Assolto ma licenziato, la beffa della Farnesina all'ex ambasciatore Michael Giffoni
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiNel Processo di Franz Kafka — libro tanto citato quanto scarsamente letto o letto con poco profitto — il pittore del Tribunale Titorelli chiede al signor K. che tipo di assoluzione desideri: “quella effettiva, quella fittizia o il differimento”. Nel dirgli questo, gli chiarisce che non è mai avvenuta una sola assoluzione effettiva. Quelle assoluzioni permettono all’uomo di sentirsi solo “momentaneamente libero”, ma il Tribunale può sempre procedere a un nuovo arresto. Con il differimento, invece, il processo non si conclude, rimane in una fase iniziale che può prevedere continui interrogatori e investigazioni. Ecco, l’assoluzione di Michael Giffoni, ex ambasciatore italiano, pronunciata un anno fa, è letteralmente una sentenza fittizia.
Come è possibile? Come è possibile che all’interno di uno stato di diritto una sentenza di completa assoluzione possa avere un significato solo teorico e u…
Nel Processo di Franz Kafka — libro tanto citato quanto scarsamente letto o letto con poco profitto — il pittore del Tribunale Titorelli chiede al signor K. che tipo di assoluzione desideri: “quella effettiva, quella fittizia o il differimento”. Nel dirgli questo, gli chiarisce che non è mai avvenuta una sola assoluzione effettiva. Quelle assoluzioni permettono all’uomo di sentirsi solo “momentaneamente libero”, ma il Tribunale può sempre procedere a un nuovo arresto. Con il differimento, invece, il processo non si conclude, rimane in una fase iniziale che può prevedere continui interrogatori e investigazioni. Ecco, l’assoluzione di Michael Giffoni, ex ambasciatore italiano, pronunciata un anno fa, è letteralmente una sentenza fittizia.
Come è possibile? Come è possibile che all’interno di uno stato di diritto una sentenza di completa assoluzione possa avere un significato solo teorico e un’efficacia solo parziale? Come è possibile, cioè, che una dichiarazione di innocenza pronunciata in via definitiva da un tribunale della Repubblica, “non valga” su tutto il territorio nazionale e su tutto l’ordinamento giuridico, unico e unitario, di quello stesso Stato?
Si consideri questa storia. Esistono delle date — un anno, un mese, un giorno e persino un’ora — in cui la vita alla quale ci si era abituati improvvisamente sterza, si ribalta e ti sembra capovolta per sempre.
Nella vita di Giffoni ci sono due date, in particolare, che rappresentano quel punto di svolta.
Era il 7 febbraio del 2014 quando Giffoni fu convocato dalla direzione generale per le Risorse e l’Innovazione del ministero degli Esteri e, in assenza di una preventiva comunicazione, fu informato di essere destinatario di un provvedimento di sospensione cautelare, da ricondurre a un suo presunto coinvolgimento in un traffico di visti scoperto dalla missione europea in Kosovo, Eulex. Quest’ultima doveva supportare le istituzioni kosovare anche nelle funzioni giudiziarie. E, quindi, si avviò un’indagine su un gruppo di kosovari che avrebbe venduto visti illegali per consentire di spostarsi liberamente nell’area Schengen.
I visti sarebbero stati venduti per migliaia di euro e approvati dall’ambasciata italiana. Ma, come ricorda un articolo del Post che seguì attentamente la vicenda, “nelle ambasciate, la gestione dei visti è responsabilità ultima dell’ambasciatore, ma la gestione delle pratiche viene sempre affidata a collaboratori o a impiegati esterni, specie in ambasciate con poco personale e impegnative come quella del Kosovo, uno stato che al tempo era di fatto ancora in costruzione”.
Giffoni dopo aver cominciato la carriera diplomatica negli anni ’90 e aver trascorso quel decennio nel contesto delle guerre nell’ex Jugoslavia e di quella bosniaca, era stato il primo ambasciatore italiano in Kosovo, dal 2008 al 2013. Una volta rientrato in Italia ricoprirà il ruolo di capo unità del Nord Africa fino, appunto, a quel 7 febbraio del 2014. Il procedimento disciplinare interno porta alla sua destituzione (massima sanzione prevista a carico di un alto dirigente dello Stato), ma il Tar del Lazio annullerà per due volte (2015 e 2016) il provvedimento del ministero degli Esteri, disponendo la reintegrazione di Giffoni nel servizio. Eppure, tale misura verrà prima sospesa e, infine, nel 2018, annullata dal Consiglio di Stato.
Nel frattempo, nel 2017, si avviava anche il processo penale che si è chiuso — ecco l’altra data importante — il 27 settembre del 2021. È passato ormai più di un anno da quando Michael Giffoni è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Si legge nella sentenza che l’accusa che gli era stata mossa poggiava su un sistema di pregiudizi e sospetti privi di fondamento.
Ciò nonostante Giffoni è rimasto escluso dall’amministrazione e, lo scorso 3 agosto, la Direzione generale per le risorse e l’innovazione del ministero degli Esteri gli ha comunicato il “definitivo rigetto” dell’istanza di reintegro nel servizio in quanto non sarebbero state presentate nuove prove. Si torna, di conseguenza, alla domanda iniziale: come è possibile che una persona assolta “perché il fatto non sussiste” con sentenza passata in giudicato, possa essere destituita — estromessa a forza, cioè — da un’amministrazione dello Stato che ne ha riconosciuto la piena e definitiva innocenza? Forse che il ministero degli Esteri italiano gode di un regime di extra-territorialità e risulta fuori dalla giurisdizione italiana?