ROMA - In una card social del 2018 Legambiente, sensibilissima al problema, l'aveva definita "la banda del condono edilizio". Sotto c'erano i simboli dei partiti che nel corso del tempo lo avevano sostenuto, direttamente o meno, e a parte quelli della Prima Repubblica (Psi e Dc) ce n'erano altri tre: Forza Italia, Lega e M5S. Se si va a vedere il voto sul decreto Genova del 2018, quello dove all'articolo 25 si parlava di "condono" per Ischia, andrebbe aggiunto anche Fratelli d'Italia. E se poi si analizzano le amministrazioni locali, di mezzo ci finisce anche il Pd. Perché il condono, ribattezzato con il più morbido "pace edilizia" da Matteo Salvini qualche anno fa, è la tipica cosa sulla quale poi, vuoi o non vuoi, cascano tutti. Prima Silvio Berlusconi e poi il Carroccio ne hanno fatto quasi una battaglia distintiva nel nome della libertà, quella di aggirare le regole nella consapevolezza di poter poi sana…
ROMA - In una card social del 2018 Legambiente, sensibilissima al problema, l'aveva definita "la banda del condono edilizio". Sotto c'erano i simboli dei partiti che nel corso del tempo lo avevano sostenuto, direttamente o meno, e a parte quelli della Prima Repubblica (Psi e Dc) ce n'erano altri tre: Forza Italia, Lega e M5S. Se si va a vedere il voto sul decreto Genova del 2018, quello dove all'articolo 25 si parlava di "condono" per Ischia, andrebbe aggiunto anche Fratelli d'Italia. E se poi si analizzano le amministrazioni locali, di mezzo ci finisce anche il Pd. Perché il condono, ribattezzato con il più morbido "pace edilizia" da Matteo Salvini qualche anno fa, è la tipica cosa sulla quale poi, vuoi o non vuoi, cascano tutti. Prima Silvio Berlusconi e poi il Carroccio ne hanno fatto quasi una battaglia distintiva nel nome della libertà, quella di aggirare le regole nella consapevolezza di poter poi sanare il peccato.
I condoni in Campania
Il consigliere leghista della Campania Severino Nappi - sempre tra i primi 5-6 politici italiani come volume di spesa nella propaganda social su Facebook - prima delle scorse elezioni ne ricavò una promessa campale che oggi ovviamente suona anche più inquietante del solito: "Condono edilizio per la Campania subito! Parola mia". E ora? Beh, "già nel 1910 - dice - i dieci morti nell'isola per una frana analoga furono dovuti a un problema idrogeologico, segnalato dal genio civile ad inizio del XX secolo. Scaricare queste mancanze sull'abusivismo fa torto ai morti di oggi e alla verità". Sempre in Campania tre anni fa dem e Fi si misero d'accordo per il condono nella zona rossa del Vesuvio ("I cittadini riacquistano un loro diritto", festeggiò il pd Mario Casillo).
Lezzi: "Bisognava avere coraggio"
Barbara Lezzi, che all'epoca del governo gialloverde era ministra del Sud in quota M5S, oggi dice che "fu brutto inquinare il decreto Genova col condono" ma "ce lo chiedevano i sindaci della zona, a loro volta pressati dal territorio. Tra i 5 Stelle ricordo solo la contrarietà di Sergio Costa, ministro dell'Ambiente. Anche io espressi perplessità, ma i nostri parlamentari erano favorevoli". Specie quelli campani, con Luigi Di Maio di certo non contrario ma più che altro impegnato a scaricare la responsabilità sulla Lega. Col senno di poi "bisognava avere il coraggio di decidere quali case potessero restare in piedi e quali no. Ti prendi gli insulti, ma si salvano vite. C'erano in gioco tanti interessi e si facevano sentire", ammette Lezzi.
Il problema del consenso
Il presidente di Legambiente Stefano Ciofani conferma qual è uno dei grandi problemi: "I sindaci hanno paura di perdere il consenso dando il via libera alle opere di demolizione delle case abusive". Solo il 33 per cento delle case che dovrebbero essere abbattute sono state effettivamente tolte di mezzo, con la Puglia ferma al 4 per cento e la Calabria all'11. "Con il governo Conte bis riuscimmo a far passare una nostra proposta - continua Ciofani - per cui le ordinanze di demolizione sarebbero spettate ai prefetti e non più ai sindaci. Solo che una circolare di Luciana Lamorgese specificò che valeva solo per quelle considerate tali dal 2020 in poi. Insomma, un mezzo colpo di spugna".
Musumeci oggi contro i condoni ma ci provò pure lui
Nello Musumeci, ministro del Sud per Fratelli d'Italia, oggi si scaglia contro i condoni: le norme, ha detto dopo l'ultima tragedia di Casamicciola, "si devono rivedere radicalmente". Ma quando era presidente della Regione Sicilia, la sua maggioranza per ben due volte tentò la sanatoria edilizia. La prima nel 2020, ma si arenò all'Ars. La seconda nel 2021, su iniziativa del deputato regionale di "Diventerà bellissima", la lista dell'ex governatore: la norma venne approvata dall'assemblea, ma il governo Draghi la impugnò e solo per questo non se ne fece nulla. Due anni prima un altro esponente della maggioranza, Carmelo Pullara da Licata, proprietario di villa su cui all'epoca pendeva un'ordinanza di demolizione, provò a cestinare il divieto assoluto di edificare entro i 150 metri dalla battigia al grido di "facciamo come Santorini". Non ci riuscì, ma in Sicilia il partito del condono muove tanti voti: 600 mila.
M5s: norme per chiudere vecchie pratiche
Quanto ai 5 Stelle, oggi Giuseppe Conte si difende contro "falsità e sciacallaggi". L'ex ministro Stefano Patuanelli prova a spiegarsi: "Sfido chiunque a dire che c'è una persona fisica che ha potuto fare istanza dopo quel provvedimento. Quella norma nacque perché avevamo la necessità di fare in modo che i contributi per la ricostruzione andassero solo alle case in regola dal punto di vista urbanistico. Per cui si davano sei mesi di tempo per completare le pratiche. Non era un condono ma un limite temporale per chiudere vecchie pratiche". Ma gli ambientalisti - e non solo loro - lo interpretarono diversamente.