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Migranti, la flotta umanitaria si prepara alla lunga attesa in mare: in 800 su tre navi

Alla Ocean Viking e alla Humanity 1 si è unita la Geo Barent di Msf. La testimonianza da bordo di Nicola Stalla: "Noi operiamo secondo le regole, abbiamo le prove delle comunicazioni con le autorità Sar. Sono loro che non rispettano gli obblighi di soccorso"
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Adesso le navi "nemiche" sono diventate tre. Perché ad Ocean Viking e Humanity 1 che nei giorni scorsi hanno effettuato diverse operazioni di soccorso, si è unita la Geo Barents di Medici senza frontiere che ieri ha salvato 371 persone in quattro diversi interventi tutti in Sar maltese. Tutte barche partite dalla Libia, a bordo anche un piccolo di 11 mesi.

"Senza la presenza delle navi civili di ricerca e soccorso sarebbero stati lasciati annegare nel Mediterraneo. Malta ha ignorato il suo obbligo legale di coordinare i soccorsi e fornire assistenza. Il salvataggio di imbarcazioni in difficoltà è un obbligo legale", è la denuncia di Msf che - insieme alle altre due ong in mare - respinge al mittente le accuse dell'Italia di non rispettare le regole delle convenzioni internazionali e di operare salvataggi in autonomia senza lasciarsi coordinare dagli Stati competenti delle zone Sar.

Adesso i migranti a bordo delle t…

Adesso le navi "nemiche" sono diventate tre. Perché ad Ocean Viking e Humanity 1 che nei giorni scorsi hanno effettuato diverse operazioni di soccorso, si è unita la Geo Barents di Medici senza frontiere che ieri ha salvato 371 persone in quattro diversi interventi tutti in Sar maltese. Tutte barche partite dalla Libia, a bordo anche un piccolo di 11 mesi.

"Senza la presenza delle navi civili di ricerca e soccorso sarebbero stati lasciati annegare nel Mediterraneo. Malta ha ignorato il suo obbligo legale di coordinare i soccorsi e fornire assistenza. Il salvataggio di imbarcazioni in difficoltà è un obbligo legale", è la denuncia di Msf che - insieme alle altre due ong in mare - respinge al mittente le accuse dell'Italia di non rispettare le regole delle convenzioni internazionali e di operare salvataggi in autonomia senza lasciarsi coordinare dagli Stati competenti delle zone Sar.

Adesso i migranti a bordo delle tre navi umanitarie sono complessivamente 680 e si preparano ad una lunga attesa prima di poter sbarcare in un porto visto che il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha già firmato una direttiva e inviato note verbali ai rispettivi Stati di bandiera dichiarando sostanzialmente il ritorno alla strategia dei porti chiusi alle Ong straniere.

L'attesa sulla Ocean Viking: dateci un porto

Dal ponte di comando della nave di Sos Mediterranée, che viaggia con 234 migranti soccorsi in sei diversi interventi in zona libica e maltese, il capomissione Nicola Stalla prova a professare ottimismo: "Stiamo facendo il massimo per loro per quello che si può fare a bordo. Come sempre sono esausti dal viaggio, alcuni erano in mare da tre giorni, e portano i segni delle violenze, le donne ci raccontano di aver subito abusi sessuali. Hanno bisogno di essere sbarcati tempestivamente. Ci attendiamo dagli Stati, anche dall'Italia, che operino secondo le convenzioni internazionali che hanno firmato. Il Porto di sbarco non può che essere in uno Stato costiero del Mediterraneo centrale e non può certo essere la Libia considerata anche dall'Unhcr un porto non sicuro. Le lunghe attese in mare sono diventate purtroppo prassi consolidata. Siamo attrezzati, difficile prevedere cosa accadrà". Ancora ieri dalla Ocean Viking è partita una nuova richiesta di porto di sbarco agli Stati competenti, in questo caso Malta, inviata in copia anche all'Italia ma, come nelle precedenti volte, nessuna risposta e a bordo ci si prepara ad una lunga attesa. Per ora i numeri delle persone ospitate sono gestibili per una nave di questa stazza e i viveri ci sono ma non dureranno a lungo.

Le Ong si difendono: operiamo secondo le regole, abbiamo le prove

I capimissione delle organizzazione umanitarie conoscono bene leggi del mare e convenzioni internazionali e respingono al mittente le accuse dell'Italia sostenendo di aver sempre agito secondo le regole. "Abbiamo le prove - dice ancora Nicola Stalla - abbiamo tutte le mail con le quali ad ogni intervento comunichiamo alle autorità Sar tutti i nostri movimenti, dall'avvistamento di un target al movimento in direzione dell'obiettivo, dalla richiesta di coordinamento al salvataggio fino alla richiesta di porto. Comunichiamo per telefono o via mail. Al telefono ogni tanto rispondono, ci dicono di prendere nota ma poi non fanno altro, neanche ad esempio comunicarci la presenza di altre navi vicino alla barca da soccorrere, per mail non ci rispondono neanche. L'Italia, così come il nostro Stato di bandiera, è sempre in copia, informata passo passo. Le convenzioni internazionali prevedono obblighi anche per gli Stati che gestiscono le zone Sar, sono loro a non rispettarle. Le accuse che l'Italia ci rivolge sono assolutamente infondate".