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Rinascere dopo una violenza: donne che ritrovano la voce grazie a una sartoria terapeutica

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"Fare sartoria vuol dire parlare di misure, di corpo, di percezione di sé, di autostima. E trovarsi a cucire tra donne è un momento molto terapeutico, che dà calma e fiducia, crea una condivisione e una sorellanza anche tra persone con vissuti molto diversi. Ti gratifica anche, perché stai producendo qualcosa, e questo ti porta anche a ritrovare un posto nel mondo e soprattutto a sapere che hai diritto di parola". Molce Atelier - da 'molcere', che vuol dire 'lenire, mitigare affanni e preoccupazioni' - è un piccolo luogo nella periferia nord di Milano, a Dergano: ci si entra da un cortile, in una condizione di privacy maggiore rispetto alla strada, e ci sono due ingressi, uno per le donne che vanno agli incontri con la psicologa e l'altro per il laboratorio-aula-atelier di sartoria. Ma poi le donne che entrano da una porta o dall'altra sono spesso le stesse: che nel percorso per uscire da storie di violenza quasi s…

"Fare sartoria vuol dire parlare di misure, di corpo, di percezione di sé, di autostima. E trovarsi a cucire tra donne è un momento molto terapeutico, che dà calma e fiducia, crea una condivisione e una sorellanza anche tra persone con vissuti molto diversi. Ti gratifica anche, perché stai producendo qualcosa, e questo ti porta anche a ritrovare un posto nel mondo e soprattutto a sapere che hai diritto di parola". Molce Atelier - da 'molcere', che vuol dire 'lenire, mitigare affanni e preoccupazioni' - è un piccolo luogo nella periferia nord di Milano, a Dergano: ci si entra da un cortile, in una condizione di privacy maggiore rispetto alla strada, e ci sono due ingressi, uno per le donne che vanno agli incontri con la psicologa e l'altro per il laboratorio-aula-atelier di sartoria. Ma poi le donne che entrano da una porta o dall'altra sono spesso le stesse: che nel percorso per uscire da storie di violenza quasi sempre avvenuta e subita per anni in famiglia, hanno incontrato un altro nucleo di donne, che hanno deciso di cambiare la loro vita per un progetto sociale. L'atelier è stato inaugurato un anno fa, il 25 novembre 2021, data ovviamente simbolica, visto che è quella della Giornata contro la violenza sulle donne.

Ed è per questo che, incrociando la loro storia attraverso una mostra fotografica, ho voluto parlarne con Ilaria Solari, giornalista entrata nel progetto grazie a una sua amica.

Foto di Isabella Balena 

Un progetto nato, come altre realtà virtuose, durante e a causa/grazie alla pandemia quando alcune donne, madri di bambini che frequentano la scuola del quartiere, si mettono assieme. C'è Paola Maraone, giornalista e scrittrice che si occupa di questioni di genere, che è anche una psicologa. C'è Samanthakhan Tihsler, sarta, stilista, imprenditrice di moda etica e docente di corsi di modellismo e sartoria ad Afol Moda: ha un atelier di abiti da sposa che, durante la crisi della pandemia, è costretta a chiudere. C'è Fernanda Muniz, che arriva dal mondo della comunicazione e dell'immagine e ha fondato nel quartiere un gruppo di acquisto solidale. E poi arriva anche Ilaria Solari, collega di Paola in un settimanale femminile da sempre impegnata nella comunicazione di progetti sociali. "Quando Paola mi ha coinvolta nel progetto - racconta Ilaria - è accaduto anche che la nostra casa editrice ha deciso un piano di incentivi all'esodo: ci abbiamo pensato, abbiamo capito che era il momento di cambiare".

Foto di Stephanie Gengotti per Rise up 

Nasce così l'idea, "quella di una 'sartoria terapeutica' in cui le donne vittime di violenza domestica potessero imparare un mestiere ma anche 'ripararsì grazie a uno sportello psicologico, ma con un coinvolgimento a più livelli, per esempio chi acquista i capi creati dall'atelier diventa parte della rete di Molce". Ma manca la base: un finanziamento. Che arriva grazie a un bando del Comune di Milano con fondi europei, il bando Scuola dei Quartieri che viene vinto e permette di aprire il laboratorio showroom e lo spazio di sostegno psicologico per accogliere una ventina di donne. Che arrivano su segnalazione dei centri antiviolenza e vivono magari in case rifugio, "ma anche tramite il passaparola: tante arrivano senza avere chiaro all'inizio l'idea di essere vittime di una violenza, è soltanto durante il percorso assieme che imparano a dare un nome a quello che vivono". E la violenza, come diciamo sempre, colpisce in maniera democratica: italiane, straniere, laureate o con una padronanza quasi nulla della lingua, giovani, anziane che hanno aspettato che i figli crescessero per poter pensare al proprio dolore. Ci sono donne che hanno preso tantissime botte, altre che sono state umiliate con la violenza psicologica e finanziaria, quei "non vali niente e senza di me non puoi fare nulla" che logorano giorno dopo giorno.

