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Anno 2022, fuga da Twitter: “Musk fa il padrone e noi per protesta chiudiamo il profilo”

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Il magnate sudafricano ha cacciato più della metà dei lavoratori. E riammesso Donald Trump. Viaggio tra gli insulti dei delusi che lasciano il social media Usa  
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E' una tela di Penelope che si ingarbuglia, una specie di domino impazzito. Il nuovo padre padrone di Twitter decide di licenziare migliaia di dipendenti. Lo stesso padre padrone si impegna a riattivare, al grido trionfalmente populista di "Vox Populi Vox Dei", alcuni account di peso a suo tempo sospesi - incluso quello di Donald Trump, che forse rientra, forse no (il 51% dei partecipanti al sondaggio ha detto sì al suo ritorno). E compresi quelli di twittatori scorrettissimi, violenti, transfobici. Ma se Elon Musk prova a fare o rifare, sostenendo una nuova policy aziendale fondata sulla libertà di parola ("che non è la libertà di essere letti"), c'è un mondo che gioca a disfare. Un gioco molto serio: i dipendenti che si licenziano in massa. Un gioco quasi serio: gli utenti che disattivano gli account per protesta, una fuga "politica" (da annunciare, e poi magari da raccontare su Facebook). Un gioco e basta: gli…

E' una tela di Penelope che si ingarbuglia, una specie di domino impazzito. Il nuovo padre padrone di Twitter decide di licenziare migliaia di dipendenti. Lo stesso padre padrone si impegna a riattivare, al grido trionfalmente populista di "Vox Populi Vox Dei", alcuni account di peso a suo tempo sospesi - incluso quello di Donald Trump, che forse rientra, forse no (il 51% dei partecipanti al sondaggio ha detto sì al suo ritorno). E compresi quelli di twittatori scorrettissimi, violenti, transfobici. Ma se Elon Musk prova a fare o rifare, sostenendo una nuova policy aziendale fondata sulla libertà di parola ("che non è la libertà di essere letti"), c'è un mondo che gioca a disfare. Un gioco molto serio: i dipendenti che si licenziano in massa. Un gioco quasi serio: gli utenti che disattivano gli account per protesta, una fuga "politica" (da annunciare, e poi magari da raccontare su Facebook). Un gioco e basta: gli utenti che fingono di agitarsi, come fossero su un'imbarcazione che affonda. Un Titanic in forma social su cui tanto vale urlare o ballare, travestirsi da clown dell'estremismo. Una specie di prova d'addio di massa? O una scomposta, anarchica protesta, più o meno in maschera?

Ma il suo hashatag vola

L'hashtag #elonmusk naturalmente vola: e questo produce un geniale cortocircuito. Perché c'è dentro anche una sfida, uno spirito di provocazione impunita, come protetta da un'amnistia preventiva. Si può essere perseguiti se si insulta il Grande Capo, se lo si sbeffeggia? Quasi dappertutto sì. Su Twitter forse no. E così centinaia di migliaia di tweet alimentano il vilipendio universale della figura di Musk. Che pure qualcuno si attarda a difendere ("è il Leonardo da Vinci del nostro tempo"), ma a colpo d'occhio sembra essere in minoranza. Perché la maggioranza si esalta a demolire il visionario, a discuterne ambizioni e intenzioni ("è un buffone: prima afferma che Twitter è pieno di troll e poi lo usa per una specie di sondaggio, per riabilitare il mandante di #CapitolHill").

Il tycoon come Salvini

E dagli al buffone, e dagli al tiranno: ma gli epiteti, anche solo in lingua italiana, possono essere ben più salaci. Laddove magari si accostano, per svillaneggiarli insieme, i nomi di Musk e di Salvini ("due \[omissis\] che si sono trovati"). Il "padrone senza scrupoli" che taglia teste brutalmente, il "disastro umano", il "pericolo per la democrazia" è (endogamicamente) chiamato in causa con stizza sulla piattaforma che per cifre astronomiche ha acquistato: e a farlo sono folle di attendisti (valuteranno se restare o dire addio), squadre di "disattivandi" (che si aggiungono, per via etico-politica, a quelli che quotidianamente minacciano di andare via causa spoiler di serie tv), e ben più larghe schiere di utenti che se la ridono. O meglio, ghignano: e sì, certo, è la smorfia tipica di questo social, che sempre pare in crisi e sempre un po' resiste, e che pretende dai suoi animatori parole asciutte e affilate (anche un certo grado di stronzaggine).

E c'è chi scherza sul Pd

Ma qui c'è un effetto paradossale, un filtro consciamente grottesco applicato a quasi tutto. "Visto che Elon non può farlo per riservatezza, parto io e lo propongo a muso duro. Mi devo candidare alla segreteria del Pd?", chiede spiritosamente qualcuno, per emulare le gesta digitali dell'imprenditore-persona più ricca del mondo-neoproprietario di Twitter. Segue sondaggio: 83% di consensi.

Artisti della parola giocosa

Lampi di una galleria implacabile di artisti della parola giocosa, di provocatori della parola smargiassa e perfino della mutanda sfilata (il siparietto di chi si spoglia per sfottere: "#elonmusk ora vieni a dirmi qualcosa"): per mettere alla prova i limiti, i confini, i divieti, le eventuali reprimende e rappresaglie. Forzare un po' la mano e vedere l'effetto che fa. Musk, in tutto ciò, si diverte? "Who knows": risponderebbe così l'utente inquieto cris01, che interpella direttamente il Capo, chiedendogli se nella nuova gestione del social sia davvero vox populi o più crudamente vox of Elon. È facile credere che gli ingegneri e i tecnici ribelli preoccupino Musk più degli utenti indignati e pronti all'addio. Tuttavia, questa foto di gruppo con Signor Musk, piuttosto mossa, afferra qualche verità umana sugli anni Venti del ventunesimo secolo. Ruggenti? Di sicuro minacciosi. E ancora misteriosamente incerti sulla gestione del potere e dei poteri, compreso quello delle parole.