Caso Rosario D'Onofrio, la Figc provò già a cacciare il procuratore. Ma l'Aia si oppose
di Luca De Vito , Matteo Pinci , di Luca De Vito, Matteo PinciL'Aia sapeva. L'Associazione italiana arbitri sapeva da luglio che il suo procuratore, Rosario D'Onofrio, intratteneva consulenze "private" con un guardalinee che invece avrebbe dovuto indagare. E ha deciso di non fare nulla. Il narcos che dai domiciliari gestiva le udienze sulle condotte disciplinari degli arbitri italiani, è il protagonista di sei file audio registrati da un ex guardalinee, Robert Avalos. Saputo di questi audio, il presidente della Federcalcio Gravina era già intervenuto. Denunciando il caso alla Procura federale. E suggerendo all'Associazione arbitri di rimuovere un procuratore che si era comportato in quel modo. Ma l'Aia, nemmeno dopo che D'Onofrio è stato indagato dalla Procura della Federcalcio ha pensato di sostituirlo. Anzi.
Le registrazioni
Eppure in estate quelle registrazioni erano fini…
L'Aia sapeva. L'Associazione italiana arbitri sapeva da luglio che il suo procuratore, Rosario D'Onofrio, intratteneva consulenze "private" con un guardalinee che invece avrebbe dovuto indagare. E ha deciso di non fare nulla. Il narcos che dai domiciliari gestiva le udienze sulle condotte disciplinari degli arbitri italiani, è il protagonista di sei file audio registrati da un ex guardalinee, Robert Avalos. Saputo di questi audio, il presidente della Federcalcio Gravina era già intervenuto. Denunciando il caso alla Procura federale. E suggerendo all'Associazione arbitri di rimuovere un procuratore che si era comportato in quel modo. Ma l'Aia, nemmeno dopo che D'Onofrio è stato indagato dalla Procura della Federcalcio ha pensato di sostituirlo. Anzi.
Le registrazioni
Eppure in estate quelle registrazioni erano finite sui cellulari di tutti i guardalinee d'Italia, e da lì alla Commissione degli arbitri. Quindi, ai vertici dell'Aia. File in cui il procuratore d'Onofrio, nome di battaglia "Rambo", suggeriva a Avalos che comportamenti tenere. Cosa fare. E come "colpire" i designatori, che a suo dire lo avevano eccessivamente penalizzato. In lunghissime telefonate, che Avalos ha registrato e di cui Repubblica ha potuto ascoltare il contenuto, sembrava incoraggiare il guardalinee poi dismesso a denunciare dei comportamenti dolosi degli osservatori che avevano valutato le sue partite: "Parliamoci chiaro, da come si stanno muovendo la vogliono far fuori". A quel punto, era pronto a suggerire una strategia: "Se lei si vuole tutelare, purtroppo deve creare un po' di caos". E quale fosse la sua idea di caos lo spiegava direttamente: "Lei deve scrivere un esposto che venga inviato alla procura... Lei fa questo e basta, poi me la vedo io".
Le valutazioni sui rendimenti
Tutto ruotava intorno a una valutazione che Avalos aveva ricevuto per il suo rendimento in campo ed era stata abbassata dopo che lui aveva mandato un messaggio notturno imputando ai designatori e agli organi di valutazione tecnica di averlo valutato troppo negativamente. Il giorno dopo, il voto della sua partita era sceso di un punto: modificare un voto, se ci fosse stato un errore materiale di inserimento, sarebbe possibile. Il procuratore degli arbitri D'Onofrio avrebbe potuto indagare per capire se ci fosse stato dolo. Ma solo a sentirlo era già arrivato a conclusioni. Non aprendo un fascicolo. Ma dichiarandolo nelle telefonate con lo stesso Avalos: "Qualcosa di losco sotto è successo, e lo hanno anche fatto male", diceva.
La mossa della Federcalcio
Oggi la Federcalcio si muoverà per cancellare l'autonomia degli arbitri: in un Consiglio federale convocato appositamente, si voterà per avocare definitivamente la giustizia arbitrale alla Federcalcio. Ma la Serie A ha deciso che voterà contro: unica componente, dalla parte degli arbitri, oggi. L'Aia, nel frattempo, ha inviato in Federazione le carte sulle modalità di scelta del procuratore D'Onofrio. Carte che lo raccontano come un luminare della giustizia sportiva. Ma che non spiegano come fosse possibile ignorarne il passato criminoso. O quelle telefonate in cui tradiva, prima di tutti, la stessa giustizia sportiva.