È morto il gallerista Pio Monti, protagonista dell'arte negli anni Settanta

Pio Monti (a destra) con Christo
Pio Monti (a destra) con Christo 
Aveva 81 anni. Nel 1974, aprì il suo spazio a Roma che diventò un punto di riferimento per gli artisti. Da Boetti a De Dominicis, ma anche Warhol e Christo
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Negli anni Settanta vendette due appartamenti per acquistare due opere pionieristiche, incomprese ai più e poi divenute classici della storia dell'arte, il grande scheletro e la Mozzarella in carrozza, entrambe di Gino De Dominicis. Istrionico, ironico, polemico, brillante, energico: Pio Monti, il gallerista romano d'adozione, protagonista dell'arte italiana sin da quel decennio, è morto nella notte tra giovedì e venerdì, a ottantuno anni, nell'ospedale di Macerata. Era malato da anni e negli ultimi giorni aveva contratto il Covid (e non era vaccinato). "Pio Monti è stato un gallerista estroso, particolare, unico. Da oggi siamo tutti vedovi e orfani", racconta commosso Achille Bonito Oliva, il critico che più di ogni altro gli è stato vicino e con cui ha a lungo dialogato e lavorato in questi decenni di febbrile attività. Dopo aver avuto una galleria sperimentale a Macerata, nella sua terra natale, nel 1974 Monti apre una galleria a Roma, dove entra immediatamente a contatto con il fermento artistico della città.

"Vettor Pisani, De Dominicis e Emilio Prini: sono stati questi i grandi amori di Pio", racconta oggi Liliana Maniero, che gli è stata a lungo accanto nell'attività della galleria, chiusa nel 2019, anno in cui Monti si è ritirato vicino Macerata lasciando definitivamente Roma. Suonava il pianoforte, Pio Monti, in galleria ne ha sempre avuto uno. Era pieno di passioni, infatti, ben oltre la sua carriera di gallerista, per cui si è sempre distinto per il grande entusiasmo e per gli straordinari titoli delle sue mostre (indimenticabile "Per mari e Monti").

"Aveva una grande libertà, Pio, non dimenticherò mai la cartella di multipli fotografici con i miei ritratti, che pubblicammo negli anni Settanta, con cui Pio ha celebrato la mia capacità di produrre un modello comportamentale", rivela Bonito Oliva. Da Alighiero Boetti a Daniel Buren e Joseph Kosuth, da Enzo Cucchi a H. Lim, Mario Merz e molti altri, tra cui Teresa Iaria e Baldo Diodato. Per Cucchi, "Pio è stato un grandissimo amico degli artisti, persona molto capace nel suo lavoro, era una splendida creatura, con tanti mezzi, anche spirituali e morali. Non era un bottegaio, come tutti quelli che ci sono oggi in giro". Monti faceva parte di una generazione di galleristi che avevano perlustrato l'Italia palmo a palmo in automobile, portando le opere porta a porta dai collezionisti e dagli appassionati. Ha vissuto tutta la sua vita con gli artisti, condividendo con loro esperienze, avventure e viaggi epici, come quella volta in cui "rapì" Andy Warhol da Milano per portarlo a Macerata per fargli vedere lo Sferisterio, ma invece di destinarlo al genio della Pop Art, dal teatro destinarono l'ultimo palco disponibile a un assessore di Avellino.