Cosa si fa e come funziona il laboratorio? "C'è sempre prima un colloquio con Paola che si accerta delle condizioni di chi si rivolge a noi. A quel punto vengono formate le classi di sartoria, classi piccole ma con una particolarità: oltre alle donne del progetto sono frequentate anche da utenti private. Questo non solo è un sostegno economico all'attività, ma permette a donne che si sono lasciate tutto alle spalle dopo la violenza di ricostruirsi una rete. Nessuna di loro, all'inizio, sa se le altre donne sono vittime di violenza o se hanno solo scelto di seguire un corso di sartoria: ma nell'esperienza di questo anno possiamo dire che a un certo punto e senza obblighi tutte o quasi hanno raccontato la loro storia. E non sempre con le parole: la sartoria è un linguaggio universale".

Il prossimo passo, anche per diventare un'impresa sostenibile, è un altro bando del Comune, quello del crowdfunding civico di Produzioni dal basso (La sartoria che cura, qui la loro scheda) che permetterebbe di assumere con contratti di collaborazione le prime cinque donne che hanno finito i corsi: "Chi decide di donare a Molce atelier può prenotare uno o più capi sartoriali che le stesse donne poi realizzeranno. Sono tanti a sostenerci, e ci sono anche uomini, perché l'educazione alla non violenza deve partire dalla condivisione". Ogni capo, racconta ancora Ilaria, avrà una "etichetta virtuosa" che racconterà la storia di riscatto della donna che lo ha confezionato.

E la mostra? Tutto per me è partito da lì, visto che una donna che conosco, Veronica Pitea (anche lei lavora nel campo della comunicazione), è una delle protagoniste degli scatti che fino al 16 novembre si potranno vedere nel cortile d'onore dell'Università Cattolica di Milano. Si chiama "Rise up: ri-scattiamoci insieme" e con la cura attenta di Elena Canziani, giornalista e photo editor di Elle, racconta la rinascita di dieci donne vittime di violenza ritratte da Isabella Balena e Stephanie Gengotti. La mostra, sponsorizzata da Saugella, racconta appunto le storie di alcune delle donne accolte da Molce atelier. Racconta ancora Ilaria: "All'inizio le donne non avrebbero dovuto mostrare il loro volto nelle foto, ma durante lo shooting si è creato un clima di grande solidarietà e comprensione. Tante di loro si sono viste ritratte non come vittime, ma come donne vincenti, normali, soprattutto belle e legittimate a riprendersi la parola. Noi non volevamo turbarle, invece sono state loro a reclamare uno spazio, decidendo di raccontare sul retro di ogni pannello, ma con le dovute cautele, le loro storie di salvezza e rinascita".


Il numero

127 milioni

È il numero di ragazze in età da scuola primaria e secondaria che, in tutto il mondo, non vanno a scuola. Tre quarti di tutti i bambini in età scolare che potrebbero non avere mai un'istruzione sono bambine, e sono 9 milioni nel mondo. Di questo passo, servirebbero almeno altri 28 anni per assicurare l'istruzione primaria a tutte le bambine del mondo. I dati Unesco riferiti al 2022 sono contenuti nel nuovo rapporto WeWorld Index 2022, l'indice elaborato dalla Ong per misurare il livello di inclusione di donne, bambine e bambini in 170 Paesi del mondo sulla base di 30 indicatori su quattro ambiti della vita delle persone, ovvero salute, istruzione, economia e società. Con una premessa: il rapporto non registra ancora i danni che la guerra in Ucraina sta facendo su tutti, ma in particolare su donne e bambini, ma ancora quelli prodotti dalla pandemia a livello mondiale.

Nel 2022, per la prima volta dal 2015, il WeWorld Index calcola un indicatore globale: in sette anni il miglioramento generale è di un punto e mezzo, ma questo vuole comunque dire che ci vorranno 182 anni per arrivare a un adeguato livello di inclusione a livello mondiale per le donne e per i bambini. Qualche numero? Una donna su tre (il 38%) vive in Paesi caratterizzati da forme di esclusione. Nella classifica dei 166 Paesi esaminati il Nord Europa e l'Europa continentale tra le aree più inclusive e al contrario Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Ciad agli ultimi posti: niente di nuovo e di strano, ma come abbiamo detto la pandemia - e poi le leggi sempre più restrittive in Paesi come l'Afghanistan e la guerra in Ucraina - possono solo peggiorare la condizione delle donne e dei bambini. Qui il rapporto completo.


Cosa è successo questa settimana

Quante sono le donne nei Consigli di amministrazione delle società quotate in Italia? Solo il 37%. E quante sono ceo delle aziende? Pochissime, il 3%. È partendo da questi dati del Gender diversity Index 2021 che è una buona notizia il progetto di Otb Foundation, onlus creata dal patron di Diesel Renzo Rosso, e l'università Bocconi di Milano: i Brave women awards hanno selezionato le prime 8 studentesse che grazie a un contributo totale di 280mila euro potranno frequentare un corso magistrale biennale della Bocconi scegliendo tra quattro master orientati alla Pubblica amministrazione e alla direzione di grandi aziende: Economics and management of government and international organizations; Politics and policy analysis; International management e management.

Per le otto studentesse, che hanno già iniziato le lezioni e che - in alcuni casi - avranno un sostegno anche per pagare un alloggio a Milano, è una opportunità di frequentare corsi prestigiosi e di avvicinarsi già al mondo del lavoro. E tra poco si riparte: sul sito della Bocconi si apre a breve il nuovo progetto di ammissione per altre studentesse.