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Scuola, i genitori ricorrono alla giustizia anche per i voti ma poi snobbano le elezioni dei propri rappresentanti

I ricorsi al Tar ora riguardano anche organizzazione e giudizi ma quando poi si tratta di prendere parte alla vita dell'istituto, come andare alle urne per eleggere i rappresentanti che devono confrontarsi coi docenti, l'affluenza è solo del 10%
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Genitori contro. Potrebbe essere questo il titolo di un film che racconta le tante storie di genitori che ogni anno si rivolgono alla giustizia amministrativa contro le decisioni della scuola e degli insegnanti. Ormai mamme e papà insoddisfatti dell’operato di maestri e professori ricorrono al giudice per qualsiasi motivo, ma poi snobbano le elezioni per i propri rappresentanti negli organi collegiali d’istituto dove è previsto il confronto proprio tra genitori e corpo docente. Disaffezione nei confronti della scuola o necessità di riformare la rappresentanza genitoriale in ambito scolastico?

I ricorsi

Lo scorso agosto, i genitori di una studentessa ricorrono al Tar contro il giudizio della commissione degli esami di stato del primo ciclo che non ha attribuito la lode alla figlia. Siamo in Emilia-Romagna, all’Istituto comprensivo di Loiano-Monghidoro, in provincia di Bologna, e la vicenda si riferisce agli esami di terza media dell’anno s…

Genitori contro. Potrebbe essere questo il titolo di un film che racconta le tante storie di genitori che ogni anno si rivolgono alla giustizia amministrativa contro le decisioni della scuola e degli insegnanti. Ormai mamme e papà insoddisfatti dell’operato di maestri e professori ricorrono al giudice per qualsiasi motivo, ma poi snobbano le elezioni per i propri rappresentanti negli organi collegiali d’istituto dove è previsto il confronto proprio tra genitori e corpo docente. Disaffezione nei confronti della scuola o necessità di riformare la rappresentanza genitoriale in ambito scolastico?

I ricorsi

Lo scorso agosto, i genitori di una studentessa ricorrono al Tar contro il giudizio della commissione degli esami di stato del primo ciclo che non ha attribuito la lode alla figlia. Siamo in Emilia-Romagna, all’Istituto comprensivo di Loiano-Monghidoro, in provincia di Bologna, e la vicenda si riferisce agli esami di terza media dell’anno scolastico 2020/2021. I genitori della ragazzina lamentano “disparità di trattamento con altri alunni beneficiari della lode” considerando il giudizio della commissione “ampiamente discrezionale, immotivato e comunque manifestamente illogico ed iniquo avendo trascurato il brillante percorso di studi dell’alunna”. Ma il Tar respinge il ricorso.

A settembre di quest’anno, i genitori di un ragazzo disabile ricorrono al Tar contro la promozione all’anno successivo deliberata dal consiglio di classe. In altre parole, i genitori chiedono la bocciatura del figlio affetto da un disturbo e non la promozione all’anno successivo. Questa volta siamo in un liceo delle Marche. I genitori lamentano “la contraddittorietà e carenza di motivazione della decisione, che avrebbe ignorato il peggioramento delle condizioni comportamentali dell’alunno e quindi del rendimento, connesso anche con le difficoltà causate dall’attivazione della didattica a distanza per un periodo rilevante a causa della pandemia” da Covid, si legge nella sentenza dei giudici. Che anche in questo caso respingono il ricorso e confermano la promozione dal terzo al quarto anno del ragazzo. I ricorsi non vengono presentati soltanto per le bocciature, o le promozioni. I genitori vogliono entrare nel merito anche dell’organizzazione scolastica. Qualche mese fa, i mamme e papà di una scuola elementare veneta ricorrono al Tar perché ritengono che i rispettivi figli possono uscire dall’istituto alla fine delle lezioni a recarsi a casa in maniera autonoma come si faceva un tempo. Mentre la scuola pretende che vengano prelevati dai genitori stessi o da una persona loro delegata. Il Tar Veneto in questo caso ha dato ragione ai genitori.

I rappresentanti negli organi collegiali

Negli ultimi anni, il contenzioso tra scuola e famiglia si è ingrossato. Fino al punto da diventare un vero e proprio problema per i dirigenti scolastici che non sanno più come fronteggiare la situazione. Ma al momento di eleggere i propri rappresentanti all’interno dei consigli di classe e del consiglio d’istituto i genitori latitano. Si presentano in pochi ed è difficile trovare mamme e papà disponibili a farsi eleggere. In alcuni casi, le classi restano senza rappresentanti. Il consiglio di intersezione, di interclasse e di classe raggruppa i docenti della classe e prevede anche una rappresentanza di genitori eletti ogni anno: uno per le classi di scuola dell’infanzia e primaria, quattro per le classi di scuola media e due per quelle del superiore. Con i genitori si discute delle problematiche della classe. Il consiglio d’istituto è l’organo collegiale che sovraintende alle questioni economiche e organizzative della scuola, l’organismo decisionale più importante. È composto da 14 componenti nelle scuole con popolazione scolastica fino a 500 alunni, di cui 6 rappresentanti dei genitori. Tra cui docenti, genitori, studenti, ma solo al superiore, e personale Ata, oltre al dirigente scolastico. Nelle scuole con più di 500 alunni, la rappresentanza complessiva si allarga a 19 componenti, di cui 8 genitori fino alla scuola media, che diventano quattro al superiore per lasciare il posto ad altrettanti rappresentanti degli studenti. Ma l’ultimo dato pubblicato dal ministero dell’Istruzione sulle elezioni 2021/2022 per il Consiglio d’istituto racconta di un certo disinteresse da parte degli stessi genitori nel votare i propri rappresentanti. A novembre del 2021 la partecipazione al voto si è fermata all’11%, poco più di un genitore su dieci. Genitori disinteressati o male rappresentati negli organismi collegiali della scuola?