addestrata dall'Italia e dall'Europa, impedise sistematicamente alle persone di fuggire dai centri di detenzione e attraversare il Mediterraneo con intercettazioni e respingimenti illegali. Abbiamo le prove della collaborazione di questa milizia criminale con gli scafisti".
L'appello delle associazioni
"A cinque anni dal Memorandum Italia-Libia, il bilancio delle ricadute sulla vita di uomini, donne e bambini migranti è tragico. Dal 2017 ad oggi quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. La vita dei migranti e rifugiati in Libia è costantemente a rischio, tra detenzioni arbitrarie, abusi, violenze e sfruttamento. Significa non avere alcun diritto e nessuna tutela. Alla luce Alla luce della situazione di insicurezza e instabilità del paese, delle innumerevoli testimonianze di abusi e violenze e della completa e totale irriformabilità del sistema Memorandum - è l'appello delle associazioni - chiediamo all'Europa di riconoscere le proprie responsabilità e al Governo italiano di non rinnovare gli accordi con la Libia".
Magi: chiediamo una commissione d'inchiesta
"Non è tollerabile che uno Stato dell'Unione Europea come l'Italia continui ad essere il mandante delle gravi violazioni dei Diritti Umani perpetrate dai libici ai danni dei migranti del Mediterraneo, in forza di un Accordo che, peraltro, non è mai stato ratificato dal Parlamento. Con il Memorandum del 2017 il nostro Paese ha di fatto delegato la Guardia Costiera libica, fornendole supporto materiale e finanziandola, a intercettare uomini, donne e bambini che scappano alla ricerca di salvezza, e a riportarli forzatamente il Libia, dove vengono sottoposti a detenzioni, abusi e violenze, tra cui torture, stupri e uccisioni, come ampiamente documentato in questi anni da organizzazioni internazionali oltre che da numerose ONG". A dirlo è Riccardo Magi, presidente e deputato di +Europa, annunciando di avere deciso "di ripresentare una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta che faccia chiarezza sull'attuazione degli accordi di cooperazione e sui naufragi, sulle attività di addestramento e di supporto logistico della Guardia Costiera libica svolte dal personale italiano, sullo stato dei centri di detenzione e sulle violazioni dei diritti".