Vita e morte di Saman nel paese multietnico. “Il padre l’aveva costretta a diventare un fantasma”
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraNOVELLARA (REGGIO EMILIA) - E tu, di dove sei? "Di Novellara". La ragazza è sicura di sé, e a piedi nudi perché sta entrando nel tempio Hindu. In un abito tradizionale blu e argento, sfolgorante, e borsetta Vuitton. Avrà vent’anni, gli stessi anni che avrebbe Saman Abbas, fosse viva. Dunque si può, vivere una cultura di origine e una vita italiana, e viverci dentro bene. Si può e non si può, come insegna la storia di Saman. Ieri sera gli esperti forensi ne hanno riesumato il cadavere, uno strato di terra via l’altro. Un corpo ormai leggero, una famiglia assassina, un padre arrestato in Pakistan che continua a mentire dicendo "mia figlia è viva". Forse altri complici, come si intuisce dal secondo fascicolo di inchiesta aperto dalla procura di Reggio Emilia.
E qui, si capisce l’occasione persa dalla famiglia Abbas. Una vita in un paese da 13.500 abitanti e accogliente già per tradizione…
NOVELLARA (REGGIO EMILIA) - E tu, di dove sei? "Di Novellara". La ragazza è sicura di sé, e a piedi nudi perché sta entrando nel tempio Hindu. In un abito tradizionale blu e argento, sfolgorante, e borsetta Vuitton. Avrà vent’anni, gli stessi anni che avrebbe Saman Abbas, fosse viva. Dunque si può, vivere una cultura di origine e una vita italiana, e viverci dentro bene. Si può e non si può, come insegna la storia di Saman. Ieri sera gli esperti forensi ne hanno riesumato il cadavere, uno strato di terra via l’altro. Un corpo ormai leggero, una famiglia assassina, un padre arrestato in Pakistan che continua a mentire dicendo "mia figlia è viva". Forse altri complici, come si intuisce dal secondo fascicolo di inchiesta aperto dalla procura di Reggio Emilia.
E qui, si capisce l’occasione persa dalla famiglia Abbas. Una vita in un paese da 13.500 abitanti e accogliente già per tradizione, e poi per scelta. L’immigrato, una ricchezza. Non solo forza lavoro, ma cittadino. Fin dai primi indiani arrivati 30 anni fa per lavorare nelle stalle e nelle latterie. "Sikh who saved Parmesan cheese", era il titolo di un servizio della Bbc. Gente che oggi ha casa di proprietà e figli laureati che lavorano nella meccatronica, o magari se ne sono già andati, come si dispiace la sindaca di Novellara, Elena Carletti. "Che peccato, cresciuti qui e ora in Inghilterra, Canada, Germania…".
Si dispiace anche di un’altra cosa, ed è che la ragazza Saman di tutto quello che c’è qui, non ha avuto proprio niente. La scuola, la società, le amiche, i corsi, gli incontri tra comunità diverse e quella "alchimia particolare che si è creata qui tra italiani e stranieri. Sa quanti di loro lavorano come volontari tra Croce Rossa, Protezione civile, Avis, Pro loco?". Molti dei 511 indiani, 409 pachistani, 406 cinesi, e nordafricani, rumeni e altri, e infatti qui c’è il tempio Sikh, quello Hindu, la chiesa ortodossa, la moschea per gli islamici per lo più sunniti, dove il padre di Saman non andava perché è sciita. "I luoghi di culto sono chiavi di accesso alla comunità". Quindi, "tutti si sentono fortemente novellaresi", forse più che italiani.
Saman invece non è neanche mai venuta in paese, vivendo reclusa nella casa che il padrone del podere "Le Valli" aveva dato al padre, uno bravo a coltivare angurie e meloni Igp. Non ha mai preso un gelato al Paradice, non ha mai passeggiato sotto i portici, non è mai andata al mercato grosso del giovedì, davanti al chiesone dedicato a Santo Stefano. Sappiamo che usciva a fare quattro passi con sua madre, sui viottoli attorno alle serre aziendali. Poi ha percepito il nuovo mondo, e lì la famiglia ha avuto il tracollo. Ed era persino riuscita a fuggirlo, questo nucleo chiuso, medievale anche agli occhi di molti pachistani, finendo nella casa protetta di Bologna. Erica Tacchini, responsabile dei progetti intercultura del Comune, dice "le ragazze che riusciamo a togliere da situazioni come la sua, vivono poi come i pentiti di mafia: devono cambiare città, non frequentare nessuno del ‘prima’, togliere il nome dal campanello. Non tutte ce la fanno a tagliare i ponti", eppure è necessario per la loro salvezza, ed è la cosa che Saman non ha fatto.
Una racconta che il padre le aveva "giurato sul Corano che saremmo andati in Pakistan solo per fare le vacanze. Quando sono arrivata, mi aspettava il matrimonio a forza". La ragazza è ora in Italia, grazie ai Servizi sociali e ai carabinieri, così come l’altra che "quando i vigili chiedevano perché non andavo a scuola, i miei dicevano che ero a Roma. Io ero in casa, ma non potevo parlare". Saman, uguale. Il vigile che cercava sue notizie trovò la casa vuota. La sindaca ricorda un uomo, si era appena saputo della scomparsa di Saman "e quel giorno conferivo alcune cittadinanze italiane. Quell’operaio storico, accompagnato alla cerimonia dai suoi datori di lavoro, mi disse subito: ‘guardi che mia figlia sta studiando all’università’", come a dire che ci sono padri e padri, pachistani e pachistani.
La parola magica è intercultura, più culture che si intrecciano. Il Comune organizza, coordina, investe soldi, tipo i 58mila euro per Rosa dei Venti, un centro per donne di tutte le etnie, cominciato come corso di italiano, poi di sartoria, computer, scuola guida. "Un centinaio di donne, che ci chiedono sempre nuove cose", dice Tacchini. A Saman sarebbe piaciuto, ma non poteva uscire di casa. Ha fatto 6 mesi di scuola media, e si è iscritta al professionale, dove non è mai andata.
Samira Bibi invece ci è andata, si è laureata in Economia a Modena e ora vive a Birmingham. E anche suo padre operaio, "come tanti pachistani, non capisce certe cose dell’Italia, però mi ha fatto studiare. Ha accettato, pian piano. E io vivo equilibrio tra la mia identità pachistana e quella italiana". Ma ci sono persone che vivono qui, con la testa in Pakistan, "e sono poco istruite, e difendono la tradizione mal interpretando la religione. L’Islam non prevede il matrimonio forzato". "Assolutamente no", dice Waseem Sarwar, seduto al bar della Coop. Ha 28 anni, socio di un’azienda metalmeccanica, fa parte dell’associazione di pachistani Vision e sa che "per chi ha 60 anni, è difficile capire noi giovani. Bisogna lavorarci molto, spiegare, parlare. Poi, il punto su cui si fissano è sempre lo stesso: il matrimonio". Lui però si è sposato per amore, perché questa era la sua visione del mondo.