Cronaca

Trastevere, il rione diventato arena che ha perso la sua anima

Ennesima violenza contro una studentessa nel quartiere romano che accoglieva attori artisti, letterati. Ora solo locali mordi e fuggi. E gang scatenate
 

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ROMA - Trastevere. Il fatto è che io lo amo e lo odio. Ma queste sono cose mie, della vita mia, e indipendentemente da me c’è da dire che è senz’altro uno dei posti più belli di Roma, e quindi del mondo. Basta guardarlo dal Gianicolo per capire come sia vero quello che dico. Basta perdersi nei vicoli per non uscirne mai più, anche quando te ne sei andato. Per dove sta, per come è, e per il modo incredibile nel quale è arrivato fino a noi, Trastevere è un fenomeno unico, per integrità, in una città come Roma, rivoltata come un calzino dai cantieri del dopo Unità d’Italia.

La genesi dell'Oltretevere

Trastevere nasce come quartiere periferico, visto che Roma sorgeva dall’altra parte del Fiume Sacro, come testimonia anche l’etimo del nome, che significa qualcosa che sta oltre il Tevere, diciamo una specie di borgata ante litteram. Luoghi dove i romani potenti si costruivano le ville in campagna. E dall’altra parte del fiume ci stavano solo San Pietro e Trastevere, come dire il sacro ed il profano insieme, dimenticati sulla stessa sponda.

L'ennesima violenza

È argomento di queste ore l’ennesimo stupro di una ragazza, una studentessa, avvenuto nel rione. Siamo al quinto nel 2022, e meno male che l’anno è quasi finito. Ciò nonostante nulla ci vieta di pensare che in realtà gli stupri consumati a Trastevere in questo lasso di tempo saranno stati ben di più, e nel dire così non credo di sbagliarmi. Questo succede perché le donne, per buon cuore, o chissà perché, molto molto spesso, non denunciano aggressioni e violenze subite. Lei è straniera, mentre lui non l’ho capito. Le studentesse arrivano dalla John Cabot University, avamposto di progresso in questa zona di Roma, che in tutta questa vicenda è da considerarsi, assieme alle ragazze, ovviamente, una vittima in solido. Mi spiego meglio.

Da luogo di cultura a food disctrict

Il quartiere Trastevere era una zona popolare. Poi, grazie a certe politiche comunali illuminate, diventa anche un luogo di cultura: cinema, teatri, librerie, eventi estivi per le strade. Cose evolutive. Poi, improvvisamente, Trastevere precipita e si trasforma in un’area dove, pagando, ti affittano qualunque cosa: appartamenti, B&b, auto, bici, e molto altro. Il Covid poi ha trasformato i vicoli in un unico, gigantesco ristorante, un food district, come dicono quelli bravi, che attrae turisti ma anche manovalanza dalle borgate. Un cocktail esplosivo che ha mutato il rione nel covo di tante malversazioni. Ma la colpa di questo non è della gente, non è delle studentesse, certo, e forse nemmeno di chi lavora nei locali, tipo i camerieri, categoria alla quale appartengo, ma di chi ha trasformato Trastevere in quello che oggi è.

Ha abdicato a ogni ambizione culturale

Ex luogo di eccellenze culturali romane, nazionali e internazionali, fra le quali la John Cabot e l’American Academy, i Lincei, l’Accademia dell’Arcadia sotto al Gianicolo, che si è convertito o pervertito al consumo e basta, abdicando ogni ambizione culturale, che poi è ciò che ci vorrebbe per aiutare il percorso di crescita e affrancamento dall’ignoranza della folla di lavoratori pendolari che arrivano qui dalle periferie di Roma e dal mondo per manovalanza. Queste istituzioni culturali a Trastevere diventano riserve indiane abbandonate a sé stesse  con attorno un territorio ostile.  Sarebbe bello, dunque, che Trastevere vivesse una rinascita,  che riscoprisse gli antichi presidi di cultura presenti sul suo suolo, che abbracciasse i nuovi nati successivamente e che smettesse di essere un’arena.