Abusi sessuali nella Chiesa, 613 i fascicoli italiani aperti in Vaticano
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziSono 613 i fascicoli aperti negli ultimi 20 anni presso il dicastero vaticano per la Dottrina della fede relativi ad abusi sessuali compiuti da sacerdoti italiani nel corso dei decenni. Lo ha rivelato, per la prima volta, la Conferenza episcopale italiana.
La Cei ha pubblicato oggi un primo report sugli abusi – 89 minorenni abusati da 68 abusatori – denunciati presso i centri di ascolto aperti nel 2019 da molte diocesi italiane, e ha contestualmente anticipato il contenuto numerico di un secondo studio, di prossima pubblicazione, realizzato in base alle denunce canoniche giunte, dal 2001 al 2020, al Vaticano: “Sono 613 i fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la Dottrina della fede”, ha detto in conferenza stampa monsignor Giuseppe Baturi, segretario della Cei.
Già nei mesi scorsi l’episcopato italiano aveva preannunciato l’intenzione di pubblicare “un’analisi, quantitativa e qualitativa, sui da…
Sono 613 i fascicoli aperti negli ultimi 20 anni presso il dicastero vaticano per la Dottrina della fede relativi ad abusi sessuali compiuti da sacerdoti italiani nel corso dei decenni. Lo ha rivelato, per la prima volta, la Conferenza episcopale italiana.
La Cei ha pubblicato oggi un primo report sugli abusi – 89 minorenni abusati da 68 abusatori – denunciati presso i centri di ascolto aperti nel 2019 da molte diocesi italiane, e ha contestualmente anticipato il contenuto numerico di un secondo studio, di prossima pubblicazione, realizzato in base alle denunce canoniche giunte, dal 2001 al 2020, al Vaticano: “Sono 613 i fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la Dottrina della fede”, ha detto in conferenza stampa monsignor Giuseppe Baturi, segretario della Cei.
Già nei mesi scorsi l’episcopato italiano aveva preannunciato l’intenzione di pubblicare “un’analisi, quantitativa e qualitativa, sui dati forniti dal dicastero della Dottrina della Fede relativi alle denunce raccolte/fascicoli aperti dall’autorità ecclesiastica, dal 2001 al 2020, in merito a delitti su minori, presunti o accertati, commessi da chierici in Italia a partire dagli anni Cinquanta. Si tratta, dunque, dei soli casi di abuso sui quali è stato aperto un processo ecclesiastico in diocesi, che, in base alla normativa promulgata dalla Santa Sede nel 2000, va depositato a Roma – sotto forma di “ponenza”, ossia un fascicolo – presso l’ex Santo Uffizio. Il dicastero per la Dottrina della fede è l’ufficio del Vaticano responsabile per i processi canonici degli abusi sessuali.
Collaborazione con il Vaticano
È “forse la prima volta al mondo”, ha sottolineato mons. Baturi, che c’è un tale accordo tra il dicastero per la Dottrina della fede e un episcopato nazionale. Il segretario della Cei ha però messo in guardia dal non identificare il numero di fascicoli aperti con il numero di abusi avvenuti: questi ultimi “possono essere di più o di meno, perché un abusatore può aver compiuto più violenze, ma d’altra parte una denuncia può essersi conclusa con una archiviazione. Per questo è necessario che elaboriamo questi dati”.
Negli anni passati, più volte sollecitata dai giornalisti, la Conferenza episcopale italiana aveva detto che erano “un centinaio” i casi dei preti pedofili in Italia. “Se tra i 613 verranno fuori anche dei vescovi che sono stati colpevoli o sui quali sono stati presi provvedimenti, vedremo”, ha detto monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e presidente del servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori, in risposta ad una domanda dei giornalisti.
