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Violenza sulle donne, Bongiorno: “Se la vittima non viene sentita in 3 giorni togliamo il fascicolo al pm”

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La presidente della commissione Giustizia del Senato: "Dopo l’abrogazione del delitto d’onore servirebbe abrogare la mentalità cui era ispirato"
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ROMA - "Se ci sono ritardi od omissioni, se quel termine di tre giorni dopo la denuncia non viene rispettato, allora il procuratore generale può avocare il fascicolo al pm". E "avocare", in giuridichese, vuol dire portare via. Ecco la novità che Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, neo presidente della commissione Giustizia del Senato, da vent'anni avvocato a fianco delle donne con l'associazione Doppia difesa, mette su tavolo per rispondere ai 104 femminicidi nel solo 2022.

Assieme a Salvini lei annuncia novità al Codice rosso. Di cosa si tratta?

"Il mio Codice, scritto quando ero ministra della Pubblica amministrazione nel 2019, ha già dato ottimi risultati: rispetto al passato, molte più donne denunciano, tanto che alcuni si lamentano per quello che chiamano "l'intasamento" delle procure. Un'obiezione che considero offensiva: perché più donne denunciano, più donne possono…

ROMA - "Se ci sono ritardi od omissioni, se quel termine di tre giorni dopo la denuncia non viene rispettato, allora il procuratore generale può avocare il fascicolo al pm". E "avocare", in giuridichese, vuol dire portare via. Ecco la novità che Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, neo presidente della commissione Giustizia del Senato, da vent'anni avvocato a fianco delle donne con l'associazione Doppia difesa, mette su tavolo per rispondere ai 104 femminicidi nel solo 2022.

Assieme a Salvini lei annuncia novità al Codice rosso. Di cosa si tratta?

"Il mio Codice, scritto quando ero ministra della Pubblica amministrazione nel 2019, ha già dato ottimi risultati: rispetto al passato, molte più donne denunciano, tanto che alcuni si lamentano per quello che chiamano "l'intasamento" delle procure. Un'obiezione che considero offensiva: perché più donne denunciano, più donne possono essere salvate. Esiste sicuramente anche un problema legato all'applicazione del Codice rosso: la sua efficacia viene messa a repentaglio ogni qual volta non viene rispettato il termine di tre giorni entro cui la vittima dev'essere ascoltata dagli inquirenti".

Certo, questo è il punto. Lei si è arrabbiata più volte proprio per questo. Ma come se ne esce? Pensate forse di rendere tassativo quel termine di tre giorni in cui polizia e magistrati devono garantire un "intervento obbligatorio" a partire dalla denuncia della donna oggetto di reiterate violenze?

"Se il Codice "rosso" diventa "giallo", perde di senso. Proprio per questo - ed è la novità che annuncio - abbiamo previsto che, in caso di ritardi od omissioni, il fascicolo possa essere avocato dal Procuratore generale. Vuol dire che, rispetto al pm che indaga, potrà intervenire una seconda figura. Questo è molto importante, perché se una donna trova la forza di denunciare, lo Stato non deve abbandonarla: perché questo sarebbe un tradimento".

Ma lei lo sa bene che proprio questo è il punto determinante, perché le donne vittime di violenza denunciano, ma la polizia e i giudici minimizzano il pericolo e non fanno nulla, e poi quell'uomo le uccide di botte...

"Non generalizzi: ci sono moltissimi magistrati e rappresentanti delle forze dell'ordine preparati che hanno salvato tante donne, ed è innegabile che alcune lentezze sono a volte ascrivibili anche alla scarsità delle risorse. Ma i ritardi colpevoli e le sottovalutazioni sono altrettanto innegabili. Ci sono donne che hanno presentato decine di denunce senza ottenere giustizia. Questo non è più accettabile".

Lei è una super avvocata, sottoscriverebbe pene più pesanti di quelle attuali di fronte a ripetute percosse sia alla donna che ai figli? È possibile pensare a un obbligo di abbandono del comune domicilio?

"Si deve lavorare per accelerare i processi e garantire la certezza della pena. Assisto donne vittime di violenza per le quali a ogni udienza la ferita si riapre e riprende a sanguinare. Inoltre, il sistema penale prevede purtroppo procedure e altri benefici che permettono notevoli sconti di pena: in questo modo si svilisce la funzione repressiva".

Si continua a parlare di corsi per formare poliziotti e toghe. Ma siamo sempre alle parole e agli annunci. Lei sta pensando a una legge?

"Già fatta. Sempre da ministro della Pubblica amministrazione ho già inserito proprio nel Codice rosso la previsione di specifici corsi di formazione per le forze di polizia in relazione alla prevenzione e al perseguimento della violenza contro le donne. I risultati, fin qui, purtroppo sono ancora a macchia di leopardo: in alcuni posti ci sono pool specializzati, in altri le donne che denunciano vengono ancora invitate a tornare a casa per rappacificarsi con il marito violento".

C'è una via legale per allontanare da casa l'uomo violento? Una sorta di cambio obbligatorio del domicilio?

"A seconda della gravità ci sono diverse misure, tra le quali anche l'allontanamento dalla casa familiare. Ma non sarà certo questa misura a fermare gli uomini violenti.

Il braccialetto elettronico può essere una soluzione o il maschio violento se lo toglie?

"Il braccialetto è utile solo nella misura in cui funzioni davvero e ne sia disponibile un numero adeguato per soddisfare tutte le richieste. Allo stato però ho proprio l'impressione che nessuno dei due requisiti sia garantito"

Lei è sempre molto critica con i magistrati. Dica la verità, nella tutela delle donne hanno delle colpe, perché fanno troppi distinguo e non assumono decisioni drastiche?

"Glielo ripeto, non è così. Ho sempre difeso la magistratura da attacchi generalizzati. Ma a volte è difficile non essere critici, soprattutto quando leggo che la gelosia sarebbe una reazione al comportamento ambiguo di una donna e dunque giustificherebbe le attenuanti. Quello stato emotivo riflette in realtà la concezione della donna come "proprietà" dell'uomo: penso che dopo l'abrogazione del delitto d'onore servirebbe abrogare la mentalità alla quale era ispirato. Purtroppo c'è un passato che non passa e che si riverbera ancora sul presente".