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Lo scrittore John Scalzi sul progetto Neuralink di Elon Musk: "Vi lascereste mettere un chip nella testa da chi ha un'idea distopica della democrazia? Io no"

Elon Musk 
L'autore americano di romanzi di fantascienza: "Allo stato delle cose un'avventura del genere è avventata"
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"Mettiamola così: in quanto tempo un cellulare diventa vetusto? Cinque, dieci anni, a dir tanto. La tecnologia si evolve ormai così rapidamente che quanto era moderno ieri, è antiquato oggi. Un chip cerebrale come quello ipotizzato da Neuralink di Elon Musk non solo implica un'operazione invasiva e il possibile rigetto del corpo. Ma deve pure scontrarsi con l'invecchiamento precoce di cui soffre la tecnologia". John Scalzi lo sa bene: 53 anni, prolifico autore di romanzi di fantascienza (celebre la sua "Trilogia dell'interdipendenza" pubblicata in Italia da Fanucci), consulente della serie tv Stargate Universe, blogger e critico letterario, nel suo "Chiusi dentro" del 2014 immaginava l'umanità colpita da una malattia capace di paralizzare il corpo, lasciando attivo solo il cervello. La "cura" consisteva nello sviluppo di "impianti neurali" per permettere a quelle persone di vivere in un mondo…

"Mettiamola così: in quanto tempo un cellulare diventa vetusto? Cinque, dieci anni, a dir tanto. La tecnologia si evolve ormai così rapidamente che quanto era moderno ieri, è antiquato oggi. Un chip cerebrale come quello ipotizzato da Neuralink di Elon Musk non solo implica un'operazione invasiva e il possibile rigetto del corpo. Ma deve pure scontrarsi con l'invecchiamento precoce di cui soffre la tecnologia". John Scalzi lo sa bene: 53 anni, prolifico autore di romanzi di fantascienza (celebre la sua "Trilogia dell'interdipendenza" pubblicata in Italia da Fanucci), consulente della serie tv Stargate Universe, blogger e critico letterario, nel suo "Chiusi dentro" del 2014 immaginava l'umanità colpita da una malattia capace di paralizzare il corpo, lasciando attivo solo il cervello. La "cura" consisteva nello sviluppo di "impianti neurali" per permettere a quelle persone di vivere in un mondo virtuale chiamato Agorà. "Seguo Neuralink dall'inizio", dice. "E non ho dubbi: allo stato delle cose un'avventura del genere è avventata". 

Cosa non la convince?  

"È già successo. Le centinaia di persone che in anni recenti si erano sottoposte all'impianto di retina Argus II prodotto da Second Sight, ora affrontano un futuro incerto perché la tecnologia di quell'occhio bionico è già obsoleta. L'azienda ha avuto problemi economici, si è salvata dal fallimento fondendosi con un'altra società di nanotecnologie e oggi si occupa di altro. Ha abbandonato la produzione di retine artificiali nel 2020: e con quelle, chi si erano fidato di loro. Sommatelo a emergenze come la recente crisi dei microchip determinata dalla pandemia e ditemi se vi sentite pronti a un rischio del genere. Tanto più quando a proporre un'idea del genere è uno come Elon Musk". 

Un imprenditore con la fama di visionario... 

"Un imprenditore dalla lingua lunga, capace di vendere cose che non è in grado di realizzare. Progetti come Hyperloop, il treno supersonico che doveva permettere di coprire in pochi minuti centinaia di chilometri: e invece per ora non è affatto così veloce. Certo, ha avuto intuizioni geniali. Ma soprattutto per il suo modello di business. Che poi, essendo lui un umorale, non è nemmeno sempre così buono. Lo dimostra il disastro che sta facendo a Twitter. E poi ha una visione autoritaria del mondo. Vi lascereste mettere un aggeggio nella testa da chi ha un'idea distopica della democrazia?". 

Altre aziende stanno provando a sviluppare progetti analoghi. Di quelle si fida? 

"Una tecnologia del genere pone problemi legali ed etici immensi. Dovremmo assicurarci, per dire, che la tecnologia sia opensource, disponibile per tutti. O che il governo sia in grado di subentrare se l'azienda che impianta chip nel cervello fallisce, abbandonando i pazienti. Ancora: impianti del genere avrebbero un prezzo stellare. A chi sarebbero destinati? Ai  soli super ricchi? Non è faccenda da liquidare in poche chiacchiere. Quando si esce dalla fiction per operare nella realtà, i fattori di cui tener conto sono molti. Sta alla società civile inchiodare alle proprie responsabilità chi in qualche modo specula sul sogno che abbiamo tutti di un futuro migliore". 

A ispirare Musk è stato il "ciclo della Cultura" di un altro celebre autore di fantascienza, Iain M. Banks, morto nel 2013. La letteratura ha sempre ispirato la scienza... 

"Sì, c'è sempre stato uno scambio fra letteratura e scienza. Ma avere in qualche modo il dono di immaginare possibili idee di futuro - e ispirare studiosi che cercheranno di mettere in atto le tue intuizioni - non vuol dire sempre desiderare che quelle cose accadano davvero. Se la fantascienza ha un ruolo, quello è la capacità di parlare alla nostra coscienza. Immaginare le conseguenze delle nostre azioni senza doverne pagare le conseguenze. Offre all'umanità gli strumenti per meglio scegliere dove vuole andare. Personalmente, non voglio andare verso Neuralink". 

E il futuro che immagina lei com'è? 

"Sia chiaro: noi scrittori di fantascienza non siamo in grado di prevedere il futuro. Se lo fossimo, investiremmo nel mercato azionario invece di scrivere libri. Ma sono ottimista. Dopo averle tentate tutte, dopo aver cercato in tutti i modi di sottrarsi alle proprie responsabilità, gli esseri umani finiscono sempre per fare la cosa giusta. Nella scienza come nella politica. Purtroppo, non sempre contemporaneamente".