Cronaca

Caso Mara Cagol, si riapre la caccia al terrorista che riuscì a dileguarsi dopo lo scontro a fuoco in cui morirono la brigatista e un carabiniere

Caso Mara Cagol, si riapre la caccia al terrorista che riuscì a dileguarsi dopo lo scontro a fuoco in cui morirono la brigatista e un carabiniere
Accertamenti dei Ris di Parma sui reperti sequestrati all'epoca della sparatoria che portò alla liberazione dell'imprenditore sequestrato Vittorio Vallarino Gancia. interrogati a Milano alcuni ex appartenenti alle Br
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TORINO - Un’impronta e un dna, trovati a distanza di 25 anni, sui reperti sequestrati nella cascina Spiotta, ad Arzello, quella dov’era stato tenuto sequestrato nel giugno 1975 l’imprenditore vinicolo Vallarino Gancia.

È questa la svolta nelle indagini che sono state riaperte dalla procura di Torino sull’omicidio dell’appuntato Giovanni D’Alfonso e della brigatista Mara Cagol, la moglie di Renato Curcio e capo della colonna torinese delle Br. Il carabiniere e la brigatista erano morti durante un conflitto a fuoco avvenuto il 5 giugno di quell’anno, giorno in cui venne trovato il covo in cui veniva tenuto prigioniero l’imprenditore e della sua liberazione. Nel novembre 2021, Bruno D’Alfonso, il figlio della vittima che a sua volta è entrato nell’arma seguendo le orme del padre, aveva presentato un esposto in cui chiedeva di riaprire le indagini, sulla base di una ricerca negli archivi di Stato, nelle segreterie dei tribunale e tra gli atti della commissione Moro.

I carabinieri del Ris di Parma hanno quindi passato al setaccio tutto ciò che era stato rinvenuto alla cascina Spiotta e che era rimasto sotto sequestro nei depositi in cui restano custoditi i corpi di reato. Ma anche nel covo di via Maderno a Milano, quello in cui si erano nascosti Curcio e la sua nuova compagna Nadia Mantovani. Proprio li, quando finì la loro latitanza il 18 gennaio 1976,fu trovata una relazione sui fatti della Spiotta redatta dal brigatista che era scappato, Massimo Maraschi, l’unico ad essere arrestato e poi condannato per l’omicidio dell’appuntato e per il sequestro Gancia. Il documento conteneva anche informazioni sui rapitori, ma in forma criptata e mai decifrata. In particolare gli accertamenti hanno riguardato una macchina da scrivere, quella che, come ha spiegato l’avvocato Sergio Favretto che assiste Bruno D’Alfonso, fu “probabilmente utilizzata per redarre la relazione di molte pagine che il brigatista fuggito dalla Spiotta avrebbe consegnato ai vertici delle BR” oltre che al contenuto e alla stesura della memoria, rinvenuta nel covo.

I carabinieri del Ris, con le loro analisi più sofisticate, sono riusciti ad estrapolare un profilo genetico e un’impronta digitale, che all’epoca erano sfuggiti anche per la mancanza di adeguate tecnologie. I nuovi indizi dovranno essere ora comparati con i profili archiviati nei database delle forze dell’ordine per arrivare a identificare a chi appartengano.

Ma la scoperta delle tracce biologiche non è stato l’unico elemento di novità dell’inchiesta.

Il pm Ciro Santoriello e l’aggiunto Emilio Gatti, hanno infatti sentito alcuni ex brigatisti, tra cui proprio lo stesso Maraschi. Il 4 giugno 1975, giorni del rapimento, lui aveva 22 anni ed era rimasto coinvolto in un incidente stradale proprio neo pressi della villa Camillina a Canelli in cui viveva Gancia. Il suo atteggiamento frettoloso aveva insospettito le persone con cui si era scontrato in auto che avevano chiamato i carabinieri. Lo avevano rintracciato: aveva una Beretta 765 con il colpo in canna. Lo portarono in caserma dove si era dichiarato prigioniero politico.

“La procura, dopo il nostro esposto sta svolgendo le indagini a tutto tondo, con grande impegno e con un team dedicato” ha commentato l’avvocato Favretto, “Si attendono gli esiti, non facili data la distanza temporale dei fatti” ha aggiunto, spiegando che “sarà certamente di grande utilità anche il libro di Simona Folegnani e Berardo Lupacchini, titolato “Brigate Rosse. L’invisibile”, uscito nel 2021, lche ricostruisce nel dettaglio lo scontro avvenuto il 5 giugno 1975 alla cascina Spiotta fra i brigatisti e i carabinieri.