ROMA - Non cambiano le persone, almeno per ora, ma le regole sì. Il consiglio federale della Figc, convocato d'urgenza, ha deciso all'unanimità di sottrarre la giustizia arbitrale all'Associazione italiana arbitri e affidarla alla federazione. È la prima risposta delle istituzioni del calcio all'arresto di Rosario D'Onofrio, ex procuratore dell'Aia, indagato a Milano in un'inchiesta della Dda milanese per traffico internazionale di droga.
"Il mondo del calcio saccheggiato"
L'ipotesi di commissariare l'Aia è stata congelata. "A oggi non ci sono elementi. Se dovessero emergere delle altre responsabilità, sarebbe lo stesso presidente Trentalange a dimettersi", ha detto il presidente della Figc, Gabriele Gravina. "Il mondo del calcio è stato saccheggiato da questo episodio. Siamo tutti parte lesa. Ma gli arbitri sono intoccabili, non c'entrano". Intanto la procura federale studia le carte dell'inchiesta penale milanese e ha sentito Piero Giacomelli, arbitro di Serie A sospeso per irregolarità nei rimborsi spese e poi tagliato dall'organico. "Negli ultimi due anni D'Onofrio decideva, con i suoi provvedimenti, promozioni e dismissioni degli arbitri di Serie A e Serie B", ha detto in un'intervista a Repubblica.
Il terremoto tra i fischietti italiani
Il commissariamento dell'Aia scatterà se entro il prossimo 15 novembre non sarà completato l'adeguamento ai princìpi informatori dei regolamenti dell'Aia, che prevede il passaggio del "tribunale degli arbitri" alla Figc. E non al Coni, come avrebbero voluto i club di Serie A, come garanzia di maggiore imparzialità. Una soluzione che avrebbe previsto una modifica dello statuto del Comitato olimpico. Il presidente della Lega, Lorenzo Casini, ha anche chiesto la creazione di una commissione d'inchiesta, il professionismo degli arbitri e modifiche nell'uso del Var. Ma ha prevalso la linea Gravina, "condivisa con il ministro dello Sport e il presidente del Coni", come lui stesso ha precisato. E votata anche da Trentalange.
La svolta con il 2023
Le nuove regole sulla giustizia arbitrale saranno in vigore dal primo gennaio prossimo. Non è escluso che entro quella data possano essere corrette storture derivanti dalle ingerenze di D'Onofrio. Intanto, grazie al lavoro della procura federale, bisognerà capire come sia possibile che una vicenda tanto grave non sia stata intercettata dai vertici della Federazione. Sul punto, Gravina ha detto: "Le avvisaglie c'erano, infatti c'erano stati un deferimento e un'udienza già fissata per il 25 novembre". Una risposta tardiva, se si considera che D'Onofrio, in Aia dal 2009, fu promosso procuratore capo nazionale nel 2020 mentre si trovava agli arresti domiciliari dopo essere stato arrestato con 44 chili di marijuana. Trentalange in Consiglio federale sul punto si è difeso sostenendo che secondo le regole dell'Aia sarebbe dovuto essere D'Onofrio, in regime di autocertificazione, a dichiarare di essere stato privato della libertà personale al momento della nomina.
"Moltissimi lati oscuri"
E lo stesso Gravina ammette: "È una vicenda che presenta moltissimi lati oscuri che non riusciamo a comprendere e a capire". D'Onofrio partecipava alle riunioni grazie a permessi del giudice di Sorveglianza. E, quando possibile, si faceva sostituire dal suo vice Matteo Grassi, avvocato e cerimoniere del Grande Oriente d'Italia, la più importante loggia massonica italiana.