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Migranti. Accordo rinnegato, Libia in pezzi: resuscitare Sophia sarà un’impresa

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Meloni vorrebbe far ripartire la missione navale Ue. Ma fu proprio Salvini ad affondarla, tre anni fa. E da allora molto è cambiato
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Giorgia Meloni vuole resuscitare la missione navale Sophia. Non tutta l'operazione europea, che ha salvato nel Canale di Sicilia quasi 45 mila persone, ma solo la "Terza Fase" che "prevedeva proprio il blocco delle partenze dei barconi dal nord Africa". Dimentica però che la flotta Ue è stata "affondata" proprio da Matteo Salvini, quando come ministro dell'Interno del governo Conte nel 2019 chiuse i porti anche alle unità militari dell'Unione. E ignora che in Libia non ci sono più autorità con cui trattare: il potere viene conteso da due premier, con la presenza di agguerriti contingenti turchi e russi.

La missione venne concepita nella primavera del 2015 davanti all'orrore per i naufragi dei pescherecci carichi di profughi siriani, spesso abbandonati in balia delle onde dallo scaricabarile tra Roma e Malta sulle competenze nei soccorsi. C'erano stati migliaia di morti, i centri di accoglienza sicili…

Giorgia Meloni vuole resuscitare la missione navale Sophia. Non tutta l'operazione europea, che ha salvato nel Canale di Sicilia quasi 45 mila persone, ma solo la "Terza Fase" che "prevedeva proprio il blocco delle partenze dei barconi dal nord Africa". Dimentica però che la flotta Ue è stata "affondata" proprio da Matteo Salvini, quando come ministro dell'Interno del governo Conte nel 2019 chiuse i porti anche alle unità militari dell'Unione. E ignora che in Libia non ci sono più autorità con cui trattare: il potere viene conteso da due premier, con la presenza di agguerriti contingenti turchi e russi.

La missione venne concepita nella primavera del 2015 davanti all'orrore per i naufragi dei pescherecci carichi di profughi siriani, spesso abbandonati in balia delle onde dallo scaricabarile tra Roma e Malta sulle competenze nei soccorsi. C'erano stati migliaia di morti, i centri di accoglienza siciliani erano sull'orlo del collasso e Bruxelles decise un'iniziativa senza precedenti: un'operazione allo stesso tempo militare, umanitaria e di polizia condotta con risorse mai viste prima. L'obiettivo era azzerare le reti dei trafficanti di esseri umani, attraverso un piano in tre fasi.

La prima è stata una raccolta di intelligence, per individuare i porti da cui salpavano i barconi e le organizzazioni criminali che gestivano il business. Cinque mesi dopo ha preso il via la "Fase Due": aerei, elicotteri, navi localizzavano gli scafi in mare e li abbordavano con squadre di incursori. Questo ha permesso di stroncare il via vai di vecchi pescherecci acquistati dagli schiavisti libici: carrette del mare su cui venivano caricate fino a 800 persone, moltiplicando i profitti dei clan e causando le stragi più gravi. La risposta dei boss sono stati i gommoni, comprati in kit dalla Cina e assemblati in prossimità delle spiagge. La sorveglianza di Sophia allora si è spinta ancora più a ridosso delle acque libiche, per mettere al sicuro le vittime della tratta e arrestare gli emissari delle milizie incaricati di pilotare i battelli. Dal 2016 si è cominciato a lavorare per estendere i controlli dentro i confini marittimi di Tripoli e per questo il personale europeo ha iniziato l'addestramento della Guardia costiera libica.

Intanto proseguivano i preparativi per la "Fase Tre": l'azione a terra per "neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti". Come per tutte le attività precedenti, sarebbe stata necessaria una risoluzione dell'Onu. Ma soprattutto servivano "il consenso e la cooperazione" delle autorità libiche. Proprio nel 2016 a Tripoli aveva finalmente preso forma un governo di accordo nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato da Fayez Serraj: un esecutivo che stava cercando faticosamente di prendere il controllo del Paese, ostacolato dal signore della guerra di Tobruk, il maresciallo Haftar. Tre anni dopo però le tensioni si sono trasformate in conflitto, portando la battaglia alle periferia della Capitale. Oggi ci sono due premier in lotta, truppe turche in Tripolitania e mercenari russi in Cirenaica mentre le milizie prosperano sfruttando i disperati. Insomma, non c'è più nessuno con cui trattare un'intesa e qualunque iniziativa internazionale deve fare i conti con le pretese di Erdogan sul Mediterraneo centrale.

Nel frattempo Sophia si è dissolta. E questo è dovuto alle scelte del primo governo Conte, che con il ministro Salvini vietò l'approdo alle corvette Ue che soccorrevano i migranti. Una mossa applaudita all'epoca da Meloni: "Navi di mezza Europa sono state usate per portare tutti i migranti in Italia". Nel 2019 il braccio di ferro tra il leader leghista e la Commissione di Bruxelles di fatto congela l'attività della flotta, che viene definitivamente chiusa un anno dopo. Le navi Ue infatti si sono sempre impegnate per aiutare i disperati sui gommoni: lo stesso nome Sophia è quello di una bambina nata a bordo di una fregata tedesca che aveva salvato la madre incinta dal relitto di un barcone. "In mare c'è una sola legge, chi è in difficoltà va salvato. È un obbligo morale, che non dimentichiamo mai", dichiarò nel 2016 l'ammiraglio Enrico Credendino, che ha guidato l'operazione ed oggi è al vertice della Marina Militare. Precisando: "Anche se la nostra missione è un'altra: dobbiamo smantellare il modello di business degli scafisti. E per farlo in modo efficace bisogna andare in Libia". Già, all'epoca Tripoli era vicina all'Europa. Oggi invece è lontanissima.