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Il mistero dei tre omicidi a Roma, da Cesaroni a Nicoloso le vie dei delitti insoluti

I rilievi in via Riboty dove sono state uccise due donne cinesi (ansa)
Via Poma con l'assassinio di Simonetta e poi via dei Gracchi con la morte di Giusi: la capitale dei gialli non abita in borgata
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Roma - La Roma dei misteri non abita in borgata. I grandi gialli, i casi che finiscono in prima pagina, spesso sono ambientati nelle zone più blasonate, dal Centro all’Olgiata, da via Veneto a Prati. Prati, appunto, con il palazzo di Giustizia, le sedi della Rai, gli uffici di avvocati, notai, produzioni cinematografiche. È qui che potrebbe aggirarsi uno dei pochi serial killer capitolini, un assassino così scaltro da uccidere tre persone nel giro di poco tempo e dileguarsi nel nulla? La risposta su un eventuale collegamento tra l’omicidio di due prostitute cinesi e una colombiana a neanche un chilometro di distanza, ovviamente, potranno darla solo gli investigatori ma, di sicuro, la cronaca nera, in passato, è tornata spesso in questo affannato e contraddittorio spicchio della città.

L’associazione più immediata è ovviamente quella con via Poma, l’assassinio di Simonetta Cesaroni, 7 agosto 1990. Ventinove p…

Roma - La Roma dei misteri non abita in borgata. I grandi gialli, i casi che finiscono in prima pagina, spesso sono ambientati nelle zone più blasonate, dal Centro all’Olgiata, da via Veneto a Prati. Prati, appunto, con il palazzo di Giustizia, le sedi della Rai, gli uffici di avvocati, notai, produzioni cinematografiche. È qui che potrebbe aggirarsi uno dei pochi serial killer capitolini, un assassino così scaltro da uccidere tre persone nel giro di poco tempo e dileguarsi nel nulla? La risposta su un eventuale collegamento tra l’omicidio di due prostitute cinesi e una colombiana a neanche un chilometro di distanza, ovviamente, potranno darla solo gli investigatori ma, di sicuro, la cronaca nera, in passato, è tornata spesso in questo affannato e contraddittorio spicchio della città.

L’associazione più immediata è ovviamente quella con via Poma, l’assassinio di Simonetta Cesaroni, 7 agosto 1990. Ventinove pugnalate, forse con un tagliacarte, nessun colpevole, indagini dicotomiche: in ordine di apparizione, nel mirino sono finiti il portiere del palazzo, il nipote di un celebre architetto che aveva progettato l’edificio, l’ex fidanzato, un noto avvocato presidente dell’Associazione italiana ostelli della gioventù. Risultati: zero.

Pochi ricordano invece l’assassinio di Giusi Nicoloso, parrucchiera di via dei Gracchi, stordita con un pugno e soffocata con un sacchetto di plastica l’11 febbraio del ’95. Movente economico, stabilirono gli investigatori senza però mai dare una risposta alla domanda da un milione di dollari: chi era l’assassino. Un mistero anche l’esecuzione di Flavio Simmi nel luglio del 2011. Vendetta per una storia di sesso con la moglie di un detenuto? Un revival della vecchia Banda della Magliana che molti tirano in ballo in qualsiasi occasione? Una specie di ritorsione contro il padre, ex malavitoso di un certo peso? Ipotesi a gogò, condanne nessuna. Un altro gioielliere, Flavio Nocchia, fu assassinato esattamente cinque anni dopo nel suo negozio, sempre in via dei Gracchi. La pista, stavolta, era sicura: una rapina. Il colpevole non è mai stato scoperto.

Stavolta, però, è tutto diverso e gli investigatori si trovano alle prese con uno dei loro peggiori incubi: un serial killer nella capitale, roba da consumare chilometri di pellicola e oceani di inchiostro. Eppure a Roma di assassini seriali ce ne sono già stati, da Maurizio Giugliano, il Lupo dell’Agro Pontino, sospettato di aver ucciso otto donne, condannato per un solo delitto, l’uomo che, prima di morire d’infarto in carcere, strangolò un compagno di cella per una sigaretta. O Elvino e Mario Gargiulo, padre e figlio che, nella baracca di via Demetriade, assassinarono una donna, la nipotina e una giovane promessa del calcio locale. Il menù serale dei due assassini prevedeva spesso topi bolliti. Roma, da sempre, non si fa mancare niente. Neanche il peggior splatter.