Ischia, la piaga dell'abusivismo e i soldi mai spesi per risanare le ferite. “Noi, abbandonati”
dal nostro inviato Giuliano Foschini , dal nostro inviato Giuliano FoschiniISCHIA (CASAMICCIOLA) - Con i piedi nel fango e la faccia bagnata di pioggia e di lacrime, qui in piazza Anna de Felice, al porto di Casamicciola, c’è tutto quello che è necessario dire davanti a questa tragedia: "Avevate promesso che non sarebbe successo più. È successo ancora" dice un ragazzo che si chiama Francesco e che di Anna era amico. Anna aveva 15 anni nel 2009, quando l’isola venne di nuovo giù: una marea di fango e detriti scese dal lato della montagna e si prese questa ragazza che da grande avrebbe voluto lavorare in uno degli alberghi della sua città. E le tolse tutto: il futuro. Non era la prima volta. E non sarebbe stata l’ultima: quella di ieri è la terza alluvione con vittime dell’isola in quindici anni.
Una condanna, non certo una casualità. Eppure quando vennero a inaugurare questa piazza, la targa con il suo nome, giurarono tutti che mai sarebbe potuto accadere. Mentivano, sa…
ISCHIA (CASAMICCIOLA) - Con i piedi nel fango e la faccia bagnata di pioggia e di lacrime, qui in piazza Anna de Felice, al porto di Casamicciola, c’è tutto quello che è necessario dire davanti a questa tragedia: "Avevate promesso che non sarebbe successo più. È successo ancora" dice un ragazzo che si chiama Francesco e che di Anna era amico. Anna aveva 15 anni nel 2009, quando l’isola venne di nuovo giù: una marea di fango e detriti scese dal lato della montagna e si prese questa ragazza che da grande avrebbe voluto lavorare in uno degli alberghi della sua città. E le tolse tutto: il futuro. Non era la prima volta. E non sarebbe stata l’ultima: quella di ieri è la terza alluvione con vittime dell’isola in quindici anni.
Una condanna, non certo una casualità. Eppure quando vennero a inaugurare questa piazza, la targa con il suo nome, giurarono tutti che mai sarebbe potuto accadere. Mentivano, sapendo di mentire. Perché chi ha avuto in questi anni la responsabilità di cambiare le cose — a tutti i livelli — ha lasciato che i tre elementi che ingrossavano il fango che uccide rimanessero tali. Abusivismo, mancati investimenti, scarsa manutenzione. Cinquecento milioni non spesi, una casa su due contro legge tanto che in molti hanno preferito lasciare i detriti del terremoto di cinque anni fa per terra piuttosto che utilizzare i fondi dello stato per ricostruire.
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L’abusivismo
Perché dunque ogni grande pioggia crea "frane superficiali e colate rapide di detriti e di fango", le parole sono del commissario straordinario del comune di Casamicciola, Simonetta Calcaterra, nell’allerta meteo pubblicata proprio ieri, a conferma che di casuale in questa tragedia non c’è proprio nulla? "Se lo chiedete alla gente dell’isola, la maggior parte direbbe: è la natura. Ma in realtà non è proprio così" racconta un volontario della Protezione civile mentre prova a sfilarsi gli stivali pieni di fango, dodici ore dopo averli indossati. "Non è proprio così" perché a soffiare sulla natura si è messo l’uomo. "Diciamo le cose come stanno" ragiona Angelo Bonelli, segretario e parlamentare dei Verdi. "Una casa su due a Casamicciola è abusiva. È costruita dove non si dovrebbe". Si tratta per lo più di costruzioni realizzate tra gli anni ’70 e ’80, in spregio a ogni normativa urbanistica e ambientale. Sono nei canali di scolo, lungo le lame, arrampicate su montagne fragili come fossero sabbia. "Nel 2018 — continua Bonelli — il governo, nel decreto per la ricostruzione del ponte di Genova, approvò una norma anticostituzionale che prevedeva un condono per Ischia, che era stata colpita dal terremoto del 2017. Dalla sola isola sono arrivate 28 mila richieste ufficiali di sanatoria edilizia: nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, che contano circa 13 mila abitanti, le pratiche di condono sono oltre seimila, una persona su due".
I fondi non spesi
Il mancato rispetto delle norme urbanistiche è però soltanto un pezzo della questione. L’altro grande tema riguarda gli interventi che in questi anni non sono stati realizzati e che, certamente, avrebbero contribuito a rendere meno tragici questi fenomeni naturali. "Sono stato sindaco per più di dieci anni a Casamicciola" spiega, mentre fa su e giù dalle famiglie sfollate, le lacrime trattenute per chi non si trova, perché è ancora sotto il fango, "amici, gente per bene", Giosi Ferrandino, europarlamentare eletto nel Pd ora passato con Renzi. "Quando 15 anni fa ho lasciato, c’erano almeno dieci milioni di euro pronti a essere utilizzati per lavori di mitigazione del rischio idrogeologico. Sinceramente, non so che fine abbiano fatto". La Corte dei conti lo scorso anno aveva denunciato come in Italia ci fossero 18 miliardi di euro fermi al palo sul dissesto idrogeologico. Indicando tra le altre cose come in Campania servano quasi sei anni per realizzare un’opera, con i soldi in cassa (contro una media nazionale di 4,8).
La mancata manutenzione
Contro il tempo sta combattendo Giovanni Legnini, il commissario straordinario per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo e in Centro Italia che da circa un anno si occupa anche di Ischia, colpita proprio a Casamicciola (oltre che a Lacco Ameno e Forio) da un sisma il 21 agosto del 2017. Il Governo aveva messo subito 100 milioni per la ricostruzione. In questa finanziaria ce ne sono altri trecento. Eppure praticamente nulla è stato speso. Questo perché nei primi cinque anni nessuno ha presentato le domande per ricostruire, preferendo invece incassare il contributo per una sistemazione alternativa. Il motivo è semplice: dati gli abusi edilizi presenti, era difficile denunciarsi. Governo e Commissario hanno organizzato una serie di procedure speciali per velocizzare i tempi. Da giugno sono state presentate 719 manifestazioni di volontà per un valore totale di circa 411 milioni di euro. Ma soltanto 11 sono stati i progetti presentati, su mille case che si dovevano ricostruire. "Questo significa — ragiona un tecnico — che i detriti sono ancora a terra, che non viene fatta alcuna manutenzione. E così a ogni pioggia…". E così a ogni pioggia può succedere ancora.