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Il flop dei ricollocamenti in Europa, solo in 112 via dall'Italia. Ecco come dovrebbe funzionare il Patto

Ventitre Paesi hanno dato la loro adesione per accogliere quote di migranti sbarcati in Italia, Spagna, Grecia e Cipro o per finanziare i rimpatri. Piantedosi: "L'Italia dice no a soluzioni non adeguatamente bilanciate tra misure di solidarietà e responsabilità"
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Il prossimo volo, con 50 migranti a bordo, era già programmato per le prossime settimane. Ma, prima conseguenza dello stop al patto di redistribuzione faticosamente riavviato a giugno, Parigi lo ha subito bloccato.

Non che i numeri dei ricollocamenti di questi primi quattro mesi fossero significativi (tutt'altro), ma di certo le crescenti adesioni ad un meccanismo di redistribuzione automatica in Europa delle persone sbarcate nei Paesi costieri, era la prima pietra, definita dalla commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson un "accordo storico",  di quel più generale Patto europeo per l'immigrazione e l'asilo su cui i 27 Stati membri sono ancora assai lontani dal trovare un'intesa che consenta, nei fatti, il superamento del regolamento di Dublino che inchioda i Paesi di primo approdo all'accoglienza di tutti coloro che sbarcano.

I numeri (esigui) dei ricollocamenti

I numeri aggiornati li ha dati oggi il ministro…

Il prossimo volo, con 50 migranti a bordo, era già programmato per le prossime settimane. Ma, prima conseguenza dello stop al patto di redistribuzione faticosamente riavviato a giugno, Parigi lo ha subito bloccato.

Non che i numeri dei ricollocamenti di questi primi quattro mesi fossero significativi (tutt'altro), ma di certo le crescenti adesioni ad un meccanismo di redistribuzione automatica in Europa delle persone sbarcate nei Paesi costieri, era la prima pietra, definita dalla commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson un "accordo storico",  di quel più generale Patto europeo per l'immigrazione e l'asilo su cui i 27 Stati membri sono ancora assai lontani dal trovare un'intesa che consenta, nei fatti, il superamento del regolamento di Dublino che inchioda i Paesi di primo approdo all'accoglienza di tutti coloro che sbarcano.

I numeri (esigui) dei ricollocamenti

I numeri aggiornati li ha dati oggi il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per dimostrare come della annunciata solidarietà post-sbarco l'Italia non se ne faccia nulla: solo 112 le persone che, da giugno ad oggi, sono stati redistribuite in Europa. E precisamente, 74 in Germania e 38 in Francia dove appunto nei prossimi giorni ne sarebbero dovute arrivare altre 50.  Lo 0,13% dei circa 90.000 che sono arrivati in Italia nel 2022. Numeri assai lontani da quegli 8.000 che entro giugno 2023 dovrebbero lasciare il nostro Paese per essere ricollocati in uno dei 13 Stati che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere migranti mentre altri otto dovrebbero dare un contributo finanziario per i rimpatri di coloro che non hanno diritto all'asilo. E numeri assai lontani, persino, dai 987 migranti che l'Italia è riuscita a ricollocare con il cosiddetto Patto di Malta 1, il prologo sperimentale di questo nuovo accordo, voluto da Luciana Lamorgese nell'ottobre del 2019 e decaduto poco prima del Covid.

Piantedosi: "Numeri assolutamente insufficienti"

Numeri assolutamente insufficienti per Piantedosi che aggiunge: "La solidarietà europea viene
sbandierata ma l'Italia ha affrontato finora questo problema da sola e il nostro sistema di accoglienza è in gravissima difficoltà. E' evidente quindi che l'Italia non potrà dare la propria adesione a soluzioni per un Patto europeo non adeguatamente bilanciato tra misure di solidarietà e di responsabilità"

L'esiguità del numero dei ricollocamenti effettivamente portati a termine sono evidentemente la spia di come, parole e adesioni sulla carta a parte, quel meccanismo di redistribuzione automatica che l'Italia invoca da anni stenta a mettersi in moto.

Come funziona il meccanismo di redistribuzione 

Ma ecco come dovrebbe funzionare l'accordo siglato a Lussemburgo a giugno scorso al quale, al momento, hanno dato la loro adesione, a vario titolo, 23 Paesi, 19 Stati membri e 4 extra Schengen. Il patto, temporaneo e volontario, ha validità un anno e prevede la redistribuzione di 10.000 persone sbarcate nei Paesi di primo approdo, dunque Italia, Spagna, Grecia, Cipro. Prevedibilmente, visto il numero degli arrivi del 2022, dall'Italia dovrebbero andar via circa 8.000 persone e proprio per la pressione migratoria di questi mesi, concentrata più sull'Italia che sugli altri Paesi costieri, si è deciso di dare priorità nelle redistribuzioni proprio al nostro Paese. Francia e Germania gli Stati che hanno dato la disponibilità più ampia ad accogliere, 3.500 la Francia, 3.000 la Germania.  

Chi può essere redistribuito 

Fondamentale differenza con il Patto di Malta 1, la nuova versione prevede che ad essere redistribuiti possano essere non solo coloro che hanno i requisiti per la protezione internazionale ma anche i cosiddetti migranti economici che, di norma, restano nei Paesi di primo approdo che hanno dunque anche l'onere di un loro difficilissimo e costoso rimpatrio.Che poi questo di fatto avvenga è tutto da dimostrare visto che le modalità operative della redistribuzione continuano a passare da visite degli ispettori dei Paesi di destinazione ai centri di accoglienza dei Paesi costieri con interviste e scheda sui migranti candidati al ricollocamento che dunque, di fatto, continuano ad essere scelti secondo criteri di utilità o di facile integrazione: privilegiando così ricongiungimenti di nuclei familiari, rifugiati o persone con titoli di studio e professionalità giudicati di interesse. 

Limitare i movimenti secondari tra Paesi

L'Italia e gli altri Paesi costieri, dal canto loro, si impegnano ad una identificazione completa di tutte le persone che sbarcano, con l'inserimento dei dati nella banca Eurodac, un modo questo per limitare i movimenti secondari che poi di fatto sono quelli che fanno sì che i Paesi del centro e nord Europa abbiano ogni anno un numero di richieste di asilo molto maggiore dell'Italia, o di Spagna e Grecia.

Una piattaforma informatica ad hoc gestita dalla commissione europea è stata creata per dare attuazione a questo meccanismo e incrociare domanda e offerta. Un meccanismo dunque più sofisticato e includente rispetto al Patto di Malta 1 al quale, oltre a Italia, Malta, Francia e Germania, avevano aderito menodi una decina di Paesi.