Sanità, storico sorpasso in corsia: per la prima volta le donne medico sono più degli uomini
di Michele Bocci , di Michele BocciIl sorpasso in corsia è avvenuto: le donne medico sono più degli uomini. Da anni nelle università si vede una prevalenza delle studentesse rispetto agli studenti. E adesso nel sistema sanitario pubblico si osservano gli effetti del cambiamento, destinato a restare. Nel 2021, secondo una ricerca pubblicata di recente dal ministero alla Salute, il 49,9% di coloro che indossavano un camice bianco erano donne. Visto che in totale questi professionisti erano 107.379, la differenza tra i due sessi era di sole 121 persone. Proprio considerando che da allora le nuove assunzioni sono state a prevalenza femminile, e che la crescita media annua è del 2%, si dà per certo che adesso il 50% sia stato superato.
Ma a fare i primari sono sempre gli uomini
Osservando le fasce di età, tra il personale dipendente gli uomini sono più numerosi solo se si considera chi ha dai 55 anni in su. Ed è anche per questo che i primari continuano ad essere pre…
Il sorpasso in corsia è avvenuto: le donne medico sono più degli uomini. Da anni nelle università si vede una prevalenza delle studentesse rispetto agli studenti. E adesso nel sistema sanitario pubblico si osservano gli effetti del cambiamento, destinato a restare. Nel 2021, secondo una ricerca pubblicata di recente dal ministero alla Salute, il 49,9% di coloro che indossavano un camice bianco erano donne. Visto che in totale questi professionisti erano 107.379, la differenza tra i due sessi era di sole 121 persone. Proprio considerando che da allora le nuove assunzioni sono state a prevalenza femminile, e che la crescita media annua è del 2%, si dà per certo che adesso il 50% sia stato superato.
Ma a fare i primari sono sempre gli uomini
Osservando le fasce di età, tra il personale dipendente gli uomini sono più numerosi solo se si considera chi ha dai 55 anni in su. Ed è anche per questo che i primari continuano ad essere prevalentemente maschi. Va però detto che i numeri dicono anche altro, cioè che come in molti altri settori per le donne raggiungere ruoli apicali è più difficile. I direttori di unità operativa, infatti, sono ben l’83% del totale. Un dato veramente sproporzionato rispetto a quello dei camici bianchi dipendenti.
Le specialità dove le donne sono già di più
Ci sono alcune specialità dove le donne sono già di più, e sono in particolare quelle di tipo medico. Le chirurgiche vedono ancora a prevalenza, talvolta molto alta, di uomini. Nella lista delle prime ci sono la neuropsichiatria infantile (con le donne al 79%), la pediatria (74%), la genetica medica (71%), l’oncologia (64%), ematologia (63%), anatomia patologica (61%), ginecologia (60%), endocrinologia (59%), neurologia (57%), anestesia e rianimazione (56%), psichiatria 56%) e così via. Sono invece poche le dottoresse dipendenti specializzate in urologia (15%), ortopedia (17%), chirurgia maxillo-facciale (17%), cardiochirurgia (18%), neurochirurgia (24%), chirurgia generale (27%), chirurgia vascolare (28%), otorino (29%), chirurgia toracica (30%), chirurgia plastica (33%),
Dove le lavoratrici della sanità già sono maggioranza
“La crescente presenza femminile nel mondo della sanità italiana, grazie al suo apporto peculiare e specifico, contribuisce in maniera fattiva e costante all’incremento della qualità, della sicurezza, del gradimento dell’assistenza, e ad un rinnovato approccio alle cure sanitarie”, è scritto nella ricerca del ministero. Se tra i medici il sorpasso è appena avvenuto, altre professioni vedono molte più donne da sempre. E’ il caso degli infermieri, tra i quali il 77,7% sono donne. La percentuale sale al 78,7% tra gli psicologi, all’81,9% tra il personale della riabilitazione e addirittura all’82,6% tra i biologi.
La sindacalista: “Per noi è un lavoro duro ma abbiamo una propensione per la cura”
Secondo Chiara Rivetti, responsabile per il Piemonte di Anaao, il principale sindacato degli ospedalieri, “può venire il dubbio, che essendo il nostro diventato con il tempo un lavoro duro e anche pagato non abbastanza, stia diventando meno interessante per gli uomini”. Ma esiste anche una lettura diversa, più positiva: “Le donne hanno una propensione per i lavori di cura, da sempre - insiste Rivetti -. E quindi possono svolgere molto bene il nostro lavoro. Certo, mette amarezza il dato dei primari. Conferma che a fare carriera sono soprattutto gli uomini, anche nei reparti a prevalenza femminile. Penso alle ginecologie”. Le donne devono affrontare molte difficoltà anche quando indossano il camice. “Si tratta di un lavoro a turni e spesso anche pesanti – chiosa la sindacalista – che con più difficoltà si concilia con la gestione della famiglia, che spesso è ancora sulle spalle delle donne. E non è un caso che le donne medico facciano anche meno libera professione”.