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Scuola, quei presidi retrocessi a insegnanti: "Delusi dalla giustizia"

Sono 40 i presidi che avevano partecipato al concorso nel 2017 e assunti con riserva per non aver superato la prova preselettiva. Ora il Consiglio di Stato ha deciso che devono essere restituiti al ruolo
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Una quarantina di presidi ritornano a insegnare, retrocessi da una giustizia amministrativa lumaca e in alcuni casi contraddittoria. È la storia dei cosiddetti dirigenti scolastici asteriscati del concorso bandito nel 2017, inseriti in graduatoria con riserva ma assunti tre anni fa perché l’esito del contenzioso sembrava scontato. E invece no. Dopo un triennio di servizio da neo dirigenti ad affrontare la pandemia e, spesso, lontani da casa, si ritrovano dietro la cattedra a insegnare come facevano prima di imbarcarsi in quella che sembra un’avventura da incubo.

Il concorso

Tutto inizia nel 2017, quando il ministero dell’Istruzione avvia la selezione per 2.425 posti nuovi dirigenti scolastici nel triennio successivo. Per la prima volta dopo una ventina d’anni, la selezione si svolgerà in ambito nazionale: chi si accaparrerà un posto dovrà scegliere una sede su tutto il territorio italiano. È il mese di settembre quand…

Una quarantina di presidi ritornano a insegnare, retrocessi da una giustizia amministrativa lumaca e in alcuni casi contraddittoria. È la storia dei cosiddetti dirigenti scolastici asteriscati del concorso bandito nel 2017, inseriti in graduatoria con riserva ma assunti tre anni fa perché l’esito del contenzioso sembrava scontato. E invece no. Dopo un triennio di servizio da neo dirigenti ad affrontare la pandemia e, spesso, lontani da casa, si ritrovano dietro la cattedra a insegnare come facevano prima di imbarcarsi in quella che sembra un’avventura da incubo.

Il concorso

Tutto inizia nel 2017, quando il ministero dell’Istruzione avvia la selezione per 2.425 posti nuovi dirigenti scolastici nel triennio successivo. Per la prima volta dopo una ventina d’anni, la selezione si svolgerà in ambito nazionale: chi si accaparrerà un posto dovrà scegliere una sede su tutto il territorio italiano. È il mese di settembre quando la complessa macchina della selezione si mette in moto. Il concorso prevede una prova preselettiva che serve a scremare i partecipanti al concorso, una prova scritta e una orale. Per essere ammessi alla prova scritta, occorre piazzarsi nel quizzone di 100 domande a risposta multipla di accesso entro la posizione numero 8.700. Nel luglio del 2018 si svolge la prova preselettiva e qualche giorno dopo viene pubblicata la lista degli ammessi alla prova scritta, che si svolgerà nel successivo mese di ottobre. Nel frattempo, un certo numero di esclusi alla prova di selezione si rivolgono ai giudici del Tar che concede loro la sospensiva. Parecchi di questi superano lo scritto e il successivo step dell’orale. Nel mese di agosto del 2019, la procedura vede la luce in fondo al tunnel con la pubblicazione della graduatoria finale in cui sono inseriti 74 vincitori sub judice. Si parte con le assunzioni dei primi 1.984 neofiti, di cui 37 riservisti. Nel frattempo il loro contenzioso va avanti con andamento lento.

I precedenti

Non è la prima volta che gli esclusi da una prova preselettiva si rivolgono al Tar che concede loro la sospensiva e, approfittando dei tempi lunghi della giustizia italiana, a conclusione del concorso tutti i partecipanti trovano un posto da dirigente scolastico. Anche gli esclusi al primo stadio. Il caso più eclatante è quello del concorso bandito nel 2004, che si svolge a livello regionale. La selezione in ingresso allo scritto questa volta è per titoli: culturali e di servizio. Anche in quell’occasione parecchi esclusi si rivolgono ai giudici amministrativi che li ammettono “con riserva” alle prove successive. Poi, interviene il parlamento che concede il lasciapassare a tutti, anche ai riservisti che sono arrivato al termine del percorso. Ma in Sicilia, dopo una guerra a colpi di carte bollate tra vincitori e esclusi, il concorso viene annullato: 416 presidi in servizio da un anno dovrebbero tornare dietro la cattedra a insegnare. Anche in questo caso interviene la politica che vara una leggina ad hoc per salvare capra e cavoli: il concorso viene ripetuto chiamando i 416 presidi a discutere della loro esperienza maturata in quell’anno da dirigente scolastico. E tutti vincono nuovamente il concorso restando seduti sulla propria poltrona. Nel 2011 invece, in Campania, i riservisti esclusi alla prova preselettiva che grazie alla sospensiva del Tar arrivano in fondo alla selezione non vengono assunti: il loro posto viene congelato in attesa che il Consiglio di stato si pronunci. Il contenzioso viene attivato nel 2013. Quasi un decennio dopo, i giudici di palazzo Spada sciolgono la riserva a favore dei contendenti e proprio quest’anno una quarantina di vincitori campani vengono assunti. È la stessa situazione, sostengono gli interessati, dei 74 asteriscati del concorso 2017, ma l’esito è completamente diverso.

Restituiti al ruolo

Nel 2018, quando si conosce l’esito della prova preselettiva del concorso 2017, in diversi non ci stanno ad essere esclusi per pochi decimi di punto. Anche perché l’ultimo ammesso allo scritto totalizza 71,1 punti su cento: una sufficienza abbondante. E il primo degli esclusi 71 punti, anche questa una sufficienza larga. Così, rammentando le sorti dei concorsi precedenti, in diversi ricorrono al Tar e in 74 riescono a superare tutte le prove approdando nella graduatoria finale. I primi 37 vengono assunti nel 2019, gli altri nelle tornate successive fino al 2022, due mesi fa. Affrontano l’anno di prova con successo e vengono confermati in ruolo, ma sempre con riserva. Poi, la doccia fredda: a luglio di quest’anno, il Consiglio di stato rigetta l’appello, ma “nelle motivazioni indica all’amministrazione di valutare la peculiarità della situazione dell’appellante e conseguentemente la ripetizione della prova preselettiva su istanza”. I 74 asteriscati, a questo punto, richiedono di sostenere nuovamente la prova preselettiva come consigliato nella sentenza di merito dei giudici: in alcuni casi viene emessa un’altra ordinanza di sospensiva e il dirigente resta al proprio posto, in attesa del pronunciamento di merito. In altri casi la richiesta viene rigettata e i dirigenti vengono restituiti al ruolo di docente nelle regioni di provenienza. Una di loro non riesce a nascondere la propria delusione. “Mi sento delusa dalla "giustizia" amministrativa che non agisce nei tempi adeguati e che soprattutto non tiene conto del fatto che gli avvenimenti (superamento delle prove orali e anni di servizio) di fatto dovrebbero aver sanato il mancato superamento della preselettiva), tradita dal ministero che ha fatto di tutto per non stabilizzarci (si è costituito contro di noi in giudizio al Consiglio di stato) dopo averci sfruttati negli anni della pandemia e dopo aver investito su di noi (formati, superato anno di prova, mostrato capacità di gestione e di assunzione di responsabilità). La voglia di mollare tutto è grande”.