I nove del ragazzo con la pagella. "Dopo gli studi aiuterò chi come me ha vissuto la violenza nei lager"
Feletto (Torino) - Otto in tedesco e, attenzione, anche in educazione civica. Sette in latino, matematica, storia e geografia e spagnolo, la sufficienza in italiano, inglese e e scienze e un bel nove in scienze motorie e comportamento. Nel soggiorno della villetta con cui da un anno vive con la sua nuova famiglia, a Feletto, paese di 2.000 anime dell’hinterland di Torino, Turky, con un sorriso timido, mostra orgoglioso la pagella con la quale è stato promosso al terzo liceo linguistico che ha appena cominciato a frequentare. Un bel salto per un ragazzo fuggito dal suo paese, il Sudan, quando aveva solo 8 anni, insieme alla madre poi persa nei lager libici, il cui viaggio solitario è durato ben 8 anni prima di approdare in Italia con i primissimi permessi studio concessi grazie al progetto “Pagella in tasca” di Unhcr-Intersos. Pagella in tasca come quella che anni fa venne trovata cucina all’interno dei pantaloni di un piccolo migrante morto …
Feletto (Torino) - Otto in tedesco e, attenzione, anche in educazione civica. Sette in latino, matematica, storia e geografia e spagnolo, la sufficienza in italiano, inglese e e scienze e un bel nove in scienze motorie e comportamento. Nel soggiorno della villetta con cui da un anno vive con la sua nuova famiglia, a Feletto, paese di 2.000 anime dell’hinterland di Torino, Turky, con un sorriso timido, mostra orgoglioso la pagella con la quale è stato promosso al terzo liceo linguistico che ha appena cominciato a frequentare. Un bel salto per un ragazzo fuggito dal suo paese, il Sudan, quando aveva solo 8 anni, insieme alla madre poi persa nei lager libici, il cui viaggio solitario è durato ben 8 anni prima di approdare in Italia con i primissimi permessi studio concessi grazie al progetto “Pagella in tasca” di Unhcr-Intersos. Pagella in tasca come quella che anni fa venne trovata cucina all’interno dei pantaloni di un piccolo migrante morto in un naufragio.
E’ grazie a quel simbolo di un viaggio alla ricerca di un futuro migliore ma anche grazie alle sua capacità, al suo impegno e al suo amore per lo studio che davanti a Turky, oggi fresco diciottenne, si sono aperte le sliding doors di una vita che non osava nemmeno sognare dopo essere rimasto solo bambino, dopo le violenze e la carcerazione in Libia, dopo la fuga avventurosa in Algeria e Niger prima dell’accoglienza nel campo profughi dell’Unhcr.
L'obiettivo: " Lavorare per aiutare gli altri come me"
“Voglio prendere il diploma e poi iscrivermi all’Università in relazioni internazionali – dice – mi piacerebbe lavorare per una delle organizzazioni delle Nazioni Unite, rendermi utile per gli altri che come me affrontano tutto questo per salvarsi la vita e costruirsi un futuro”, dice. Conosce discretamente sei lingue Turky, l’arabo e il francese che parlava da piccolo, l’italiano che ha cominciato a studiare quando ha saputo di essere stato prescelto per il progetto Pagella in tasca, l’inglese, lo spagnolo e il tedesco che sta studiando adesso a scuola. E sembra essere consapevole che proprio lo studio gli cambierà la vita.
“Lo so e sono contento di essere qui - dice addentando una fetta di torta con le mele – in Italia mi trovo bene anche se soffro tanto l’inverno. Ma ho tanti amici e mi sono subito integrato, non ho mai avuto nessuna difficoltà, non mi sono mai sentito escluso e discriminato”.
La famiglia allargata
E però è stata dura per lui abituarsi alle regole della società e a quelle della famiglia affidataria che pure non è nuova ad esperienze di accoglienza in casa di minori in difficoltà, ma mai stranieri: Monica Armetta, la mamma, è farmacista e naturopata, Marco Zamberlan, suo marito, è un tecnico informatico e poi ci sono le loro due figlie, Nadia che studia a Roma e Silvia che invece studia a Torino e quindi vive in casa con loro. E con Turky. “ Non è stato facile per nessuno questo anno – dice Monica – abbiamo avuto anche momenti di incomprensione, dovuti al fatto che il suo vissuto è diverso dal nostro. E’ diverso il suo concetto di famiglia, il suo rapporto con la scuola, le donne, il cibo, il concetto stesso di regole”. Turky annuisce e prova a spiegare: “ Cosa è stato più difficile? Accettare il concetto di tempo, le limitazioni alla libertà, il modo di relazionarsi in famiglia e con le persone”. Interviene Marco: “ Si riesce a capire solo se si considera che in Africa a 10 anni si è considerati adulti, Turky a 13 anni guidava la macchina e la moto, ha viaggiato da solo tra Libia, Algeria e Niger con quello che possiamo immaginare che era poco più di un bambino per noi, poi arrivi in Italia a 17 anni e ti impongono un orario di entrata e uscita a casa, un orario di cena”.
Le regole della casa
Seduti al tavolo della cucina-soggiorno di questa famiglia allargata non è difficile capire cone funziona. Basta alzare gli occhi e leggere sul muro le scritte con le regole della casa: “ Essere felici, non lamentarsi, ridere tanto, essere sinceri, mantenere le promesse, credere in sé stessi, amarsi”.
Turky parla tanto a casa, racconta le sue giornate, è un ragazzo estremamente curioso e informato, legge i siti di informazione internazionali, ha le sue convinzioni. Del suo passato non parla volentieri e neanche di sua madre dalla quale è stato separato durante gli anni della prigionia in Libia e che non ha più ritrovato. Per lui adesso c’è solo il futuro. Fatti 18 anni ha tramutato il permesso di studio in una richiesta di asilo e, almeno per ora, la sua vita sarà in Italia. Poi si vedrà