Delitto di Perugia, Rudy Guede: "Non aver fatto di più per salvare Meredith è il peso che mi porto dentro"
di Antioco Fois , di Antioco FoisBASTIA UMBRA (PERUGIA) - "Non avere fatto di più per salvare Meredith è il peso che mi porto dentro, la mia colpa che in qualche modo negli anni sono riuscito a perdonarmi”. A parlare è Rudy Hermann Guede, alla prima del suo libro Il beneficio del dubbio, scritto assieme al giornalista Pierluigi Vitò e presentato nella sezione Economia carceraria dell'evento "Fà la cosa giusta", in corso a Bastia Umbra, in provincia di Perugia. Prima presentazione nazionale di una manciata di date in programma, con tanto di firmacopie e interviste a margine.
Il 36enne di origine ivoriana ha scontato 13 anni di carcere come unico condannato (anche se con la formula “in concorso”) per l'omicidio di Meredith Kercher, senza mai smettere di proclamarsi innocente. “Non c’è giorno in cui non pensi a Meredith”, dice con voce pacata ricordando la notte del primo novembre 2007, quando a Perugia la studentessa i…
BASTIA UMBRA (PERUGIA) - "Non avere fatto di più per salvare Meredith è il peso che mi porto dentro, la mia colpa che in qualche modo negli anni sono riuscito a perdonarmi”. A parlare è Rudy Hermann Guede, alla prima del suo libro Il beneficio del dubbio, scritto assieme al giornalista Pierluigi Vitò e presentato nella sezione Economia carceraria dell'evento "Fà la cosa giusta", in corso a Bastia Umbra, in provincia di Perugia. Prima presentazione nazionale di una manciata di date in programma, con tanto di firmacopie e interviste a margine.
Il 36enne di origine ivoriana ha scontato 13 anni di carcere come unico condannato (anche se con la formula “in concorso”) per l'omicidio di Meredith Kercher, senza mai smettere di proclamarsi innocente. “Non c’è giorno in cui non pensi a Meredith”, dice con voce pacata ricordando la notte del primo novembre 2007, quando a Perugia la studentessa inglese venne uccisa all’interno della sua stanza. Perché il tarlo che lo accompagna da anni è la differenza che rimane tra “un Rudy che non ha fatto abbastanza” e “un Rudy che sarebbe uscito per strada urlando per chiedere aiuto”.
“Avevo vent'anni - ha raccontato adagiato su una dele poltroncine dei relatori - mi sono trovato a vivere una situazione che non si vive tutti i giorni e la mia età ha fatto sì che non mi fermassi un attimo e prendesse il sopravvento la paura, che mi ha portato a comportarmi in una maniera insensata".
"Io, descritto per quello che non sono"
Ad ascoltare una platea attenta, di giovani, attivisti, qua e là qualche membro delle istituzioni, mentre il 36enne, noto per la vicenda giudiziaria di cui ha parlato mezzo mondo, cerca di cambiare la narrazione su di sé. "La cosa che più mi ha fatto male - ha continuato Guede - in tutta questa vicenda, è essere stato risucchiato nel vortice di una vicenda più grande di me e poi in un vortice giudiziario in cui mi sono visto raccontare per quello che non sono. Questo per via di come sono stato descritto e come la mia immagine è stata veicolata, senza che qualcuno andasse a verificare se quello che si diceva di me fosse stato vero o meno".
La laurea in carcere: "Gli altri detenuti mi chiamavano Professore"
Tra le mura del carcere di Viterbo, l’autore del libro racconta di essere “maturato, ma avrei voluto crescere in modo diverso”. Il riscatto, racconta, è stata la laurea in Scienze storiche, conseguita durante la detenzione. “All’inizio l’unico modo che avevo per studiare era chiudermi in bagno la notte, poi ho ottenuto un’aula studio. Gli altri detenuti mi schernivano, mi chiamavano ‘professore’, ma per farmi forza mi dicevo: se un ragazzino in India o in Africa riesce a studiare sotto un lampione, perché non dovrei farcela io chiuso in un bagno?”.
Nel suo libro Guede racconta l’esperienza carceraria. La solitudine, “l’aiuto dei volontari, degli amici e della mia famiglia” e rende la sua riflessione sul sistema penitenziario italiano. “Vedo il carcere come un bidone dell’immondizia e lo Stato come un barbone. Noi gente comune - ha detto - siamo quelli che nel bidone buttano i rifiuti. Lo Stato dovrebbe prendere da quel bidone ciò che è sano e immetterlo nuovamente nella società”.
"Io cammino a testa alta"
In ultima fila, a seguire con occhi attenti, la fidanzata del 36enne. “Ma per favore - chiede - non nominatela, lasciatela fuori dall’attenzione mediatica”. No comment anche sui quelli che per anni sono stati imputati per l’omicidio di Meredith e poi usciti dalla vicenda giudiziaria. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, di cui nelle scorse settimane ha fatto notizia la foto di un loro incontro a Gubbio, in una gita che i due ex fidanzatini avevano in programma il 2 novembre del 2007 e che per ovvi motivi non avevano potuto fare all’epoca. Una foto di cattivo gusto? “Non commento - dice secco Guede - non sono qui per parlare di altre persone, ma per raccontare la mia storia e camminare a testa alta”.