Università addio: borse di studio solo al 14 per cento degli studenti, alloggi gratis a uno su venti
ROMA - Il buco nero del già precario diritto allo studio italiano sono le residenze: gli alloggi garantiti ai fuorisede. La crisi svuota le università, come racconta l'inchiesta pubblicata oggi su Repubblica, e un dossier dell'Unione degli universitari costruito su dati dell'Anno accademico 2019-2020 spiega come il 49,5 per cento degli studenti degli atenei italiani si sia iscritto in una provincia differente da quella di residenza. Per studiare, ovviamente, questi 764.000 universitari devono poter trovare un alloggio, ma la disponibilità di posti letto pubblici, per loro, è pari a 36.478, il 5 per cento del totale. Si ha diritto, gratuitamente, alla stanza pubblica se si è fuorisede e pure beneficiari di borsa di studio.
Nessun alloggio in Molise
La situazione è pesantemente deficitaria in tutta Italia, ma in Molise, per dire dello stato dell'arte, non esiste neppure una foresteria per gli studenti universitari. In A…
ROMA - Il buco nero del già precario diritto allo studio italiano sono le residenze: gli alloggi garantiti ai fuorisede. La crisi svuota le università, come racconta l'inchiesta pubblicata oggi su Repubblica, e un dossier dell'Unione degli universitari costruito su dati dell'Anno accademico 2019-2020 spiega come il 49,5 per cento degli studenti degli atenei italiani si sia iscritto in una provincia differente da quella di residenza. Per studiare, ovviamente, questi 764.000 universitari devono poter trovare un alloggio, ma la disponibilità di posti letto pubblici, per loro, è pari a 36.478, il 5 per cento del totale. Si ha diritto, gratuitamente, alla stanza pubblica se si è fuorisede e pure beneficiari di borsa di studio.
Nessun alloggio in Molise
La situazione è pesantemente deficitaria in tutta Italia, ma in Molise, per dire dello stato dell'arte, non esiste neppure una foresteria per gli studenti universitari. In Abruzzo gli alloggi sono pari all’1,54 per cento della richiesta, in Campania al 2,35, in Veneto al 3,22, in Piemonte e in Emilia al 3,9. La regione con più accoglienze gratis è la Calabria, le residenze per studenti qui sono pari all'11,69 per cento.
Gli affitti nelle grandi città, rivela il dossier, sono inaccessibili per i figli di un ceto medio-basso: una stanza singola a Milano può raggiungere 504 euro, a Firenze 414,40 euro, a Roma 392 euro, a Bologna 378 euro, a Napoli 338 euro, e gli esempi sono calzati su cinque città a forte vocazione universitaria.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza licenziato dal Governo Draghi prevede un investimento di 950 milioni "per la ristrutturazione, manutenzione e costruzione" di nuove residenze per studenti d'ateneo: si prevedono, da qui al 2026, centomila posti alloggio in più, manovra che andrà collegata a una maggiore apertura verso le privatizzazioni delle gestioni e dei servizi. In Piemonte, per esempio, sono stati varati sei progetti per residenze universitarie, tra cui il recupero dell’ex ospedale psichiatrico di Grugliasco, della residenza Lingotto, dell’ex scuola Salvo D’Acquisto. Si consente, parallelamente, ai privati di entrare nella questione con proprie iniziative.
Scorrendo il rapporto del ministero dell'Università e della Ricerca "Il diritto allo studio universitario nell'Anno accademico 2020-2021", i posti alloggi assegnati in quella stagione sono stati 32.405, quasi quattromila in meno rispetto all'anno precedente. Sono cresciuti, invece, i contributi assegnati a uno studente per l'affitto di un alloggio: sono stati 5.874, 1.214 in più, ma, come si vede, restano un numero residuale.
In verità, alla data dell'1 novembre 2021 risultano disponibili 41.500 posti alloggio nelle residenze gestite nel Paese dagli enti pubblici coinvolti nel diritto allo studio, ma nel 2020 ne erano state chiuse 3.950 e 3.738 nel corso del 2021: i protocolli Covid hanno portato ad assegnare stanze doppie per uso singolo. E' scesa, nei tempi Covid, anche la disponibilità di posti nelle mense (-17,8 per cento).
Per avere una totale copertura pubblica delle richieste di residenze per studenti servirebbe un investimento da 7 miliardi di euro, più di sette volte quello previsto dal piano (speciale) legato al Pnrr.
Gli alloggi non sono l'unico problema dello studiare, in Italia, nell'alta formazione. Negli ultimi quindici anni la tassazione media annua è cresciuta dell’82 per cento: sono 609,73 euro in più che portano il totale delle imposte a 1.353,43 euro (parliamo dell'anno 2019-2020). Sono costi superiori, ovviamente, a quelli della Germania (dove l'istruzione universitaria è gratuita), ma anche di Francia, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Islanda, Lussemburgo, Malta, Danimarca, Finlandia, Estonia, Svezia, Cipro e tutti i Paesi della penisola balcanica.
L’agevolazione delle borse di studio oggi è concessa solo al 14 per cento degli universitari triennalisti. Nel 2020-2021 gli enti regionali hanno realizzato 392.000 interventi di diversa natura, due terzi sono stati proprio per le borse che, tra il 2016 e il 2020, sono cresciute per numeri (+42,7 per cento) e importi (+37 per cento, con una lieve flessione nel 2020). Nell’Anno accademico 2020-2021 sono state erogate complessivamente 244.230 borse, cifra che copre il 98,8 per cento degli aventi diritto, per un ammontare di 713,5 milioni di euro. Nel quinquennio è praticamente scomparsa la figura del cosiddetto “idoneo non beneficiario di borsa”. Non si raggiungono ancora questi livelli di finanziamento tra gli studenti dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam).
L'importo delle borse di studio va da 2.550 euro nelle Isole a 3.565 euro al Centro. Nelle Marche l’81,3 per cento spetta ai fuorisede, in Toscana e Calabria i due terzi. ll risultato di questa fragilità del sistema università è che i laureati in Italia sono solo il 20,1 per cento contro una media europea che si colloca al 32,8 per cento.
Udu: "Costretti ad abbandonare gli studi"
Diego Vollaro, dell'esecutivo nazionale dell'Udu, dice: "L'intervento statale in materia di residenze universitarie e numero di borse di studio in Italia risulta da sempre totalmente insufficiente. Le risorse destinate dal Pnrr, nonostante rappresentino il più ingente investimento in diritto allo studio degli ultimi trent'anni, non va a coprire gli svariati tagli di cui è stato vittima il sistema. Da anni ribadiamo che le carenze di strutture e sostegni costringono decine di migliaia di studenti o a compiere sforzi sovrumani svolgendo più lavori in contemporanea per mantenere gli studi oppure, nei casi peggiori, ad abbandonare definitivamente qualsiasi ambizione o propensione personale, rinunciando totalmente al percorso universitario".