Il ministro Schillaci: "Le direzioni sanitarie decidano dove devono lavorare medici e infermieri No Vax"
Saranno le direzioni sanitarie di Asl e ospedali a decidere dove far lavorare il personale sanitario non vaccinato che sta rientrando al lavoro. Lo sostiene il ministro alla Salute Orazio Schillaci: "Diranno loro qual è il posto migliore dove impiegarli. Alcuni di questi medici, inoltre, magari hanno fatto due somministrazioni. Non tutti sono persone che non hanno ricevuto nemmeno una sola dose".
Schillaci, parlando con la tv del Corriere della Sera, ha spiegato che "la scelta di non vaccinarsi è un problema deontologico, che dovranno affrontare gli Ordini dei medici e quelli professionali. Lascerei a loro la definizione di tutto questo. I vaccini sono stati uno strumento indispensabile per cambiare la storia della pandemia, è grazie a loro se siamo in questa fase. Dimostrano anche l'importanza della ricerca". Sul reintegro ha detto che comunque avviene non molto tempo prima del previsto, cioè due mesi e ha ricordato la decisione su…
Saranno le direzioni sanitarie di Asl e ospedali a decidere dove far lavorare il personale sanitario non vaccinato che sta rientrando al lavoro. Lo sostiene il ministro alla Salute Orazio Schillaci: "Diranno loro qual è il posto migliore dove impiegarli. Alcuni di questi medici, inoltre, magari hanno fatto due somministrazioni. Non tutti sono persone che non hanno ricevuto nemmeno una sola dose".
Schillaci, parlando con la tv del Corriere della Sera, ha spiegato che "la scelta di non vaccinarsi è un problema deontologico, che dovranno affrontare gli Ordini dei medici e quelli professionali. Lascerei a loro la definizione di tutto questo. I vaccini sono stati uno strumento indispensabile per cambiare la storia della pandemia, è grazie a loro se siamo in questa fase. Dimostrano anche l'importanza della ricerca". Sul reintegro ha detto che comunque avviene non molto tempo prima del previsto, cioè due mesi e ha ricordato la decisione sulle mascherine.
Il ministro era nel comitato scientifico dell'Istituto superiore di sanità e oggi fa parte di un governo dove i provvedimenti degli esecutivi precedenti vengono definiti come presi senza alcuna evidenza scientifica e con un approccio ideologico. Lui non ripete queste affermazioni. "Il Covid all'inizio era una cosa nuova. Una situazione manifestata dopo 100 anni. Qualcosa di sconosciuto. All'inizio il lockdown è stato necessità, perché non si sapeva nulla. Io vorrei guardare avanti, al post Covid. I problemi della sanità italiana sono altri. Comunque su quello che è successo ci sarà un'iniziativa parlamentare, la commissione d'inchiesta a cui parteciperanno forze di maggioranza e di opposizione".
Sulla decisione di non diffondere più il bollettino giornaliero dei casi ma farlo settimanale, Schillaci ha spiegato: “I dati vengono registrati giornalmente e sono a disposizione delle autorità competenti e stiamo pensando laddove ci siano società scientifiche o altre organizzazioni che ne hanno necessità di fornirli ma l’importante è che poi non vengano divulgati giornalmente. Non c’è nessuna censura, dal punto di vista statistico avere un dato settimanale vuol dire maggiore certezza su ciò che ci osserva. Se ci fosse grande variazione sarò il primo a darne notizia”.
Il ministro ha promesso anche più soldi per i medici, in particolare quelli che lavorano al pronto soccorso. L’aumento viene proposto dal ministro alla Salute Orazio Schillaci. “Credo che sia giusto, per l'attività dei medici di pronto soccorso, identificare indennità premiali per lavori che sono particolarmente usuranti. E quindi trovare un circuito economico perché i giovani possano scegliere di più alcune specialità”.
Ma serve anche “pagare di più tutti gli operatori sanitari”. Sull’incremento dello stipendio, il ministro spiega che si impegnerà da subito “per far sì che il sistema sanitario italiano, che è stato da sempre considerato uno dei migliori al mondo, ritorni ad esserlo, basta vedere i soldi che percepisce il personale sanitario in altri Paesi”.
In Italia ci sono ormai da tempo medici a gettone, che vengono chiamati in particolare per coprire i buchi dei turni dei pronto soccorso. “bisogna dare lustro e appeal a chi lavora nel settore pubblico, è allucinante pensare che medici esterni vengano pagati da 2 a 5 volte di più rispetto ai sanitari che lavorano nel Ssn. Questa è una cosa che va rapidamente risolta e chiarita, perché è impensabile che ci sia scarso controllo e che la differenza di stipendio sia così elevata”.