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Andrea Pennacchi alla Lega: "Il Pojana vi dice che il dialetto veneto è vivo, insegnarlo a scuola lo farebbe odiare"

Andrea Pennacchi, "Il Pojana" nella trasmissione Propaganda Live su La7 (foto dal profilo Fb) 

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L'attore interviene sulla proposta di legge del Carroccio: "Sarebbe un'imposizione dell'alto mentre la nostra è una lingua in continua evoluzione: ascoltate la bellezza dell'afro-veneto"
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PADOVA - Ore 18.20 circa. Brusio di fondo, vociare, tintinnio di bicchieri.

Andrea Pennacchi, sento un rumore strano di sottofondo. Dica la verità: dove si trova?

"Casualmente mi trovo in una osteria, però sono appena uscito dall'Università di Padova. Come diceva Brecht: al tempo di Shakespeare l'osteria controllava l'università e viceversa".

La Lega ha fatto una proposta di legge per inserire il dialetto veneto come insegnamento a scuola? Cosa ne pensa?

"Penso che il dialetto, che io amo alla follia, meriterebbe ben altro. Insegnare il dialetto a scuola rischia di farlo odiare agli studenti. Il dialetto vive se è una cosa viva, se ottiene la dignità di lingua comune".

Farlo riconoscere in modo ufficiale, con una legge, potrebbe servire a garantirne la sopravvivenza. Non pensa?

"Ma questo è un problema che il Veneto non sente".

Cosa vuol dire?

"Il dialetto contemporaneo è mol…

PADOVA - Ore 18.20 circa. Brusio di fondo, vociare, tintinnio di bicchieri.

Andrea Pennacchi, sento un rumore strano di sottofondo. Dica la verità: dove si trova?

"Casualmente mi trovo in una osteria, però sono appena uscito dall'Università di Padova. Come diceva Brecht: al tempo di Shakespeare l'osteria controllava l'università e viceversa".

La Lega ha fatto una proposta di legge per inserire il dialetto veneto come insegnamento a scuola? Cosa ne pensa?

"Penso che il dialetto, che io amo alla follia, meriterebbe ben altro. Insegnare il dialetto a scuola rischia di farlo odiare agli studenti. Il dialetto vive se è una cosa viva, se ottiene la dignità di lingua comune".

Farlo riconoscere in modo ufficiale, con una legge, potrebbe servire a garantirne la sopravvivenza. Non pensa?

"Ma questo è un problema che il Veneto non sente".

Cosa vuol dire?

"Il dialetto contemporaneo è molto parlato, non rischia assolutamente di finire nel dimenticatoio. Io sono contento di sentirlo, come sono contento di sentire tutti i dialetti".

Mal che vada si allungherà la lista dei dialetti tutelati. O ci vede qualche rischio?

"Il rischio è di avere un veneto imposto dall'alto, diverso da quello che si parla nelle varie zone di questa regione. Il problema del veneto non è che la gente non lo parla. Anzi. Io sento ragazzi di seconda generazione che ora parlano una sorta afro-veneto stupendo. La parola sporca è infinitamente migliore di una lingua imposta dall'alto".

Non è che la Lega lo fa proprio per questo motivo? Per impedire, in qualche modo, l'ibridazione?

"Può essere ma attenzione: la purezza delle radici è una balla colossale. Le radici sono sempre storte, al buio, si nutrono di putrefazione. Le hai, non le puoi rinnegare ma sei scemo se pensi che siano pure. Insomma, non mi si venga a raccontare la favoletta. Spero non sia questa l'idea di fondo. Oltre a essere falsa, porta a finali pessimi".

Può essere, magari, un modo per fissare dei riferimenti.

"Le parole nascono come poesia, come metafora. Rubiamo le parole alle persone che ci piacciono di più, che ci sembrano più brillanti. Una persona costruisce la propria lingua a partire dalla vita che fa. E poi c'è un altro aspetto non secondario".

Quale?

"Quando fai una cosa a scuola è sempre noiosa, proprio per la meccanica dell'insegnamento, per la prigione che mette addosso chi insegna. Non ingabbiate il dialetto veneto".

Parliamo di istituzionalizzare il dialetto veneto. Non pensa di avere qualche colpa? In fin dei conti lei, con il suo Pojana, l'ha reso una lingua da "prima serata" su Propaganda Live.

"In quanto veneti abbiamo bisogno di vivere sentendo tante colpe. Ma questa non la posso proprio accettare. Le Lega l'aveva già proposta, prima del Pojana. La verità è che viviamo in un perenne giorno della marmotta. Anzi, visto dove ci troviamo diciamo che è il giorno della nutria. Che è diventato animale autoctono, pur venendo da fuori".

Proposta bocciata quindi?

"Se un dialetto è parlato vive ogni giorno e non ha bisogno di entrare nei programmi scolastici. A meno che non si vogliano aprire finestre di insegnamento delle culture locali. Questo lo vedo bene, ma allora facciamolo per tutte le regioni. Il corso di dialetto fine a se stesso non va da nessuna parte. Ma è una mia opinione, e io non conto niente".