L'avvocato col nome del ct, i giornalisti nascosti al bagno, la tifosa della Lazio: lo show dei curiosi all'udienza Totti-Blasi
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliAlle 15.06 la noia da bordocampo diventa un friccico. Antonio Conte, l'avvocato, non il mister del Tottenham, vestito grigio e cravatta rossa, esce dal Tribunale civile di Roma, impugna il telefono e passeggia avanti e indietro sul marciapiede assolato di viale Giulio Cesare: "Qui c'è un muro di giornalisti, ma non c'è problema a entrare, basta che mi avvisate poco prima". Rientra e riesce: "Devo dire due macchine allora?".
"La borsa è una Chanel!"
Sì, due macchine. Sulla prima, una Bmw bianca, c'è Ilary Blasi: biondissima, occhiali da sole scuri, non importa come sia vestita (lupetto grigio, giacca di velluto nero appoggiata sulle spalle, pantalone grigio largo a vita alta, stivaletti bassi), importa solo la borsa nera di cui tutti notano il dettaglio che fa la differenza: "È Chanel". Una di quelle che sembravano sparite, sottratte, addirittura, e poi riapparse nella villa di 1.500 met…
Alle 15.06 la noia da bordocampo diventa un friccico. Antonio Conte, l'avvocato, non il mister del Tottenham, vestito grigio e cravatta rossa, esce dal Tribunale civile di Roma, impugna il telefono e passeggia avanti e indietro sul marciapiede assolato di viale Giulio Cesare: "Qui c'è un muro di giornalisti, ma non c'è problema a entrare, basta che mi avvisate poco prima". Rientra e riesce: "Devo dire due macchine allora?".
"La borsa è una Chanel!"
Sì, due macchine. Sulla prima, una Bmw bianca, c'è Ilary Blasi: biondissima, occhiali da sole scuri, non importa come sia vestita (lupetto grigio, giacca di velluto nero appoggiata sulle spalle, pantalone grigio largo a vita alta, stivaletti bassi), importa solo la borsa nera di cui tutti notano il dettaglio che fa la differenza: "È Chanel". Una di quelle che sembravano sparite, sottratte, addirittura, e poi riapparse nella villa di 1.500 metri quadrati dell'Eur, perché la casa nasconde ma non ruba. Blasi scende assieme al suo avvocato Alessandro Simeone, scortata fino all'ingresso tra i fotografi che cercano il miglior piazzamento, entra e va dritta, non una parola, non un'espressione che non sia di serietà. Sono le 15.19.
La delusione degli astanti: "Non c'è Noemi..."
Sulla seconda macchina c'è Francesco Totti, guida la sua Smart nera, vetri oscurati, accanto una ragazza castana. "Ma che è venuto con Noemi Bocchi?". Sale l'eccitazione che dura un attimo: non è lei. Si chiama Laura Matteucci, un'altra avvocata della squadra di Conte. Sono le 15.23, ventidue minuti prima dell'orario dell'udienza scritto sulla porta dell'aula. La sbarra si alza, la Smart scivola giù nel parcheggio dei dipendenti, quei pochi rimasti nel venerdì pomeriggio.
"Eccolo! Eccolo!", grida la squadra delle pulizie in tuta rossa. "L'hai preso?". "'Sta foto me la vendo". Totti ha un vestito nero, niente cravatta e la camicia bianca, racconta chi è rimasto appostato nella palazzina in cui si discute non di "separazioni e divorzi", ma di "reintegrazione del possesso". Leggasi Rolex. Quelli di cui l'ex capitano attende la restituzione e su cui si è giocata oggi la partita in tribunale.
La cittadella è blindata. La mattina si andava e veniva, dentro e fuori. Dal primo pomeriggio il palazzetto color ocra a quattro piani è diventato un fortino. "C'è uno famoso", spiegano le guardie giurate all'entrata a chi guarda i cronisti con stupore. "Ma viene proprio lui?", chiede un avvocato. "Che devono fa'? La roba degli orologi? Se era povero non stava qua", dice un passante.
Le ronde anti-cronisti della polizia
Davanti all'aula 107 del secondo piano un carabiniere sulla cinquantina va da ore avanti e indietro e chiede a chiunque passi il motivo della visita. Pure il cortile è sorvegliato. Un paio di giornalisti riescono a entrare, passano due ore chiusi in bagno: "Vedo il ciuffo del collega, non mi muovo". La polizia fa ronde a ogni piano, tranne che lì, nei gabinetti. Quando arrivano lui e lei, il rifugio della toilette salta e così pure la copertura. Tutti fuori. Udienza top secret: 90 minuti davanti al giudice Francesco Frettoni.
Fuori si riconquista il marciapiede. Si fanno ipotesi iperboliche sul lato del palazzo da cui usciranno. "Vengono da qua". "No da là". "Dividiamoci". Si avvicina un ragazzo, felpa gialla, lupetto della Roma, cellulare in mano, la figlia nell'altra. È qui per Totti? "Magari...". È veneto, a Roma sta solo da tre anni, ma il cuore batte giallorosso da sempre.
"Me dispiace, lui è er Capitano"
Esce un dipendente, sulla trentina, capelli e barba brizzolata, occhiali scuri: "Io lavoro proprio là, in quella sezione, ho portato i faldoni di Totti. Avevo pure pensato di restare a fargli una foto ma oh, a me mi dispiace proprio 'sta storia, ma che stamo a scherzà, ma lui è er Capitano".
Il piccolo juventino venuto da Caserta per vedere l'ex campione
Bisognerà aspettare le 17.40 perché l'aria della novembrata romana si scaldi ancora e di nuovo. Come erano venuti così riescono, prima lei con la sorella Silvia e poi lui con la stessa assistente, sempre su due macchine, schivano i fotografi abbarbicati sulle staccionate, sfrecciano via in direzioni opposte, senza dire una parola. "L'avete filmato?" chiede un bambino, si chiama Michele, viene da Caserta. "Io tifo Juve, ma Totti lo volevo proprio vedere". Pure la folla di cronisti si sparpaglia. Passa una signora con un cane: "Se c'era Ciro Immobile scendevo prima". Davanti al tribunale resta solo un motorino con tre adesivi: "Roma club Testaccio". Dentro e fuori è sempre derby.