La fuga di Anna dal marito violento. Quando la felicità è ripartire da zero
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaAnna Marcelli ha 31 anni, due bambini piccoli, fa l’educatrice in un nido, ed è come se avesse vissuto due vite. Anzi tre. Una giovinezza serena in una famiglia benestante di Caserta, una relazione violenta che la devasta fisicamente e mentalmente, poi la rinascita, grazie al centro antiviolenza “Eva” di Casal di Principe. Anna ha il tono squillante di una ragazzina, mentre racconta la sua storia, circondata dai suoi bambini di quattro e due anni e dal cane Teddy che non smette di abbaiare. "La prima cosa che voglio dire è che dalla violenza si può uscire. Lo voglio far sapere a tutte. L’importante è affidarsi ai centri e riuscire a dare un nome alle cose. Quando il mio ex, dopo avermi picchiato, pretendeva un rapporto sessuale, quello era uno stupro. Ma quanto ci ho messo per poter pronunciare quella parola".
Nasce, dice Anna, da un "innamoramento pazzo" la sua storia di tortura e abusi, "dall’incontr…
Anna Marcelli ha 31 anni, due bambini piccoli, fa l’educatrice in un nido, ed è come se avesse vissuto due vite. Anzi tre. Una giovinezza serena in una famiglia benestante di Caserta, una relazione violenta che la devasta fisicamente e mentalmente, poi la rinascita, grazie al centro antiviolenza “Eva” di Casal di Principe. Anna ha il tono squillante di una ragazzina, mentre racconta la sua storia, circondata dai suoi bambini di quattro e due anni e dal cane Teddy che non smette di abbaiare. "La prima cosa che voglio dire è che dalla violenza si può uscire. Lo voglio far sapere a tutte. L’importante è affidarsi ai centri e riuscire a dare un nome alle cose. Quando il mio ex, dopo avermi picchiato, pretendeva un rapporto sessuale, quello era uno stupro. Ma quanto ci ho messo per poter pronunciare quella parola".
Nasce, dice Anna, da un "innamoramento pazzo" la sua storia di tortura e abusi, "dall’incontro con un ragazzo in una scuola di ballo e da quella che mi sembrava una passione meravigliosa". Era il 2017, gennaio, e "soltanto un mese dopo, il 25 febbraio, quell’uomo mi aveva proposto di sposarlo". La famiglia di Anna si oppone, quel ragazzo, di cinque anni più grande, è ossessivo nelle sue attenzioni, "fin da subito mi aveva isolato dalle mie amiche, mi aveva fatto cancellare il profilo Facebook, mi controllava il telefono".
Ad aprile del 2017 Anna resta incinta, "ho scoperto che bucava i preservativi, perché con un figlio sarei diventata una cosa sua". È l’inizio di un incubo che dura tre anni e si conclude con una condanna a 10 anni di reclusione dell’ex compagno. "Andammo a vivere da soli a Santa Maria Capua Vetere in una casa affittata dai miei genitori. Lì, mentre ero incinta le violenze diventarono continue, mi maltrattava, mi picchiava, mi diceva che non valevo niente, poi tornava si scusava, e arrivavano dieci giorni di “luna di miele” , in cui sembrava tornare il ragazzo di cui mi ero innamorata. Per questo, anche se oggi mi sembra incredibile, restavo lì". Anna è sempre più sola, lui vieta addirittura ai genitori di lei di andarla a trovare.
Nasce il primo figlio, ma le violenze non si placano. Una sera dopo un litigio, ad appena tre mesi dal parto del primo bambino, lui la stupra e Anna resta di nuovo incinta. "Mi diceva che puzzavo, mi obbligava a continue docce, urlava che non ero una brava madre e non ero nemmeno brava a letto. Pretendeva continui rapporti sessuali. Era riuscito ad annientarmi". Anna, prova a scappare. Trova rifugio, con i bambini, nel centro antiviolenza “Eva”. Lui la rintraccia, le giura di essere cambiato e Anna torna a casa. "Le operatrici mi avevano avvertito: è un comportamento classico, adesso sarà peggio. Infatti lui aveva riempito la casa di telecamere, per sorvegliarmi giorno e notte". La sua rabbia non risparmia nemmeno i bambini. "Ero sua prigioniera. Quando ho capito che avrebbe fatto del male ai miei figli, ho aspettato che uscisse e sono scappata di nuovo, mi sono rifugiata a casa dei miei". Lui impazzisce, "ero la sua preda e mi ero ribellata", la denuncia per sottrazione di minori, la minaccia di morte, ferisce il padre di Anna. Ormai però Anna è salva: sa che non tornerà più indietro. "Ho dovuto lavorare tanto su me stessa, capire il perché di quella mia dipendenza, lui ha perso la potestà sui bambini. Oggi sono una donna libera e felice".