Migranti, parla Chiara Cardoletti (Unhcr): "L'Italia lasciata sola, ci vuole una missione Ue per salvare vite umane"
Nel Mediterraneo si vivono giorni complicati. Si rivedono grandi barconi, migliaia di persone che chiedono aiuto e ancora tanti morti. E continua a mancare un adeguato dispositivo di soccorsi. E' così?
"Purtroppo sì - dice Chiara Cardoletti, rappresentante per l'Italia di Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati - Nelle ultime settimane abbiamo assistito a episodi tremendi, tra i quali l’arrivo molti bambini morti. Il nostro staff a Lampedusa assiste ormai quotidianamente all’arrivo di persone con urgenti bisogni di assistenza medica e psicologica. Da gennaio ad oggi sono oltre 1.500 i morti e dispersi nel Mediterraneo. La Guardia costiera italiana sta facendo il suo lavoro, un lavoro eccellente, salvando chi è in pericolo. Lo stesso fanno altri attori che rispondono all’imperativo umanitario del salvare vite umane. Un imperativo fortemente radicato nel diritto internazionale. Ma l’aumento di queste tragedie testimon…
Nel Mediterraneo si vivono giorni complicati. Si rivedono grandi barconi, migliaia di persone che chiedono aiuto e ancora tanti morti. E continua a mancare un adeguato dispositivo di soccorsi. E' così?
"Purtroppo sì - dice Chiara Cardoletti, rappresentante per l'Italia di Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati - Nelle ultime settimane abbiamo assistito a episodi tremendi, tra i quali l’arrivo molti bambini morti. Il nostro staff a Lampedusa assiste ormai quotidianamente all’arrivo di persone con urgenti bisogni di assistenza medica e psicologica. Da gennaio ad oggi sono oltre 1.500 i morti e dispersi nel Mediterraneo. La Guardia costiera italiana sta facendo il suo lavoro, un lavoro eccellente, salvando chi è in pericolo. Lo stesso fanno altri attori che rispondono all’imperativo umanitario del salvare vite umane. Un imperativo fortemente radicato nel diritto internazionale. Ma l’aumento di queste tragedie testimonia la necessità di fare molto di più. È evidente che sia necessario uno sforzo più grande da parte degli Stati per ampliare la capacità di ricerca e soccorso in mare. Non possiamo abituarci alla sofferenza altrui. Il fatto che donne, uomini, bambini in fuga da guerre e persecuzioni continuino a morire mentre cercano di raggiungere la sicurezza in Europa è semplicemente inaccettabile".
In questo contesto l’Italia torna a parlare della strategia dei porti chiusi e le navi umanitarie sembrano destinate a rimanere in mare tanti giorni. Qual è la sua opinione?
"L’Italia per anni è stata il principale porto sicuro del Mediterraneo, ma non può essere lasciata sola. I Paesi dell'Ue devono trovare insieme un accordo sul luogo in cui le persone soccorse in mare possono sbarcare in sicurezza e poi entrare in un sistema prevedibile di distribuzione a livello europeo. Per garantire un sistema di asilo veramente comune e funzionante, è necessaria la solidarietà con i Paesi dell'Ue maggiormente esposti ai flussi migratori misti. Le persone che sono soccorse via mare devono poter sbarcare tempestivamente e chiedere asilo in base alla legge nazionale, al diritto europeo e al diritto internazionale e le loro richieste valutate con un esame individuale. Ritardare le operazioni di sbarco potrebbe mettere a rischio la vita delle persone. Molte persone, in arrivo soprattutto dalla Libia, hanno subito maltrattamenti e abusi. Le persone con esigenze e vulnerabilità specifiche, come i sopravvissuti alla violenza di genere, le vittime della tratta e i minori non accompagnati, hanno bisogno di essere prontamente affidate a servizi di assistenza specializzati".
Quali sono le soluzioni? Come vede l’Unhcr l’ipotesi che l’Europa torni ad impegnarsi in una missione europea com’era Sophia? E i corridoi umanitari restano insieme al decreto flussi l’unica strada per gli ingressi legali. Fate ancora fatica a trovare una reale disponibilità negli Stati?
"L’Unhcr chiede con insistenza, e da tempo, il ripristino di una missione europea con un forte mandato umanitario di soccorso e ricerca in mare, l’imperativo assoluto deve essere quello di salvare vite. Ma bisogna anche guardare più in là del Mediterraneo, trovare soluzioni innovative affinché i rifugiati possano avere l’opportunità di ricostruire la propria vita in dignità senza rischiare la vita in mare o nel deserto. In questo momento, purtroppo, per la maggior parte delle persone in fuga affidarsi ai trafficanti rimane l’unica possibilità di entrare in Europa. Per questo chiediamo l’ampliamento dei canali di ingresso regolari per le persone in fuga. L’Italia si è dimostrata all’avanguardia promuovendo, insieme alla società civile, programmi di ingresso sicuro quali le evacuazioni umanitarie, i corridoi umanitari e universitari e contribuendo al piano di reinsediamento europeo a livello mondiale, le quote per ingresso sicuro restano comunque molto al di sotto dei bisogni di protezione dei rifugiati e non rispondono a quei principi di solidarietà con i Paesi che ne ospitano oltre l’80 per cento. Neanche questo basterà se non saranno affrontate alla radice le cause che spingono i rifugiati a lasciare il proprio paese. Dobbiamo investire sulla pace. Dobbiamo anche investire sempre di più in interventi umanitari e di sviluppo in paesdi di primo asilo e di transito affinché e sia possibile per i rifugiati, a fianco delle comunità che li ospitano, accedere alle cure mediche e agli studi, aspirare ad un lavoro dignitoso senza che sia necessario rischiare la vita per arrivare in Europa".
E poi c’è il nodo degli accordi con la Libia. L'Unhcr ribadisce che la Libia non è un porto sicuro e che, dunque, è fuori luogo la strada di attribuire alla Libia il compito di soccorrere migranti in mare?
"La Libia non è un Paese di asilo e non ha aderito alla Convenzione di Ginevra sullo Status di rifugiato del 1951. Non può essere considerato un porto sicuro. L’intervento umanitario in Libia, anche da parte nostra, sconta grandi limitazioni e difficoltà. Il sostegno da parte della comunità internazionale alla Guardia costiera libica dovrebbe essere quindi condizionato al rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti. Siamo grati all’Italia per il sostegno fornito e per l’impegno che ha dimostrato in questi anni evacuando dalla Libia circa 1.300 persone vulnerabili. Salvare vite umane resta una priorità all’interno di una strategia più ampia di gestione di un fenomeno così complesso come quello dei flussi migratori misti. Abbiamo condiviso 12 proposte sulla protezione e l’asilo nel corso della campagna elettorale e siamo pronti a lavorare al fianco del governo per affrontare queste sfide e trovare soluzioni".