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Ischia, l'isola degli abusi. Viaggio tra 28mila edifici condonati: "Bastava il silenzio-assenso"

L'inchiesta dopo la tragedia di Casamicciola: "Qui è irregolare una palazzina su due. Legnini: “Via alle demolizioni là dove è pericoloso vivere”
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ISCHIA - Una palazzina intera di tre piani: 132 metri quadrati al primo, 156 agli altri due. Delle bellissime terrazze con la vista che si perde sul mare. E ancora “piccoli appartamenti al piano terra di 63 metri” oppure depositi, bagni, allargamenti vari. Quando si parla del “condono” di Ischia, quando si dice che un abitante su due a Casamicciola ha presentato domanda per sanare un abuso, ecco stiamo parlando di questo: di un catalogo di cemento irregolare, di costruzioni intere realizzate qui e là sul costone della montagna, figlie di quarant’anni di lassismo e mancati controlli, che hanno contribuito a rendere la pioggia di venerdì notte (e prima ancora, ogni alluvione) una tragedia. Negli ultimi quattro anni questo catalogo è conservato negli archivi del Comune perché con il “condono” voluto dal governo Conte-Salvini nel 2018 — anzi, per usare le parole dell’allora premier 5 Stelle, grazie alla &ldq…

ISCHIA - Una palazzina intera di tre piani: 132 metri quadrati al primo, 156 agli altri due. Delle bellissime terrazze con la vista che si perde sul mare. E ancora “piccoli appartamenti al piano terra di 63 metri” oppure depositi, bagni, allargamenti vari. Quando si parla del “condono” di Ischia, quando si dice che un abitante su due a Casamicciola ha presentato domanda per sanare un abuso, ecco stiamo parlando di questo: di un catalogo di cemento irregolare, di costruzioni intere realizzate qui e là sul costone della montagna, figlie di quarant’anni di lassismo e mancati controlli, che hanno contribuito a rendere la pioggia di venerdì notte (e prima ancora, ogni alluvione) una tragedia. Negli ultimi quattro anni questo catalogo è conservato negli archivi del Comune perché con il “condono” voluto dal governo Conte-Salvini nel 2018 — anzi, per usare le parole dell’allora premier 5 Stelle, grazie alla “semplificazione” di tre condoni precedenti — tutti coloro, un migliaio all’incirca, che non erano riusciti a sanare l’abuso ci hanno riprovato. Con effetti quasi sempre positivi.

Le richieste

Leggendo i documenti, si diceva, spuntano ogni tipo di abuso. Per esempio: in via Monte Tabor, una delle zone più colpite dalla marea di fango, una settimana fa erano stati autorizzati gli ampliamenti compiuti prima del 1994 per circa 67 metri quadrati di un fabbricato degli anni 70. In via Serrato sono stati realizzati invece 70 metri quadrati, completamente senza autorizzazioni. E che sarebbero oggi completamente sommersi dal fango. Gli esempi sono centinaia: ci sono intere palazzine vista mare, nate dal nulla e ora sanate. Piuttosto che case costruite sulle pendici di queste montagne che, per natura, tendono a crollare. Tutto sanato con un colpo di spugna nello spazio di una delibera lunga quattro pagine. E di “colpo di spugna” si può parlare, spiega Legambiente, anche perché tutta una serie di controlli che inizialmente erano previsti non sono poi stati applicati: non era obbligatorio presentare alcuna relazione che indicava il rischio idrogeologico nella zona della costruzione. E si è fatto in modo di dribblare anche il parere della Soprintendenza. Come si legge negli atti, infatti, quasi tutte le autorizzazioni sono state concesse sulla base del “silenzio-assenso” degli organi territoriali del ministero della Cultura, che non hanno retto alla mole di documentazione arrivata in poco tempo.
Ma a testimoniare il fallimento del “comma Ischia” c’è anche un altro aspetto. La norma era stata pensata per velocizzare la ricostruzione, ma nulla è stato ricostruito: in cinque anni — o per lo meno fino all’inizio del 2022 quando con l’arrivo del nuovo commissario, Giovanni Legnini, le norme sono cambiate — soltanto una ventina di domande di finanziamento sono state presentate. La norma è servita soltanto a condonare gli abusi.

La ricostruzione

A bloccare la ricostruzione ci si sono messe anche norme complesse che, si diceva, il nuovo commissario ha tentato ulteriormente di semplificare. «L’obiettivo che ci siamo proposti è stato quello della concentrazione delle procedure e della certezza dei tempi: se si può procedere alla ricostruzione, sanando eventuali vecchi abusi o invece ripartendo dalle cubature iniziali, bene. Altrimenti non dobbiamo avere paura di dire la verità». Che significa commissario Legnini? «Fino a qualche mese fa regnava l’incertezza. Con le nuove procedure si esprime, entro tempi prefissati, una conferenza speciale di servizi che valuta titolo edilizio, contributo ed eventuale condono, superando il meccanismo del silenzio-assenso. E vengono valutati anche gli elementi geologici del sito già nella fase di esame del condono. Prima della nuova ordinanza non era così. E se in alcune zone è pericoloso abitare, non dobbiamo avere paura di dire ai cittadini che la casa la possono e la devono acquistare o ricostruire altrove, in zone sicure dell’isola». Prima dell’alluvione il commissario aveva fatto una stima del danno da terremoto: un miliardo di euro. Domani era prevista una riunione con la Regione per proseguire nell’individuazione di nuove aree dove spostare i proprietari delle case abusive di Casamicciola. Ma, evidentemente, il fango di venerdì notte ha cambiato tutto.

I soldi mai spesi

Ma gli abitanti di Casamicciola non ci stanno a passare per abusivi impenitenti. Perché, dicono, dietro la tragedia, c’è prima di tutto la natura. E la mano dell’uomo è soprattutto nell’incuria e nei ritardi della politica che non ha realizzato quello che doveva. Mariano Barile è uno di quelli che ha visto il fango fuori da casa. «Alle spalle c’è una cava. È quello da sempre il percorso dell’acqua e del fango. Questa volta invece hanno preso una traiettoria diversa, non so cosa l’abbia deviata. Da profano posso solo dire che la montagna non è curata, anche le cave dovrebbero essere pulite e non è stato fatto». Proprio sulla cava era previsto un intervento, finanziato, mai effettuato. Così come mai sono stati spesi i cinque milioni di euro per la manutenzione degli alvei Senigallia, Negroponte, Fasaniello, Pozzillo, La Rita, Cava del Monaco, quelli dove il fango ha fatto da padrone. Questa, però, rispetto all’abusivismo è un’altra storia. Il finale, tragico, è invece lo stesso.