I precedenti degli altri Paesi
Negli anni scorsi la crisi della pedofilia del clero ha scosso la Chiesa in tutto il mondo. Mentre la Santa Sede, con Benedetto XVI prima e poi con papa Francesco, ha dato un giro di vite alla normativa canonica, in molti Paesi sono stati condotti studi per accertare quanti abusi sono avvenuti nel corso dei decenni. In alcune nazioni (tra le altre, Irlanda e Australia) sono stati i governi a prendere l’iniziativa, in molti altri Paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, Olanda, Inghilterra, Portogallo) gli episcopati hanno commissionato uno studio a commissioni indipendenti, in altri ancora, come la Spagna, sono state attivate due indagini, una di iniziativa parlamentare e l’altra affidata dai vescovi a uno studio di avvocati.
La Cei, guidata ora dal cardinale Matteo Zuppi, è partita da un primo report, pubblicato oggi, che raccoglie le denunce segnalate a 30 dei centri di ascolto aperti, dal 2019, nelle 226 diocesi italiane. Finora solo il 75% delle diocesi ha attivato un simile sportello. I dati sono stati elaborati dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, sezione di Piacenza. “È una prima fotografia, siamo ancora agli inizi”, ha precisato Ghizzoni. “A noi preme fare verità sul passato e fare giustizia, perché si tratta di un reato e un peccato gravissimo, ma ci preme anche che ciò non accada più, e per questo siamo impegnati nella prevenzione”.
Rimangono fuori da questa rilevazione, così come da quella realizzata in collaborazione con il Vaticano e di prossima pubblicazione, gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti o religiosi su minorenni ma non denunciati alla Chiesa, o non denunciati affatto, così come gli abusi denunciati prima del 2001.
Il profilo di vittime e abusatori
Dal primo report emerge che la maggior parte delle presunte vittime hanno tra i 15 e i 18 anni (37,1%) e i 10 e i 14 (31,5%). Quanto alla tipologia di abuso, si è trattato di “comportamenti e linguaggi inappropriati”, “toccamenti”, “molestie sessuali”, “rapporti sessuali”, “esibizione di pornografia”, “adescamento online”, “atti di esibizionismo”. I reati segnalati fanno riferimento soprattutto a casi recenti e/o attuali (52,8%) e per la differenza a casi del passato (47,2%), e si tratta sia di casi arrivati a conclusione di un processo, sia di episodi in attesa di sentenza. L’analisi del profilo dei presunti autori di reato porta a soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni, in oltre la metà dei casi. In particolare, il dettaglio per decade d’età indica che nel 30,9% dei casi si ha a che fare con un 40-50enne e nel 27,9% dei casi con un 50-60enne. L’indagine rivela che si tratta soprattutto di preti (nel 44,1% dei casi), a seguire di laici, ad esempio insegnanti di religione, sagrestani, animatori di oratorio (nel 33,8% dei casi), infine di religiosi (nel 22,1% dei casi). Nel 94,4% l’abuso segnalato è avvenuto in un luogo fisico – parrocchia, sede di un movimento o si un’associazione, seminario, scuola – nel 5,6% in un ambiente virtuale.
Il nodo dei risarcimenti
La Cei conferma quello che altri episcopati nazionali, nonché molte associazioni di vittime, dicono da tempo, ossia che l’abuso ha un impatto di lungo periodo nella vita di chi lo subisce. Numerose le opzioni offerte dai centri di ascolto: oltre a fornire informazioni e aggiornamento sull’iter della pratica (43,9% dei casi), è stata data la possibilità di incontrare il vescovo (24,6% dei casi), oppure di seguire un percorso di sostegno psicoterapeutico (14,0%), o ancora di accompagnamento spirituale (12,3%). Quanto all’ipotesi di risarcimento, “non siamo ancora giunti a determinazioni più precise”, ha detto mons. Baturi.
Rispetto al passato, ha commentato Ghizzoni, “c’è una coscienza diversa riguardo alle vittime: il vero cambiamento è stato quando noi abbiamo cominciato a metterci nei panni delle vittime, non solo nei panni del prete o del religioso o del laico che può aver sbagliato, o dell’istituzione, ma nei panni delle vittime, condividendo il dolore e le ferite degli abusi. Questo è avvenuto anche a livello sociale, non solo nella Chiesa. Si sta uscendo, forse lentamente, dall’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia”.