ROMA - Contro la violenza maschile sulle donne, l'anello che sicuro non tiene, il tassello mancante è un ritornello di cui si riempiono i discorsi: la prevenzione. Lo dicono politici, studiosi, associazioni, avvocati: quando si arriva è già tardi. Eppure in Italia l'educazione sessuale e affettiva a scuola non è obbligatoria. In Europa è così solo a Cipro, in Bulgaria, in Polonia, in Romania e in Lituania. Se non fosse per poche esperienze resistenti sparse a macchia di leopardo ed essenzialmente volontarie non esisterebbe affatto. Dal 1977 a oggi ci sono state 16 proposte di legge, tutte puntualmente naufragate. Nell'ultima campagna elettorale l'alleanza Verdi-Sinistra italiana inserì l'educazione sessuale e affettiva tra i punti del programma elettorale, apertamente osteggiata fin qui dall'attuale maggioranza. Quando l'ex ministro all'Istruzione Patrizio Bianchi provò a parlarne, i responsab…
ROMA - Contro la violenza maschile sulle donne, l'anello che sicuro non tiene, il tassello mancante è un ritornello di cui si riempiono i discorsi: la prevenzione. Lo dicono politici, studiosi, associazioni, avvocati: quando si arriva è già tardi. Eppure in Italia l'educazione sessuale e affettiva a scuola non è obbligatoria. In Europa è così solo a Cipro, in Bulgaria, in Polonia, in Romania e in Lituania. Se non fosse per poche esperienze resistenti sparse a macchia di leopardo ed essenzialmente volontarie non esisterebbe affatto. Dal 1977 a oggi ci sono state 16 proposte di legge, tutte puntualmente naufragate. Nell'ultima campagna elettorale l'alleanza Verdi-Sinistra italiana inserì l'educazione sessuale e affettiva tra i punti del programma elettorale, apertamente osteggiata fin qui dall'attuale maggioranza. Quando l'ex ministro all'Istruzione Patrizio Bianchi provò a parlarne, i responsabili Scuola di Fratelli d'Italia dissero: "Questi temi sono di esclusiva competenza delle famiglie". E questo è da anni il refrain della destra, ossessionata dal gender: sesso e affettività a scuola sono tabù. Eppure il giornalista Aldo Torchiaro ha raccontato: "Io e Giorgia Meloni eravamo insieme alle superiori, al Vespucci di Roma. A scuola promuovemmo l'ora di educazione sessuale fatta da quelli del consultorio dell'Aied".
A macchia di leopardo
Erano i Novanta e da allora poco è cambiato. L'Aied è stata la prima in Italia a fare formazione ed educazione sessuale nelle classi. "All'inizio andavamo nei licei e nei tecnici, poi anche in medie ed elementari ma siamo stati sempre chiamati sull'onda dell'emergenza: l'Aids, la pedofilia, le violenze. La sessualità viene affrontata solo nel suo aspetto negativo, quello del rischio, con un approccio terroristico che è controproducente", racconta la sessuologa Anna Sampaolo. Nelle scuole in cui le lezioni resistono gli incontri sono 9, tenuti da un medico e uno psicologo. "Si parla di anatomia, degli aspetti psicologici dello sviluppo, di gravidanza e nascita, delle leggi sul diritto di famiglia, sull'aborto, sulla violenza sessuale, delle infezioni". Nella pratica, "per i bambini l'incontro sul corpo è sui cinque sensi. Poi su una sagoma si provano a disegnare gli organi sessuali". Alle superiori "ci si mette in cerchio, si parte dalle loro informazioni, non si chiede mai l'esposizione di esperienze personali. I piccoli fanno domande curiose, i grandi sulle relazioni affettive, pensano di sapere tutto, poi piazzano l'imene ovunque...".
L'educazione affettiva e sessuale è diritto alla salute
Secondo la polizia postale il 30% degli 11-12enni vede pornografia online, "la forma ormai prevalente di educazione sessuale che però dà una visione distorta del sesso e del rapporto tra generi", commenta Sampaolo. Otto studenti su 10 cercano informazioni su internet, ma il 94% ritiene sia la scuola a dover garantire le conoscenze sulla sessualità. I dati arrivano da uno studio del ministero della Salute del 2019. Quattro anni prima lo stesso Ministero aveva costituito un gruppo di esperti per dare attuazione alla linee guida dell'Organizzazione mondiale della Sanità che prevedono l'educazione sessuale dalle elementari. L'ultima riunione si è svolta nel 2016 e il lavoro è rimasto lettera morta. "L'Italia non è solo in ritardo, è del tutto inadempiente: il diritto all'educazione affettiva e sessuale è in sé diritto alla salute come evidenziano l'Agenda 2030 dell'Onu e l'Unesco", spiega il presidente Aied Mario Puiatti, che aprirà oggi alla Casa delle donne di Roma il convegno su "Educazione all'affettività, alla sessualità e alla salute".
Un approccio sbagliato
"In Italia si continua ad avere un approccio sbagliato che considera l'educazione sessuale prerogativa della sfera privata - commenta il deputato di +Europa Riccardo Magi - Ma un tentativo è necessario: è un fatto prima culturale che politico. Usare come bandierine ideologiche questi temi genera solo danni tra i più giovani, danni che poi restano per la vita".